Il pensiero futile

Prima del Covid il ricorso alle pratiche di medicina alternativa e un certo atteggiamento di sospetto verso i farmaci e i loro effetti collaterali, era moneta corrente tanto che qualunque cosa potesse essere spacciata come naturale era già di per sé assolutamente preferibile, nell’ingenua convinzione che ciò che è naturale non fa male o non ha effetti collaterali. Poi, arrivata la pandemia e tutti si sono attaccati alla mammella di Big Pharma cercando salvezza attraverso ciò che prima appariva sospetto, non badando in alcun modo alle assurdità e alle contraddizioni della narrazione covidiana e reclamando vaccini che in molti casi, come quelli a mRna rappresentano l’estrema artificialità possibile. Prima pensavo che il “naturalismo” naif in voga fosse espressione di un pensiero di tipo magico alla Frazer, un arcaismo quasi salutare dentro la progressiva alienazione di noi stessi e del mondo, ma l’inversione di atteggiamento è stata così drastica che bisogna far ricorsoi a un’altra categoria , quella del “pensiero futile” ovvero quello in cui idee e credenze diventano oggetti di consumo e si comportano come tali dentro un “mercato” di tendenze e di parole d’ordine che non hanno alcuna validità in sé, sono cioè completamente vuote, ma valgono solo come riconoscimento di posizione. E’ l’effetto di decenni di pensiero unico, spacciato attraverso tutti i mezzi possibili, che dapprima ha prodotto il pensiero debole, con la svalutazione di ogni visione del mondo che non fosse la constatazione della sua assenza e poi è si è trasformato in pensiero irrilevante che si orientata secondo le tendenze, mode, parole d’ordine, spesso orientate da strategie commerciali, di profitto o anche geopolitiche. .

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Siamo cavie

Per un attimo cerchiamo di limare il QI fino al livello medio del cultore covidico, fingiamo di voler credere che i vaccini servano a fermare una pandemia che ha mietuto le sue vittime più che per il virus per la paura, gli errori, la disorganizzazione di servizi sanitari ridotti allo stremo dalla teoria del debito e dalle privatizzazioni. Fingiamo che ci sia bisogno di vaccinare più persone possibile, anche se la scienza fino al 31 gennaio 2020 diceva il contrario, ma se vogliamo accreditare tutto questo si deve almeno  lasciare ai cittadini che non vogliono essere del tutto sudditi della paura e di chi la gestisce,  la possibilità di scegliere quale vaccino vogliono,  non di imporre quello su cui un sistema impunito ha mangiato di più, non solo quelli occidentali già rivelatisi una catastrofe, ma tutti, quelli russi, cinesi, cubani, indiani. Quando si firma il “consenso informato” si pone la propria firma su un documento fasullo e ingannevole perché non vengono esposte – come sarebbe obbligatorio- le alternative sia in termini di cura che di vaccini, come se ci si dovesse accontentare di quello che passa il convento dei politici, della cricca mazzettara locale e dell’infame lobbismo europide. I vaccini di cui si parla sono tutti  in gran parte non sperimentati e dunque non si può davvero consigliare l’uno o l’altro, ma utilizzano diverse strategie, una più tradizionale, in qualche modo già collaudata di cui si possono grosso modo calcolare gli effetti avversi e un’altra del tutto incognita che spinge le cellule dell’organismo a fabbricare pezzi di virus come quelli di Pfizer e Moderna.

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Sistema di potere

Questo è il sistema e vige in ogni dettaglio. Personalmente ho conosciuto decine di episodi analoghi; con la beffa aggiuntiva che se lo dici sei accusato di complottismo e di vittimismo. O sei ignorato fino alla morte.

