Divieto di cura

Nel post di ieri dedicato al rapporto rischi – benefici  dei vaccini e al modo con cui si bara su di esso, ho mostrato che  il sostanziale “divieto di cura”  è stato una delle basi su cui si appoggia ancora oggi la narrativa pandemica. Questo orientamento delle multinazionali del farmaco si è in realtà manifestato da anni e per motivi del tutto ovvi per colossi che lavorano nell’ottica del profitto: curare troppo bene non conviene. Nella primavera del 2018  Goldman Sachs in un report per gli investitori  del settore biotecnologico titolato  Genome revolution si chiedeva: “E’ un modello di business sostenibile curare i pazienti?” E viene riportato l’esempio del trattamento per l’epatite C della Gilead Sciences che ha raggiunto tassi di guarigione superiori al 90%. In USA le vendite di questo trattamento hanno raggiunto un picco di 12,5 miliardi di dollari nel 2015. Ma poi il profitto ha iniziato a crollare: “Lo stesso successo per il suo farmaco per l’epatite C ha gradualmente esaurito il pool disponibile di pazienti trattabili perciò nel caso di malattie infettive come l’epatite C curare i pazienti diminuisce il numero di portatori del virus in grado di trasmettere lo stesso virus a nuovi pazienti, per questa ragione diminuisce il numero di pazienti disponibili. Dove invece il pool di pazienti rimane stabile  il potenziale della cura comporta meno rischi per il business.” come ad esempio nel caso del il cancro o nelle affezioni di tipo cronico. Figuriamo quale danno possa essere per gli affari la possibilità di cura con presidi farmacologico tutto sommato di basso costo. 

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Depressione

Per fortuna c’erano, e ci sono ancora in giro per l’Italia, sempre più riconosciuti da pazienti grati, anche migliaia di medici (molti dei quali anche intervenuti più volte su questo giornale), che non si formano solo sui bollettini o viaggi premio dei Big Pharma, ma leggono, studiano, verificano, si confrontano tra loro. Questi medici sapevano dalla loro esperienza clinica che il vero killer non era il virus ma le malattie su cui si appoggiava nel suo diffondersi, e che decisivi erano quindi i rimedi per sostenere gli organi vitali deboli, e ripristinare uno stile di vita sano: il cibo naturale, il movimento, l’aria fresca, le relazioni affettive positive. Servono non confinamenti, ma depuratori dell’aria: ma su quello (guarda caso) non una parola. Il “nemico” vero, di cui scrupolosamente tacevano i bollettini di guerra dei commentatori ufficiali, erano appunto le grandi malattie intossicanti e croniche di cui muore il 70% delle persone. Però riconoscerlo, oltre a comportare precise terapie mediche, ignote ai burocrati politici, implicava la diagnosi di quale sia il male della società che esprime quei ministri, e quei “tecnici”. L’origine del male era (è) infatti la depressione, l’antico “tedium vitae” di cui parlavano già i grandi medici e filosofi latini a incominciare da Seneca. La malattia delle società ricche, come già la Roma tardo imperiale, che smarriscono nelle gratificazioni materiali i valori profondi, le forze e gli affetti duraturi, indebolendo con l’anima anche il corpo, che era stato prima lo strumento del guerriero. Perdono così anche la voglia di vivere, e quel tanto di aggressività indispensabile a combattere davvero e non solo a parole, o per finta. La soppressione di ogni spinta aggressiva è stata infatti decisiva, come sempre accade, anche nella pessima gestione dell’epidemia. Come ci ricorda Konrad Lorenz: “Se si elimina la pulsione aggressiva sparisce dalla vita umana il comando ‘attacca!’ (nel senso più originario e vasto) non spingendoci più ad affrontare un compito o un problema, fino alla creazione artistica o scientifica”.

estratto da https://www.ariannaeditrice.it/articoli/uccisi-da-malattie-non-trasmissibili-e-il-paradosso-di-questa-pandemia

Anestetizzati

di GIAMPIERO MARANO (FSI-Riconquistare l’Italia Varese)

Byung-chul Han, filosofo coreano che vive da tempo in Germania e insegna a Berlino, ha da poco pubblicato un libriccino tradotto in Italia da Einaudi, La società senza dolore. La tesi sostenuta dall’autore, benché piuttosto semplice in sé, viene sviluppata con acutezza e profondità di visione, ed è questa: la società contemporanea è dominata da un’algofobia che consiste tanto nella paura della sofferenza fisica e psicologica quanto nella vergogna di provare l’esperienza del dolore, perché essa confligge frontalmente con gli imperativi categorici della performance e del successo.

