Neo Lingua

Dovremmo essere stanchi di una neo lingua a cui si deve gran parte del vuoto che ci circonda, piena di parole vuote, prive di una semantica, generiche, vaghe e vacue che hanno prima depistato, durante gli ’80 e ’90 svalutando il linguaggio della politica e dell’ideazione sociale e poi disabituato le menti al pensiero fornendo semplicemente delle formule che lo simulano. E’ proprio su questa base di primitivizzazione del linguaggio, ridotto a segnali poco specifici e quasi agrammaticali i quali esonerano dalla necessità di analizzare e distinguere che si deve gran parte della difficoltà nel comprendere il mondo che ci circonda al di là delle formule che vengono fornite come istruzione per l’uso della vita di ciascuno. Che poi gran parte di questa neolingua si fondi sull’inglese è ovvio per via dell’egemonia culturale, ma anche naturale trattandosi del sistema linguistico più ridotto ed elementare di tutta l’area indoeuropea. Anzi alcuni linguisti non lo classificano nel novero delle lingue flessive. Basta leggere qualcosa in rete o semplicemente guardare la televisione spazzatura, quindi la quasi totalità di essa, per rendersi conto che con una trentina di parolette tipo wow, smart, strong, outfit, look, fusion, anni 80, e via dicendo si può costruire tutta un’epopea del vuoto quotidiano. Non si tratta di un linguaggio povero, si tratta in realtà di un non linguaggio, di un sistema di segni che in sé non consente nessuna comprensione del mondo così come non si può costruire né una filosofia né una letteratura basandosi sui segnali stradali. Ecco perché le persone non riescono a comprendere ciò che accade loro e questo è tanto più vero quanto più cresce il livello nominale di acculturazione perché generalmente questo consente una migliore separazione dal reale e dalla fatica quotidiana. Dico nominale perché spesso abissi di inimmaginabile ignoranza sono nascosti dietro manufatti parolai prefabbricati. Il fatto stesso che sia così’ difficile far comprendere l’importanza del linguaggio nell’ideazione, nella lotta e nell’opposizione, ma più basilarmente nella comprensione del mondo, è proprio dovuto alla mancanza di una “lingua” capace di esprimerla.

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Se non ve ne siete accorti

edito 1788

Così come noi studiamo o per meglio dire studiavamo perché oggi la scuola è nel più completo abbandono, l’agonia dell’impero romano e la caduta di Romolo Augustolo il fatale 4 settembre del 476, così un ipotetico studente di un lontanissimo futuro studierà il 2021 – magari sotto una diversa numerazione- come l’anno del crollo occidentale. Certo noi non ce ne accorgiamo, ma del resto ci vollero quasi tre secoli prima che si cominciasse a comprendere che l’impero non c’era più tanto che solo intorno ai primi decenni del 600 si cominciò ad affiancare la data Ab urbe condita con quella dell’Anno domini che usiamo adesso. La crisi istituzionale, democratica e soprattutto cognitiva è evidente: i parlamenti sono stati di fatto esautorati, le elezioni, residuo vestigiale come direbbero i biologi,  della rappresentanza popolare vengono contraffatte, come se non bastasse la manipolazione di base attraverso i media padronali, tutti in mano al potere, gran parte dell’economia minore è ormai in pericolo e in procinto di essere assorbita dai grandi gruppi, l’aggressione alle libertà fondamentali, le censure e i controlli sulla popolazione hanno raggiunto livelli senza precedenti.

Questo assalto di oligarchie che da decenni stanno preparando un golpe di civiltà per così dire, si è improvvisamente coagulato attorno a una mistificazione pandemica  la cui caratteristica essenziale è quella di essere in qualche modo prodotta alla luce del sole. Dopo il primo impatto dovuto alla paura, la manipolazione è diventata più che evidente e anzi palesemente asserita proprio da quei centri medico sanitari da anni in mano a Big Pharma che poi vogliono imporre i vaccini. Innanzitutto si dice che il test che viene utilizzato per scoprire i casi di Covid non ha alcun valore diagnostico, ma questo pare non indurre la popolazione occidentale a domandarsi se il numeri dei contagi e delle relative morti interamente costruito su quei test non sia accuratamente strumentalizzato per proiettare nell’immaginario una pestilenza che non esiste. Le stesse burocrazie sanitarie forniscono numeri che pur enormemente gonfiati riducono il Covid a una sindrome influenzale che va tra l’altro diventando sempre più leggera. Eppure tutto questo non riesce a diventare conoscenza, rimanendo  sepolto sotto una montagna di comunicazione emotiva priva di qualsiasi credibilità e onestà e che tuttavia annebbia 24 ore su 24 la ragione. La stessa cosa si potrebbe dire per l’assurdo divieto di cura della malattia che – detto per inciso è perl’85% asintomatica, per puntare tutto sui vaccini: una imposizione folle oltre che palesemente stupida e criminale ( quante persone sono morte per questo divieto?) ma la maggior parte delle persone non sembra comprendere di essere raggirata al solo scopo di diffondere vaccini e di imporre una cieca obbedienza.