Mi piacerebbe che venisse fuori un Palamara dell’editoria e delle accademie e raccontasse “Il Sistema” mafioso e parentale che vige in questi ambiti. Nell’editoria e nella cultura i metodi e i poteri sono diversi ma i criteri mafiosi di cooptazione/protezione/eliminazione sono simili. La qualità, il valore non contano. Quella che fu definita la casta è in realtà un sistema di caste intrecciate che funzionano come cupole di stampo mafioso, circondate da una miriade di clientes, picciotti e protetti. Denominatore comune: sono di sinistra. E quella che fu definita la casta per antonomasia, cioè la classe politica, si può oggi definire “la feccia” al potere. La casta, anzi la cupola, è oltre. Insieme fanno sistema. Ecco il Sistema.

Marcello Veneziani in

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/il-sistema-di-potere-giudiziario-vigente-nel-nostro-paese

Communitas

Un tempo, le “contestazioni” prendevano origine nei luoghi che, per definizione implicano una collettività: le fabbriche (e i luoghi di lavoro in senso lato), le università, le scuole. Ora, la “necessità” profilattica di distanziamento fisico ottiene l’effetto di rendere impossibili questi tipi di aggregazione collettiva divenendo appieno un “distanziamento sociale”, che è il reale obiettivo del Sovrano.
Le norme che impediscono gli assembramenti hanno soppresso, di fatto, qualsiasi di forma associativa e comunitaria e, quindi, politica in senso lato. Il contatto tra le persone è stato sostituito e monopolizzato da una comunicazione mediata dai dispositivi elettronici, come nel caso del lavoro e della didattica “a distanza”.
A questo punto non appare così peregrino il pensare che, dal punto di vista del Sovrano, quest’epidemia sia stata provvidenziale, poiché tutte le misure profilattiche impediscono il manifestarsi della comunità, della polis, per lasciare in essere solo il rapporto verticale tra sudditi e Sovrano, dato che, la scomparsa di qualunque tipo di azione politica “intermedia”, così come si manifesta e si è sempre manifestata nell’essere sociale, è resa possibile dall’eliminazione di «ogni rapporto sociale estraneo allo scambio individuale tra protezione e obbedienza».

https://byebyeunclesam.wordpress.com/2021/02/02/la-communitas-e-incompatibile-con-limmunitas/

Letargia

Giuseppe De Rita

Ma rimane il pericolo che in troppi ci si affezioni al letargo e che a primavera ci si ritrovi più «scarichi» e irresponsabili di prima.
Perché irresponsabili lo siamo tacitamente tanto, quasi che le ultime vicende ci abbiano trasportato in una bolla invisibile, di comportamenti «coatti», quasi vivendo in una «istituzione totale», cioè in una di quelle realtà dove le persone «tagliate fuori per un lungo periodo dal loro tradizionale modo di vivere, si trovano a dividere una situazione resa comune da un regime chiuso e formalmente amministrato». La citazione è tratta da un famoso libro di Goffman (Asylums) che analizzava le dinamiche di gente «internata», naturalmente per il proprio bene, in strutture collettive fortemente regolate da uno staff naturalmente di alta qualità tecnica. Sarebbe scorretto applicare alla nostra attuale società quella analitica vivisezione di ambienti totalizzati (i manicomi, i conventi di clausura, i campi di concentramento, le caserme), ma qualcosa di simile la si scorge in questa Italia sotto Covid: la potenza tecnica dello staff; la sua propensione a comunicare senza informare; la dissuasione delle varianti rispetto agli ordini impartiti; le regole di minimale comportamento (igienico e di distanziamento); il dovere di un visivo riconoscimento collettivo (la mascherina come divisa da internato); le sanificazioni a tappeto; le quarantene; e in fondo il senso di un po’ tutti — internati e no — di vivere alla giornata, senza poter focalizzare cose e persone e perseguire possibili obiettivi.

estratto da https://www.ariannaeditrice.it/articoli/i-pericoli-che-incombono-nell-inverno-del-covid-gli-italiani-sono-entrati-in-letargo

In trappola!