Nota: Inutile sottolineare come in questo modo si elimini anche la lotta di classe…

Invertiamo la rotta

A tutte le autorità, scienziati ed esperti di tutto il mondo, e a tutti gli interessati: l’intera popolazione mondiale.

Non sono affatto un novax. Come scienziato di solito non mi rivolgo a una piattaforma di questo tipo per prendere posizione su argomenti relativi ai vaccini. In qualità di appassionato virologo ed esperto di vaccini, faccio un’eccezione solo per il fatto che le autorità sanitarie stanno consentendo la somministrazione di vaccini secondo modalità che minacciano la salute pubblica, sicuramente ignorando i dati scientifici. L’attuale situazione, estremamente critica, mi costringe a diffondere questo appello di emergenza. E poiché la portata senza precedenti dell’intervento umano nella pandemia di Covid-19 è ora a rischio di provocare una catastrofe globale senza eguali, questo appello non potrà mai essere abbastanza forte e chiaro.

Come affermato, non sono contro i vaccini. Al contrario, posso assicurarvi che ciascuno dei vaccini attuali è stato progettato, sviluppato e prodotto da scienziati brillanti e competenti.

Tuttavia, questo tipo di vaccini profilattici sono completamente inappropriati e persino altamente pericolosi se utilizzati in campagne di vaccinazione di massa durante una pandemia virale. Vaccinologi, scienziati e medici sono accecati dagli effetti positivi a breve termine dei singoli brevetti, ma non sembrano preoccuparsi delle conseguenze disastrose per la salute globale. A meno che non venga scientificamente provato che io ho torto, è difficile capire come gli attuali interventi umani impediranno alle varianti che circolano di trasformarsi in un mostro incontrollabile.

In una lotta contro il tempo, sto completando il mio lavoro scientifico, la cui pubblicazione sfortunatamente arriverà con ogni probabilità troppo tardi, vista la crescente minaccia di una rapida diffusione di varianti altamente infettive. Questo è il motivo per cui ho deciso di cominciare a pubblicare su LinkedIn un riepilogo delle mie scoperte e il mio discorso di apertura al recente Vaccine Summit tenutosi in Ohio. Lunedì scorso ho fornito alle organizzazioni sanitarie internazionali, inclusa l’OMS, la mia analisi dell’attuale pandemia basata sulla conoscenza scientifica della biologia immunitaria del Covid-19. Dato il livello di emergenza, li ho esortati a prendere in considerazione le mie preoccupazioni e ad avviare un dibattito sulle conseguenze dannose di un’ulteriore “fuga immunitaria virale”. Per coloro che non sono esperti in questo campo, propongo qui di seguito una versione più accessibile e comprensibile degli argomenti scientifici alla base di questo insidioso fenomeno.

Benché non vi sia tempo da perdere, finora non ho ricevuto alcun feedback. Esperti e politici sono rimasti in silenzio, e ovviamente continuano a dimostrarsi ansiosi di parlare del rilassamento delle regole di prevenzione delle infezioni e di “libertà in primavera”. Le mie affermazioni non si basano su nient’altro che sulla scienza e devono essere contraddette solo dalla scienza. Benché non si possano fare affermazioni scientifiche errate senza essere criticati dai colleghi, a quanto pare l’élite di scienziati che attualmente consigliano i nostri leader mondiali preferisce rimanere in silenzio. Sufficienti prove scientifiche sono state messe sul tavolo. Sfortunatamente, rimangono ignorate da coloro che hanno il potere di agire. Per quanto tempo si può continuare a ignorare il problema quando ci sono attualmente innumerevoli prove che la fuga immunitaria virale sta in questo momento minacciando l’umanità? Difficilmente potremo dire di non sapere, o di non essere stati avvertiti.

In questa angosciante lettera metto in gioco tutta la mia reputazione e credibilità. Mi aspetto da voi, custodi dell’umanità, per lo meno la stessa cosa. È della massima urgenza. Apriamo il dibattito. Con tutti i mezzi: invertiamo la rotta!