Una altro aspetto paradossale è che gli stessi vaccini rappresentati come unica via di salvezza o ancor meglio come una sorta di santo graal, non solo hanno provocano un numero enorme di effetti avversi e  di decessi senza precedenti, ma non garantiscono immunità dal contagio, mentre gli stessi vaccinati possono a loro volta contagiare quanto e anzi più dei non vaccinati: queste cose fanno parte anche dalla narrativa ufficiale, e nessuno nemmeno tra i virologi più corrotti e/o più incompetenti le mette in discussione. Anche la famosa variante Delta si è rivelata meno pericolosa di un lieve raffreddore, come sostiene ufficialmente il ministero della salute britannico, eppure si accetta che su queste basi inesistenti vengano imposti passaporti vaccinali e divieti di entrare nei locali pubblici per i non vaccinati invece di scendere in piazza a milioni non fosse altro che per respingere questa presa in giro che è poi la rappresentazione platica del passaggio dalla democrazia a una sorta di dispotismo diffuso.

Ecco perché la grande crisi dell’occidente è una crisi cognitiva: il pensiero dei cittadini oltre che il loro animus, il loro nerbo, è stato degradato per decenni ed è così  diventato possibile, per la prima volta, creare una pandemia virtuale, pianificata dai super ricchi, promossa dalle fonti di informazione  che essi possiedono, convalidata da esperti degli istituti e delle università che essi finanziano, legittimata da agenzie governative ormai completamente subalterne e supervisionata da istituzioni internazionali come l’Organizzazione Mondiale della Sanità che sono state radicalmente privatizzate. In precedenza, un numero significativo di cittadini era in grado di valutare da solo l’accuratezza delle informazioni, molti Istituti di ricerca avevano ancora un impegno etico nei confronti del metodo scientifico e dell’integrità accademica, ma tutto questo è irrimediabilmente finito: le facciate rimangono le stesse, forse sono anche meglio conservate, ma le viscere intellettuali sono marcite. Illustri professori si radunano  per dare testimonianza di ridicole teorie sul Covid19, mentre è del tutto evidente che sono proprio i vaccini la minaccia principale: il fatto è che i processi decisionali passano ormai lontano dalla scienza e da un dibattito politico trasparente ed è innegabile che il covid rappresenta un successo per le forze invisibili sul piano istituzionale che ora si sentono libere di imporci, senza alcuna responsabilità nei confronti della scienza, l’iniezione di sostanze non sperimentate come condizione per il diritto di frequentare la scuola, di trovare un lavoro o di ricevere cure mediche. Ma niente migliorerà fino a quando i cittadini non saranno in grado di riconoscere che la causa di questo incubo è sostanzialmente la mancanza di un informazione onesta e plurale, insieme a una crisi politica e una crisi etica di una scienza ormai ampiamente comprata, la cui vita reale si svolge interamente all’interno dei meccanismi di mercato  e di profitto. A questo hanno portato cinquant’anni di ossessione privatistica e del profitto come fine ultimo della società.

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Capire la differenza

Quando si tratta di questioni di “diritti umani” e libertà individuali, ogni Paese del mondo prende una posizione diversa. Cultura, religione e nazionalità giocano tutti i loro ruoli, ma ora è chiaro che l’Occidente vuole cambiare questo.

Martedì [30 giugno u.s. – n.d.c.], il Segretario di Stato americano Antony Blinken ha twittato un’immagine della bandiera dell’orgoglio arcobaleno issata fuori dal Dipartimento di Stato a Washington, scrivendo che la commemorazione di due importanti eventi LGBT “ci ricorda quanto lontano siamo arrivati – e quanto ancora abbiamo bisogno da raggiungere, a casa e in tutto il mondo.” La parola chiave qui è “in tutto il mondo”.