“È l’ennesimo segnale della pericolosità, per la libertà di pensiero, dell’oligopolio informativo che si è costituito attorno alle multinazionali del web. Fino a non molti anni addietro, per far conoscere le proprie opinioni in sede pubblica si poteva disporre di una pluralità di canali influenti: tv e radio, siti web, ma anche giornali, riviste, libri. Nessuno di questi è scomparsa, ma la loro capacità di irradiazione si va sempre più riducendo a profitto dei social media. Chi frequenta questi ultimi non presta praticamente più alcuna attenzione ad altre fonti. E se qualche voce viene estromessa da Facebook, Youtube, Twitter, TikTok e via dicendo, è come se non esistesse più. Ben pochi andranno a cercarla, e ad ascoltarla, altrove. Siamo alla cappa di piombo della censura, come ha scritto di recente un intellettuale acuto – e censurato – come Alain de Benoist”.

Marco Tarchi

L’articolo era riportato qui:

Il web non è uno spazio di libertà ma di repressione poliziesca

di Alain de Benoist – 28/01/2021

Per pura coincidenza da allora il mio blog non è stato piu raggiungibile 😦

Asocialismo

Il distanziamento sociale, il fatidico metro o metro e mezzo da mantenere tra le persone, come certificato ad esempio in tutti i gadget e la cartellonistica concentrazionaria fornita agli esercenti dalle associazioni di categoria compiacenti (lo ripeterò finché avrò fiato in corpo: compiacenti e complici) verso la distruzione umana ed economica dei propri iscritti, avrebbe dovuto essere il primo segnale da cogliere per capire che non si trattava di una disposizione di precauzione sanitaria ma di un nuovo modo di concepire la socialità. Una “nuova normalità”, una regola da seguire sempre e comunque e, scommetto, vita natural durante, da imporre alla plebaglia infetta. Infetta non perché contagiata da un virus SARS, ma ontologicamente reietta, impura ed intoccabile. Questo “metro” di giudizio finale doveva essere l’allarme che scatta, la pioggia dal soffitto che spegne provvidenzialmente l’incendio nella stanza, il salvavita che ti mette in sicurezza isolando l’impianto. 

Invece no, la cosa è passata in fanteria come le altre assurdità di questo incubo, ed ancora oggi si fa fatica a farne cogliere la disumanità ai nostri compagni di sventura, ipnotizzati dalle mascherine, dalla paura di una malattia che due anni fa avremmo chiamato influenza, dalla nevrosi indotta da regole – lo ripeto perché deve diventare un mantra – disumane. Nemmeno quando i torturatori ci comunicano quale parte della nostra vita privata dovrà ancora essere fatta oggetto di intrusioni indebite, si osserva una reattività nella massa di zombificati ai quali, forse, una bella secchiata d’acqua gelata in faccia farebbe assai bene. Perfino l’inedita ed inaudita pretesa di intromettersi nella nostra vita affettiva e sessuale per regolamentarla – paradossalmente in tempi in cui ognuno dovrebbe essere di tutti e fare ciò che vuole – ha fatto svegliare chi è precipitato nello stesso torpore magicamente indotto di Re Theoden. 

leggi tutto su http://ilblogdilameduck.blogspot.com/2021/01/asocialismo-futura-disumanita.html

Adorno

Adorno ed i suoi colleghi riducevano la personalità autoritaria ad un insieme di nove atteggiamenti e credenze “implicitamente antidemocratici”. Adorno riteneva che fosse possibile identificare le personalità autoritarie in base al grado in cui le persone si rispecchiavano in questi nove atteggiamenti: i nove atteggiamenti fascisti, brevemente riassunti di seguito.

  • Convenzionalismo: aderenza ai valori convenzionali.
  • Sottomissione autoritaria: rivolta a figure autoritarie del “gruppo interno” (in-group).
  • Aggressione autoritaria: contro le persone che violano i valori convenzionali.
  • Anti-intraccezione: opposizione alla soggettività e all’immaginazione.
  • Superstizione e stereotipo: credere nel destino individuale; pensare in categorie rigide.
  • Potere e durezza: preoccupazione derivante dalla sottomissione e dal dominio; affermazione della forza.
  • Distruttività e cinismo: ostilità contro la natura umana.
  • Proiettività: percezione del mondo come pericoloso; tendenza a proiettare impulsi inconsci.
  • Sesso: Preoccupato troppo per le pratiche sessuali moderne.