Geert Vanden Bossche*, 6 Marzo 2021

Geert Vanden Bossche, DMV, PhD, virologo indipendente ed esperto di vaccini, precedentemente impiegato presso GAVI e The Bill & Melinda Gates Foundaton. 

https://www.linkedin.com/in/geertvandenbossche/

Il pensiero futile

Prima del Covid il ricorso alle pratiche di medicina alternativa e un certo atteggiamento di sospetto verso i farmaci e i loro effetti collaterali, era moneta corrente tanto che qualunque cosa potesse essere spacciata come naturale era già di per sé assolutamente preferibile, nell’ingenua convinzione che ciò che è naturale non fa male o non ha effetti collaterali. Poi, arrivata la pandemia e tutti si sono attaccati alla mammella di Big Pharma cercando salvezza attraverso ciò che prima appariva sospetto, non badando in alcun modo alle assurdità e alle contraddizioni della narrazione covidiana e reclamando vaccini che in molti casi, come quelli a mRna rappresentano l’estrema artificialità possibile. Prima pensavo che il “naturalismo” naif in voga fosse espressione di un pensiero di tipo magico alla Frazer, un arcaismo quasi salutare dentro la progressiva alienazione di noi stessi e del mondo, ma l’inversione di atteggiamento è stata così drastica che bisogna far ricorsoi a un’altra categoria , quella del “pensiero futile” ovvero quello in cui idee e credenze diventano oggetti di consumo e si comportano come tali dentro un “mercato” di tendenze e di parole d’ordine che non hanno alcuna validità in sé, sono cioè completamente vuote, ma valgono solo come riconoscimento di posizione. E’ l’effetto di decenni di pensiero unico, spacciato attraverso tutti i mezzi possibili, che dapprima ha prodotto il pensiero debole, con la svalutazione di ogni visione del mondo che non fosse la constatazione della sua assenza e poi è si è trasformato in pensiero irrilevante che si orientata secondo le tendenze, mode, parole d’ordine, spesso orientate da strategie commerciali, di profitto o anche geopolitiche. .

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Siamo cavie

Per un attimo cerchiamo di limare il QI fino al livello medio del cultore covidico, fingiamo di voler credere che i vaccini servano a fermare una pandemia che ha mietuto le sue vittime più che per il virus per la paura, gli errori, la disorganizzazione di servizi sanitari ridotti allo stremo dalla teoria del debito e dalle privatizzazioni. Fingiamo che ci sia bisogno di vaccinare più persone possibile, anche se la scienza fino al 31 gennaio 2020 diceva il contrario, ma se vogliamo accreditare tutto questo si deve almeno  lasciare ai cittadini che non vogliono essere del tutto sudditi della paura e di chi la gestisce,  la possibilità di scegliere quale vaccino vogliono,  non di imporre quello su cui un sistema impunito ha mangiato di più, non solo quelli occidentali già rivelatisi una catastrofe, ma tutti, quelli russi, cinesi, cubani, indiani. Quando si firma il “consenso informato” si pone la propria firma su un documento fasullo e ingannevole perché non vengono esposte – come sarebbe obbligatorio- le alternative sia in termini di cura che di vaccini, come se ci si dovesse accontentare di quello che passa il convento dei politici, della cricca mazzettara locale e dell’infame lobbismo europide. I vaccini di cui si parla sono tutti  in gran parte non sperimentati e dunque non si può davvero consigliare l’uno o l’altro, ma utilizzano diverse strategie, una più tradizionale, in qualche modo già collaudata di cui si possono grosso modo calcolare gli effetti avversi e un’altra del tutto incognita che spinge le cellule dell’organismo a fabbricare pezzi di virus come quelli di Pfizer e Moderna.

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Sistema di potere

Questo è il sistema e vige in ogni dettaglio. Personalmente ho conosciuto decine di episodi analoghi; con la beffa aggiuntiva che se lo dici sei accusato di complottismo e di vittimismo. O sei ignorato fino alla morte.

Mi piacerebbe che venisse fuori un Palamara dell’editoria e delle accademie e raccontasse “Il Sistema” mafioso e parentale che vige in questi ambiti. Nell’editoria e nella cultura i metodi e i poteri sono diversi ma i criteri mafiosi di cooptazione/protezione/eliminazione sono simili. La qualità, il valore non contano. Quella che fu definita la casta è in realtà un sistema di caste intrecciate che funzionano come cupole di stampo mafioso, circondate da una miriade di clientes, picciotti e protetti. Denominatore comune: sono di sinistra. E quella che fu definita la casta per antonomasia, cioè la classe politica, si può oggi definire “la feccia” al potere. La casta, anzi la cupola, è oltre. Insieme fanno sistema. Ecco il Sistema.