Mentre l’Occidente eleva le questioni LGBT a misura più alta della moralità, riorganizzando di conseguenza la sua cultura, si pone la domanda: come si manifesterà questo nella politica estera? I valori sono schierati come uno strumento efficace nella politica del potere occidentale, con la democrazia liberale additata come una norma egemonica che consente a Paesi come gli Stati Uniti di guidare il mondo e di esentarsi dal diritto internazionale.

Anche la CIA ora si sta ribattezzando come un’organizzazione guidata dalla difesa dei diritti LGBT, il che è una chiara indicazione che la celebrazione dei “nostri” valori retti sarà presto espressa come derisione e attacco all'”altro”.

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Uno spiraglio di libertà

Il  professor Karol Sikora sul Telegraph commenta: “Siamo diventati un bersaglio. Nonostante le prove schiaccianti dei danni arrecati nei consueti servizi sanitari, non ci è mai stato permesso di parlarne. È stato riferito che il governo non è stato nemmeno informato sull’impatto che il blocco ha avuto sulle normali cure. Secondo me questo è uno scandalo. Quindi è un grande sollievo che l’uomo responsabile dell’assistenza sanitaria in questo paese parli dell’entità della crisi nel suo primo importante intervento. Inizierà un dibattito che senza dubbio salverà molte vite”

E continua: “Solo a partire dalla nostra esperienza all’interno della nostra rete del Rutherford Cancer Center, si stima che ci siano circa 45.000 “malati di cancro scomparsi” a livello nazionale. Dove sono? Migliaia di persone perderanno la vita inutilmente perché la diagnosi, e quindi il trattamento, è stata notevolmente ritardata. Troppi nel dibattito sul Covid vogliono solo far finta che non sia accaduto.”

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Italia e Ungheria

Il parlamento ungherese ha adottato una serie di emendamenti costituzionali che hanno suscitato scalpore nell’Unione europea. I deputati ungheresi hanno approvato l’inserimento nella Legge fondamentale dello stato della definizione di famiglia dove questa viene considerata fondata sul matrimonio e sul rapporto tra genitori e figli, dove la madre è una donna e il padre è un uomo. Nell’Europa “civilizzata” di oggi, quella del genitore 1 e genitore 2, scrivere ed enunciare queste leggi naturali biologiche viene considerato un passo rivoluzionario!
Peggio ancora, i legislatori ungheresi hanno specificamente indicato che il loro paese protegge il diritto dei bambini all’autodeterminazione in base al genere con cui sono nati. Nessun cambio di genere viene ammesso per i minori fino al compimenti della maggiore età.
Guai a voi! Hanno tuonato i guardiani dell’ideologia Gender di Bruxelles.

Non esiste una cosa del genere nei “valori fondamentali” dell’Europa! Questo è un sabotaggio contro la libertà dell’individuo, che può essere orientato sessualmente come vuole e quando vuole. Indignazione anche per causa degli emendamenti costituzionali sull’educazione basata sui valori della cultura cristiana che, nell’ambiente di Bruxelles, non suonano meno di provocatori. Questo è oscurantismo! Hanno tuonato i guardiani del politicamente corretto.

L’idiozia come reato

Fonte: Il giornale del Ribelle

L’ultima sortita è di Michela Murgia: un articolo per l’Espresso in cui, nelle parole al plurale che terminano in “i”, si sostituisce la desinenza con una pseudo vocale che va sotto il nome di schwab e che consiste in una “e” ribaltata, che si scrive così: ə. Il problema, in linea con le crociate del politically correct e delle rivendicazioni gender, starebbe nel fatto che quella “i” sarebbe prettamente maschile. Pertanto inadatta – anzi offensiva, sopraffattoria e, brrrrrr, patriarcale – quando il termine riguardi sia maschi sia femmine. Nonché, si intende, gli individui di incerta e instabile collocazione tra le due (arcaiche…) alternative. Quali appunto i cosiddetti fluid gender. O se preferite “ə cosiddettə fluid gender”.

di Federico Zamboni

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/l-idiozia-come-reato-penale

Il mondo capovolto

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Non bastavano l’inganno, l’oltraggio, ci tocca anche subire la beffa del fuoco amico se, proprio nel giorno delle sentenze dell’Ilva, acuti pensatori che ancora si interrogano se sia meglio morire di barbarie e vivere nel socialismo, interpretano la cessione di Autostrade per l’Italia  al consorzio formato da Cassa depositi e prestiti con i fondi Blackstone e Macquarie, come un incoraggiante segnale dell’accondiscendenza del sistema neoliberista a far entrare gli Stati nazionali già espropriati di sovranità e competenze, nei suoi traffici, in veste di elemosinieri generosi e in modo da collettivizzare e socializzare perdite e effetti dei crimini perpetrati mentre invece vengono privatizzate rendite e profitti.

