La scomparsa dell’Italia industriale

Nel 1980 arriva la bellissima Mille, primo restyling della Mini Bertone e prima utilitaria italiana con gli alzacristalli elettrici di serie.

A partire dal 1982, ad un ulteriore piccolissimo ritocco estetico delle Mini Bertone corrisponde un sostanziale rinnovamento sottopelle. Motori, cambi e sospensioni (i vecchi organi di fornitura inglese) vengono rinnovati con moderni motori e cambi a 5 marce forniti dalla Daihatsu giapponese e sospensioni completamente italiane (di ispirazione Fiat 127). Molto caratteristici i nuovi motori a tre cilindri che accompagnano, da qui al 1993 le piccole Innocenti, accompagnati, per un breve periodo, anche da un tecnologico e scattante 617 cm³. due cilindri per la “650”, che è stata la prima utilitaria del segmento A con cambio a cinque velocità. Nasce così la Tre Cilindri, poi rinominata Mini Tre in diverse versioni ed allestimenti e perfino, nel 1986, la versione più lunga e spaziosa “990” di cui fu anche prevista una versione a 4 porte, mai entrata in produzione. Memorabili le versioni Matic, con cambio automatico, la Turbo De Tomaso, con uno scattante motore sovralimentato da un litro, e la versione, unica nel panorama delle utilitarie del 1984, con l’aria condizionata (derivata dall’impianto “Autoclima” montato sulla Maserati Biturbo).

Nel 1988 e fino a quasi tutto il 1989 va ancora ad una versione della Mini, la neonata Innocenti 500, il merito (avendo un discreto successo commerciale) di aver portato in attivo i bilanci della casa milanese. Disponibile in due livelli di allestimento L ed LS, ha un nuovo motore Daihatsu di 548 cm³, tre cilindri e cinque marce senza contoalberi di bilanciamento, scattante ed economico.

Nei primi anni ’90 (gestione FIAT) varie versioni speciali accompagnano le nuove versioni rinominate Small 500 e Small 990. Infatti una 990 sfoggia interni in prestigioso velluto spigato Missoni, un’altra la colorazione bicolore della carrozzeria (tetto col. antracite opaco met.) o il tettuccio apribile.

Il canto del cigno sono le versioni catalizzate delle sopracitate Small ed un’ulteriore versione speciale a tiratura limitata e numerata (con portachiavi in argento e pergamena): la Innocenti Small 500 SE (su carrozzeria 990) che chiuse la produzione.

A Lambrate vennero fabbricate, sin dal 1980, anche i modelli “Quattroporte” e tutta la serie “Biturbo” della Maserati (altra azienda del Gruppo De Tomaso) e in joint venture perfino delle Chrysler, “firmate” con il tridente, per il mercato nordamericano come la Chrysler Turbo Convertible. Vi furono anche assemblate parti meccaniche Moto Guzzi. Verrà persino realizzato un prototipo Mini con motore Guzzi ma la fragilità di quest’ultimo, per l’impiego automobilistico, consigliò di continuare ad utilizzare i motori Daihatsu.

estratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Innocenti
Il resto della storia, che trovate allo stesso link, è quello classico descritto da Luciano Gallino in La scomparsa dell’Italia industriale

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