Marcello Veneziani in

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/il-sistema-di-potere-giudiziario-vigente-nel-nostro-paese

Communitas

Un tempo, le “contestazioni” prendevano origine nei luoghi che, per definizione implicano una collettività: le fabbriche (e i luoghi di lavoro in senso lato), le università, le scuole. Ora, la “necessità” profilattica di distanziamento fisico ottiene l’effetto di rendere impossibili questi tipi di aggregazione collettiva divenendo appieno un “distanziamento sociale”, che è il reale obiettivo del Sovrano.
Le norme che impediscono gli assembramenti hanno soppresso, di fatto, qualsiasi di forma associativa e comunitaria e, quindi, politica in senso lato. Il contatto tra le persone è stato sostituito e monopolizzato da una comunicazione mediata dai dispositivi elettronici, come nel caso del lavoro e della didattica “a distanza”.
A questo punto non appare così peregrino il pensare che, dal punto di vista del Sovrano, quest’epidemia sia stata provvidenziale, poiché tutte le misure profilattiche impediscono il manifestarsi della comunità, della polis, per lasciare in essere solo il rapporto verticale tra sudditi e Sovrano, dato che, la scomparsa di qualunque tipo di azione politica “intermedia”, così come si manifesta e si è sempre manifestata nell’essere sociale, è resa possibile dall’eliminazione di «ogni rapporto sociale estraneo allo scambio individuale tra protezione e obbedienza».

https://byebyeunclesam.wordpress.com/2021/02/02/la-communitas-e-incompatibile-con-limmunitas/

Letargia

Giuseppe De Rita

Ma rimane il pericolo che in troppi ci si affezioni al letargo e che a primavera ci si ritrovi più «scarichi» e irresponsabili di prima.
Perché irresponsabili lo siamo tacitamente tanto, quasi che le ultime vicende ci abbiano trasportato in una bolla invisibile, di comportamenti «coatti», quasi vivendo in una «istituzione totale», cioè in una di quelle realtà dove le persone «tagliate fuori per un lungo periodo dal loro tradizionale modo di vivere, si trovano a dividere una situazione resa comune da un regime chiuso e formalmente amministrato». La citazione è tratta da un famoso libro di Goffman (Asylums) che analizzava le dinamiche di gente «internata», naturalmente per il proprio bene, in strutture collettive fortemente regolate da uno staff naturalmente di alta qualità tecnica. Sarebbe scorretto applicare alla nostra attuale società quella analitica vivisezione di ambienti totalizzati (i manicomi, i conventi di clausura, i campi di concentramento, le caserme), ma qualcosa di simile la si scorge in questa Italia sotto Covid: la potenza tecnica dello staff; la sua propensione a comunicare senza informare; la dissuasione delle varianti rispetto agli ordini impartiti; le regole di minimale comportamento (igienico e di distanziamento); il dovere di un visivo riconoscimento collettivo (la mascherina come divisa da internato); le sanificazioni a tappeto; le quarantene; e in fondo il senso di un po’ tutti — internati e no — di vivere alla giornata, senza poter focalizzare cose e persone e perseguire possibili obiettivi.

estratto da https://www.ariannaeditrice.it/articoli/i-pericoli-che-incombono-nell-inverno-del-covid-gli-italiani-sono-entrati-in-letargo

In trappola!

“È l’ennesimo segnale della pericolosità, per la libertà di pensiero, dell’oligopolio informativo che si è costituito attorno alle multinazionali del web. Fino a non molti anni addietro, per far conoscere le proprie opinioni in sede pubblica si poteva disporre di una pluralità di canali influenti: tv e radio, siti web, ma anche giornali, riviste, libri. Nessuno di questi è scomparsa, ma la loro capacità di irradiazione si va sempre più riducendo a profitto dei social media. Chi frequenta questi ultimi non presta praticamente più alcuna attenzione ad altre fonti. E se qualche voce viene estromessa da Facebook, Youtube, Twitter, TikTok e via dicendo, è come se non esistesse più. Ben pochi andranno a cercarla, e ad ascoltarla, altrove. Siamo alla cappa di piombo della censura, come ha scritto di recente un intellettuale acuto – e censurato – come Alain de Benoist”.

Marco Tarchi

L’articolo era riportato qui:

Il web non è uno spazio di libertà ma di repressione poliziesca

di Alain de Benoist – 28/01/2021

Per pura coincidenza da allora il mio blog non è stato piu raggiungibile 😦