Letargia

Giuseppe De Rita

Ma rimane il pericolo che in troppi ci si affezioni al letargo e che a primavera ci si ritrovi più «scarichi» e irresponsabili di prima.
Perché irresponsabili lo siamo tacitamente tanto, quasi che le ultime vicende ci abbiano trasportato in una bolla invisibile, di comportamenti «coatti», quasi vivendo in una «istituzione totale», cioè in una di quelle realtà dove le persone «tagliate fuori per un lungo periodo dal loro tradizionale modo di vivere, si trovano a dividere una situazione resa comune da un regime chiuso e formalmente amministrato». La citazione è tratta da un famoso libro di Goffman (Asylums) che analizzava le dinamiche di gente «internata», naturalmente per il proprio bene, in strutture collettive fortemente regolate da uno staff naturalmente di alta qualità tecnica. Sarebbe scorretto applicare alla nostra attuale società quella analitica vivisezione di ambienti totalizzati (i manicomi, i conventi di clausura, i campi di concentramento, le caserme), ma qualcosa di simile la si scorge in questa Italia sotto Covid: la potenza tecnica dello staff; la sua propensione a comunicare senza informare; la dissuasione delle varianti rispetto agli ordini impartiti; le regole di minimale comportamento (igienico e di distanziamento); il dovere di un visivo riconoscimento collettivo (la mascherina come divisa da internato); le sanificazioni a tappeto; le quarantene; e in fondo il senso di un po’ tutti — internati e no — di vivere alla giornata, senza poter focalizzare cose e persone e perseguire possibili obiettivi.

estratto da https://www.ariannaeditrice.it/articoli/i-pericoli-che-incombono-nell-inverno-del-covid-gli-italiani-sono-entrati-in-letargo

Un pensiero su “Letargia

  1. È la stessa solitudine che determina la consapevolezza del carcerato del venire abbandonato a se stesso dalle istituzioni, sempre in Italia. È l’homo homini lupus condito con l’unicuique suum. Che tradotto in romanesco significa “ognuno per sé e Dio per tutti” – cioè legge della giungla – e ha come corollario il motto “il primo che s’alza si veste”.

    L’obiezione che ci si può attendere è sempre la solita: negli altri Paesi è la stessa cosa. Vero. Ma qui è peggio. Perché mentre in Francia, Germania, Usa, Israele, Russia, Cina – ovviamente per motivi diversi se non opposti – non c’è bisogno di alcuna scorciatoia per gli uomini di governo per potere esercitare “in santa pace” la propria autorità, in Italia al contrario questo “metodo pandemico” ha rappresentato l’uovo di Colombo.

    Questa solitudine che molti di noi provano è, in realtà, figlia dell’umiliazione della nostra libertà e della nostra intelligenza che questo “governicolo cavernicolo” ci sta infliggendo, pur di mantenersi a galla. E se – e quando – questo incubo finirà, non ci sarà ristoro che potrà ridarci indietro il tempo buttato via e il dolore di questa solitudine e di questa malinconia. Amen.
    Conte ha gettato l’Italia nella solitudine
    di

    Dimitri Buffa

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