E dire che sarebbe una buona occasione per far venire alla luce l’ovvia considerazione che il Sistema come lo si chiamava quando ancora esisteva un pensiero anticapitalista e antagonista, non possiede quelle qualità di lungimiranza che esibisce quando sopprime diritti, demolisce lo stato sociale nel nostro interesse, applica principi intesi a restringere libertà sociali per il nostro benessere. Obnubilato dalla smania di accumulazione e dall’avidità più rapace, arraffa, inghiotte beni e risorse che poi gli restano nel gozzo e poi è costretto, senza ammetterlo, a negarsi, contraddirsi, sempre a nostre spese, ovvio, ma sempre riuscendo a guadagnarci come è uso nelle cupole mafiose, nelle cosche, nelle associazioni per delinquere che si giovano di intimidazione, ricatto, paura e che godono di infinite complicità.

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Scene di ordinaria follia

Oggi entro in un negozio, la merceria del paese, la proprietaria stava parlando senza mascherina con una ultra vaccinata, in quanto operatore sanitario RSA, che saluta e se ne va tossicchiando.

Le dico, bisogna fare attenzione ai vaccinati, spesso sono contagiosi. Mi risponde, allora dovrà fare attenzione anche a me perché mi sono vaccinata ieri. Mi sono girate le palline a trecento all’ora. Eppure era una di quelle che ascoltavano i miei ragionamenti e che sembravano darmi ragione.

Mi sono allontanata scherzando, mi ha risposto: Ma tanto metto la mascherina. Ma non lo sai che le mascherine non servono a niente per un virus minuscolo?

Le ho chiesto: e perché mai? Mi ha risposto, perché sono obbligata. Obbligata? Ma quale obbligo??? Siamo costretti se lavoriamo con il pubblico. Ma quale obbligo? Ha cominciato a sbraitarmi di libero arbitrio, che lei faceva come voleva e che io avrei fatto altrettato. Mi ha detto: perché adesso bisogna fare così. Perché tutti fanno così. Perché per potere lavorare bisogna fare così. Non ci ho più visto. Ma quale libero arbitrio? Uno ti dice che l’ha fatto perché è obbligato, e poi ti parla di libera scelta? Ma poi, quale obbligo? Un obbligo di conformismo? O il comune ha messo in atto qualche incentivo? qualche ricatto?

Le ho detto, questa è una storia che bisognerà vederla alla fine. Mi ha detto, certamente. Ho cercato di farle capire che più si vaccinano più limitano la loro e la nostra libertà. Niente da fare, è rimasta con il troglodita, primitivo “ognuno faccia come gli pare”. Che è falso: più si vaccinano più ci accerchiano con il pass. Più cedono al ricatto dei globalisti che ci vogliono marchiare. Più fanno massa, più li agevolano per il raggiungimento del loro scopo di tracciarci, ricattarci, minacciarci, indebolirci tutti.

Il loro ognuno faccia come gli pare, è falso, fallace, perché più loro fanno come gli pare, che non è neanche vero, perché molti lo fanno per paura, per inganno, per senso dell’obbligo, più gli altri vengono delimitati e un giorno forzati con la violenza? Me ne sono andata via, e andandomene via mi ha urlato: Vaffanculo! Ricambiata.

No, non sono tollerante verso i vaccinati, soprattutto quelli che non vogliono sentire ragione, gli altri si, e ce ne sono.