Esaminando la rilevanza dell’atteggiamento di Adorno sull’autoritarismo alla luce dell’attuale isteria pandemica globale, o della battaglia per l’integrità delle elezioni presidenziali americane, si può rilevare che, secondo la Scala F, sono proprio i progressisti, i liberali e la cosiddetta “sinistra” a manifestare i modelli autoritari antidemocratici più problematici.

estratto da https://www.ariannaeditrice.it/articoli/la-scala-f-ascista-rivisitata

Nuove necropoli

Ci sono molti modi per vendere una città, ma tutti prevedono che vengano cancellate l’identità e l’appartenenza dei cittadini in modo da costringerli all’esodo, che venga demolita l’impalcatura che la tiene insieme, fatta di memorie, tradizioni, storia, che gli abitanti vengano sostituiti da nuovi “residenti” saltuari secondo i comandi dell’impero dello sfarzo che dei lussuosi vagabondi di meta in meta del Grande Privilegio, che si soffochino le botteghe, le attività consuete tramandate da generazioni per far posto alla moderna chincagliera e alla paccottiglia contemporanea, uguale a Firenze, Napoli, Dubai, Singapore.

Effetto Dunning-Kruger

«Se mi chiedete quale sia la singola caratteristica che renda una persona soggetta a questo auto inganno, io direi che è respirare.»
(David Dunning[1])

L’effetto Dunning-Kruger è una distorsione cognitiva a causa della quale individui poco esperti in un campo tendono a sopravvalutare le proprie abilità autovalutandosi esperti a torto, mentre al contrario persone davvero competenti hanno la tendenza a sottostimare la propria reale competenza. Come corollario di questa teoria, spesso gli incompetenti si dimostrano estremamente supponenti.[1]

Sebbene una descrizione dell’effetto Dunning-Kruger sia stata proposta solo nel 1999, Dunning e Kruger stessi hanno osservato considerazioni simili in Charles Darwin («L’ignoranza genera fiducia più spesso della conoscenza»)[4] e Bertrand Russell («Una delle cose più dolorose del nostro tempo è che coloro che hanno certezze sono stupidi, mentre quelli con immaginazione e comprensione sono pieni di dubbi e di indecisioni»).[4] Geraint Fuller, commentando l’articolo, nota che Shakespeare si esprime in modo analogo in Come vi piace («Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio»).[5] Risalendo ancora più indietro nel tempo, non si può non ricordare la celebre frase del filosofo greco Socrate, attribuitagli dal discepolo Platone nella sua Apologia di Socrate: «Dovetti concludere meco stesso che veramente di cotest’uomo ero più sapiente io: […] costui credeva di sapere e non sapeva, io invece, come non sapevo, neanche credevo di sapere»[6]. Alla base del pensiero socratico è proprio la convinzione di “sapere di non sapere”, intesa come consapevolezza di non conoscenza definitiva, che spinge però al desiderio di conoscere: più ci si addentra nello studio e nella conoscenza, più ci si rende conto delle infinite ramificazioni del sapere. La conoscenza diviene pertanto un processo in divenire e mai del tutto esaurito. Proprio nell’accezione del messaggio di Socrate si può quindi individuare per analogia il germe antico dello studio di Dunning-Kruger.[7][8]