https://nicolettaforcheri.wordpress.com/2021/05/19/scene-di-inusuale-follia/

Il regime della sorveglianza

Il regime della sorveglianza

di Marcello Veneziani – 14/05/2021

Il regime della sorveglianza

Fonte: Marcello Veneziani

Dunque, ricapitoliamo. Non è consentito avere un’opinione difforme in tema di covid e di pandemia, di chiusure e di vaccini rispetto a quelle somministrate dai vettori ufficiali; l’accusa di negazionismo o di no vax, di contravvenire alle regole dei social, della vita pubblica, dell’ordinamento è dietro l’angolo. È poi vietato avere giudizi difformi sulle coppie omosessuali, sulle maternità surrogate, le adozioni gay e in generale sui rapporti omo-trans-lesbiche; chi ha idee diverse, o semplicemente continua a difendere le differenze naturali, la famiglia, la nascita secondo natura e la vita secondo tradizione, entra in una sfera d’interdizione che passa dalla riprovazione al veto. Forti proibizioni sono introdotte da leggi, moniti e censure sui social. In tema di femminismo, diritti delle donne o riguardanti caratteristiche fisiche, etniche, lessicali si innescano processi sommari, a colpi di MeToo, catcalling e affini, che generano separazione e diffidenza tra uomini e donne. È vietato poi chiamare clandestini i migranti irregolari; i rom col nome tradizionale di zingari, i neri con l’appellativo antico di negri, senza alcuna connotazione dispregiativa; per ogni disabilità non vanno usati i termini adoperati da sempre, ma solo diversamente abili. E’ vietato nutrire un’opinione diversa da quella istituzionale in tema di fascismo e antifascismo, di razzismo e di nazismo, di storia e di massacri.

Oltre i divieti ci sono poi le cancellazioni del passato, in termini di amnesia collettiva della memoria storica e rimozione di tanti orrori, autori, imprese, personaggi, storie e pensieri non allineati. Tutto ciò che attiene alla nostra civiltà, tradizione e retaggio va deprecato o va accantonato per non urtare la sensibilità di chi non vi appartiene; bisogna sempre assumere il punto di vista a noi più estraneo e più remoto. Prima gli stranieri, per rovesciare un noto slogan politico fondato sulla preferenza nazionale.

In questa poderosa restrizione di pratiche, linguaggi e opinioni, la libertà consentita è un corridoio stretto e corto che si può percorrere all’interno delle opinioni lecite, in un perimetro assai angusto; appena superi il “range” consentito, coi limiti imposti alle divergenze, scatta la censura, la riprovazione, la denuncia, la condanna o l’isolamento, il cordone sanitario, la morte civile.

Passano gli anni ma la situazione non migliora anzi degenera progressivamente, spesso a norma di legge, con il patrocinio delle massime istituzioni. E si allarga ad ambiti sempre più vari della vita pubblica e privata, degli affetti e dei legami. I governi sono neutrali o consenzienti, ovvero appoggiano la censura o si chiamano fuori.

Si sta creando un pericoloso crocevia in cui confluiscono il potere economico, il potere sanitario, il potere mediatico-ideologico e il potere giudiziario. Rispetto a questi poteri poco o nulla può fare l’unico ambito di potere che può avere una legittimazione popolare, difforme rispetto a quello decretato dall’establishment: mi riferisco alla politica. Che è divisa grosso modo in tre fasce: quella di chi è d’accordo con questo regime della sorveglianza, anzi ne diventa promotrice; chi si lascia trascinare dalla corrente, non oppone resistenza, asseconda, tace e dunque acconsente per non farsi accusare di essere retrogrado; chi vi si oppone, quando sta all’opposizione ma poi abbozza per compromesso o quieto vivere quando è al governo; o al più si limita a frenare, a rallentare il decorso, senza mai opporre un organica visione alternativa.

Siamo entrati in un regime della sorveglianza che non è una vera dittatura o un sistema totalitario, impensabili in un sistema globale e mercatista; ma è una forma potente di coazione pratica e costrizione psicologica, talvolta anche giudiziaria. Mai come oggi, anche grazie all’emergenza indotta dalla pandemia, la libertà ha subito restrizioni senza precedenti che hanno colpito diritti elementari e sfere di libertà in uso nella vita quotidiana. E quando accetti limitazioni assai stringenti seppure per motivazioni sanitarie, opponi poi meno resistenze a chi ti impone un reticolo sempre più fitto di limitazioni anche in altri campi. La coazione è virale e progressiva, come la paralisi; l’inibizione della libertà e della non conformità si estende facilmente anche ad altri ambiti.

I virus ideologici si propagano come gas letali nella nostra società e stanno pericolosamente distruggendo le nostre difese immunitarie naturali, i nostri anticorpi spirituali, il nostro senso critico, la nostra capacità di ricordare, confrontare, commisurare le cose alla realtà. Dalla cancellazione della storia alla cancellazione delle differenze naturali, dalla rimozione dell’ordine naturale delle cose all’espulsione di tutto ciò che evoca l’ordine soprannaturale delle cose; dall’impoverimento del linguaggio all’uso di moduli lessicali prefabbricati.

A colpi di leggi, diritti e tutele speciali di categorie protette, di campagne rieducative e punitive, di censure e chiusure, sta mutando la nostra vita, il nostro rapporto col mondo, col sesso, la nostra relazione con gli altri, col passato e col futuro. Siamo vittime di un pericoloso riduzionismo che uccide differenze e mondi diversi.

Di tutto questo, le vittime principali sono le nuove generazioni perché non hanno termini di paragone, sono i più esposti tra il web, i social e la scuola, sono allevati in un contesto di rimozione, manipolazione e alterazione della realtà. Salvo sparute e lodevoli minoranze, i loro orizzonti sono ristretti al presente e piegati al canone dominante; immiserito il loro lessico e la loro facoltà di giudizio, automatizzati i loro comportamenti; vittime incolpevoli ma difficilmente risanabili.

Non si possono escludere rovesciamenti, variazioni e cambi di passo, ma la previsione più facile è la più terribile: arriveremo per assuefazione a considerare tutto questo come inevitabile, e perfino giusto.

riportato integralmente da https://www.ariannaeditrice.it/articoli/il-regime-della-sorveglianza

l covidismo, neonata religione universale

Livio Cadè – 09/05/2021

Il covidismo, neonata religione universale

Fonte: Ereticamente

“Ci sono due modi per far muovere gli  uomini: l’interesse e la paura.”
Napoleone Bonaparte

Unire l’intera umanità sotto un’unica fede è un’impresa in cui han fallito religioni venerande, nonostante millenari proselitismi. Al covidismo son bastati invece pochi mesi per radunare i popoli della Terra in una Chiesa perfettamente organizzata sul piano del dogma, della morale e della liturgia. Il segreto di tale risultato è duplice: da un lato, una congregazione mondiale de propaganda fide che ha svolto una formidabile e diuturna opera di conversione; dall’altro, un’umanità che della propaganda fa ormai il suo pane quotidiano, l’aria che respira.
Il covidismo, neonata religione universale, non soppianta le precedenti religioni o filosofie, ma le ingloba. Riunisce cristiani, marxisti, buddhisti ecc. all’interno di un unico grande pensiero ecumenico, nonostante sia per sua natura anti-cristiano, anti-marxista ecc. La neo religione attrae le masse per la sua dogmatica medico-scientista, mediatrice tra l’uomo e la salvezza.

Come dottrina metafisica, il covidismo ruota su due cardini: il  Peccato, contagio spesso asintomatico che rende l’uomo mortale, e la Grazia, speranza di immortalità mediata da un vaccino. Entrambi sono misteri della fede e in quanto tali trascendono la ragione. Come prassi morale, il covidismo è una Legge di tipo mosaico, precettistica scrupolosa e ossessiva fatta di purificazioni e interdizioni rituali. Ma è anche profetismo escatologico, sorta di millenarismo, utopia farmaceutica secondo cui i giusti, cioè i vaccinati, regneranno sulla Terra.
Il covidismo non è dottrina d’amore o verità ma di paura. Non presuppone alcuna trascendenza. Professa un’immanenza carnale e malaticcia, cui dedica un culto integralista. È incerta guerra fra una Natura satanica e un Farmaco messianico. Non promette felicità in questo o in altro mondo. Non prevede, come ogni altra religione, una salute futura; solo un’emergenza sanitaria che sempre rinasce dalle proprie ceneri, come una Fenice; un eterno stato influenzale cui opporre un perenne Stato diagnostico-terapeutico. È celebrazione di una perpetua ipocondria.
Alcuni, senza dubbio, sono covidisti per calcolo, come per convenienza furono cristiani alcuni conquistadores o schiavisti, papi e cardinali. Ma il covidista ingenuo si illude, osservando i precetti e partecipando ai Sacramenti vaccinali, di poter salvare l’umanità, o almeno sé stesso, dal peccato e dalla morte.
Politicamente, il covidismo mira a governare l’umanità ricordandole quotidianamente la sua precarietà biologica, sorta di assillante memento mori. Soddisfa così l’oscura voluttà con cui tanti amano la sofferenza e la paura. Il covidista gode delle sue catene, prova una dissimulata libidine nel sottomettersi. Psicologicamente, il covidismo è quindi una nevrosi masochistica. Prospera perché pesca in quella sterminata massa che da sempre ama la servitù volontaria.

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/il-covidismo-neonata-religione-universale