Concetti analoghi sono espressi dal filosofo del XV secolo Nicola Cusano nell’opera La dotta ignoranza. Il filosofo olandese del XVII secolo Baruch Spinoza, riferendosi a un suo critico, in una lettera scrisse: «Quanto più uno è ignorante, pensavo bonariamente tra me, tanto più è audace e pronto a scrivere»[9].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Salta a:a b c Marco Ferrari, La forza dello stupido, in Focus, n. 268, febbraio 2015, p. 26.
  2. ^ Salta a:a b (EN) Errol MorrisThe Anosognosic’s Dilemma: Something’s Wrong but You’ll Never Know What It Is (Part 1), in New York Times, 20 giugno 2010. URL consultato il 7 marzo 2011.
  3. ^ Salta a:a b (EN) Justin Kruger, David Dunning, Unskilled and Unaware of It: How Difficulties in Recognizing One’s Own Incompetence Lead to Inflated Self-Assessments, in Journal of Personality and Social Psychology, vol. 77, n. 6, 1999, pp. 1121-1134, DOI:10.1037/0022-3514.77.6.1121PMID 10626367.
  4. ^ Salta a:a b (EN) Charles Darwin, L’origine dell’Uomo, su lorenzomagri.it, 1871, p. 4. URL consultato il 27 marzo 2013.
  5. ^ (EN) Geraint Fuller, Ignorant of ignorance?, in Practical Neurology, vol. 11, n. 6, 2011, p. 365, DOI:10.1136/practneurol-2011-000117PMID 22100949.
  6. ^ Platone, Apologia di Socrate, in G. Giannantoni (a cura di), Id., Opere, traduzione di M. Valgimigli, vol. 1, Bari, Laterza, 1966, p. 39.
  7. ^ Antonio Sgobba, ? Il paradosso dell’ignoranza da Socrate a Google, Il Saggiatore, 2017, ISBN 978-88-428-2392-6.
  8. ^ (EN) Katja Maria Vogt, Belief and Truth: A Skeptic Reading of Plato, Oxford University Press, 2012, ISBN 978-0-19-991681-8.
  9. ^ Baruch Spinoza, Epistolario, a cura di Antonio Droetto, Torino, Einaudi, 1974, Epistola L (2 giugno 1674), pp. 225-6.
  10. ^ (EN) David Dunning, Kerri Johnson, Joyce Ehrlinger and Justin Kruger, Why people fail to recognize their own incompetence, in Current Directions in Psychological Science, vol. 12, n. 3, 2003, pp. 83-87, DOI:10.1111/1467-8721.01235.
  11. ^ (EN) David Dunning, Self-Insight: Roadblocks and Detours on the Path to Knowing Thyself, in Social Psychology, Psychology Press, 2005, pp. 14-15, ISBN 1-84169-074-0.
  12. ^ (EN) Joyce Ehrlinger, David Dunning, How Chronic Self-Views Influence (and Potentially Mislead) Estimates of Performance, in Journal of Personality and Social Psychology, vol. 84, n. 1, American Psychological Association, gennaio 2003, pp. 5-17, DOI:10.1037/a0017452.
  13. ^ (EN) Daniel R. Ames, Lara K. Kammrath, Mind-Reading and Metacognition: Narcissism, not Actual Competence, Predicts Self-Estimated Ability, in Journal of Nonverbal Behavior, vol. 28, n. 3, settembre 2004, pp. 187-209, DOI:10.1023/B:JONB.0000039649.20015.0e.
  14. ^ (EN) K. Burson, R. Larrick e J. Klayman, Skilled or unskilled, but still unaware of it: how perceptions of difficulty drive miscalibration in relative comparisons, in Journal of Personality and Social Psychology, vol. 90, n. 1, 2006, pp. 60-77, DOI:10.1037/0022-3514.90.1.60PMID 16448310.
  15. ^ (EN) Joyce Ehrlinger, Kerri Johnson, Matthew Banner, David Dunning e Justin Kruger, Why the unskilled are unaware: Further explorations of (absent) self-insight among the incompetent (PDF), in Organizational Behavior and Human Decision Processes, vol. 105, n. 105, 2008, pp. 98-121, DOI:10.1016/j.obhdp.2007.05.002PMC 2702783PMID 19568317.
  16. ^ (EN) Tori DeAngelis, Why we overestimate our competence, in Monitor on Psychology, vol. 34, n. 2, American Psychological Association, febbraio 2003, p. 60. URL consultato il 7 marzo 2011.
  17. ^ (EN) Ig Nobel Past Winners, su improbable.comURL consultato il 7 marzo 2011.