Neo Lingua

Dovremmo essere stanchi di una neo lingua a cui si deve gran parte del vuoto che ci circonda, piena di parole vuote, prive di una semantica, generiche, vaghe e vacue che hanno prima depistato, durante gli ’80 e ’90 svalutando il linguaggio della politica e dell’ideazione sociale e poi disabituato le menti al pensiero fornendo semplicemente delle formule che lo simulano. E’ proprio su questa base di primitivizzazione del linguaggio, ridotto a segnali poco specifici e quasi agrammaticali i quali esonerano dalla necessità di analizzare e distinguere che si deve gran parte della difficoltà nel comprendere il mondo che ci circonda al di là delle formule che vengono fornite come istruzione per l’uso della vita di ciascuno. Che poi gran parte di questa neolingua si fondi sull’inglese è ovvio per via dell’egemonia culturale, ma anche naturale trattandosi del sistema linguistico più ridotto ed elementare di tutta l’area indoeuropea. Anzi alcuni linguisti non lo classificano nel novero delle lingue flessive. Basta leggere qualcosa in rete o semplicemente guardare la televisione spazzatura, quindi la quasi totalità di essa, per rendersi conto che con una trentina di parolette tipo wow, smart, strong, outfit, look, fusion, anni 80, e via dicendo si può costruire tutta un’epopea del vuoto quotidiano. Non si tratta di un linguaggio povero, si tratta in realtà di un non linguaggio, di un sistema di segni che in sé non consente nessuna comprensione del mondo così come non si può costruire né una filosofia né una letteratura basandosi sui segnali stradali. Ecco perché le persone non riescono a comprendere ciò che accade loro e questo è tanto più vero quanto più cresce il livello nominale di acculturazione perché generalmente questo consente una migliore separazione dal reale e dalla fatica quotidiana. Dico nominale perché spesso abissi di inimmaginabile ignoranza sono nascosti dietro manufatti parolai prefabbricati. Il fatto stesso che sia così’ difficile far comprendere l’importanza del linguaggio nell’ideazione, nella lotta e nell’opposizione, ma più basilarmente nella comprensione del mondo, è proprio dovuto alla mancanza di una “lingua” capace di esprimerla.

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Se non ve ne siete accorti

edito 1788

Così come noi studiamo o per meglio dire studiavamo perché oggi la scuola è nel più completo abbandono, l’agonia dell’impero romano e la caduta di Romolo Augustolo il fatale 4 settembre del 476, così un ipotetico studente di un lontanissimo futuro studierà il 2021 – magari sotto una diversa numerazione- come l’anno del crollo occidentale. Certo noi non ce ne accorgiamo, ma del resto ci vollero quasi tre secoli prima che si cominciasse a comprendere che l’impero non c’era più tanto che solo intorno ai primi decenni del 600 si cominciò ad affiancare la data Ab urbe condita con quella dell’Anno domini che usiamo adesso. La crisi istituzionale, democratica e soprattutto cognitiva è evidente: i parlamenti sono stati di fatto esautorati, le elezioni, residuo vestigiale come direbbero i biologi,  della rappresentanza popolare vengono contraffatte, come se non bastasse la manipolazione di base attraverso i media padronali, tutti in mano al potere, gran parte dell’economia minore è ormai in pericolo e in procinto di essere assorbita dai grandi gruppi, l’aggressione alle libertà fondamentali, le censure e i controlli sulla popolazione hanno raggiunto livelli senza precedenti.

Questo assalto di oligarchie che da decenni stanno preparando un golpe di civiltà per così dire, si è improvvisamente coagulato attorno a una mistificazione pandemica  la cui caratteristica essenziale è quella di essere in qualche modo prodotta alla luce del sole. Dopo il primo impatto dovuto alla paura, la manipolazione è diventata più che evidente e anzi palesemente asserita proprio da quei centri medico sanitari da anni in mano a Big Pharma che poi vogliono imporre i vaccini. Innanzitutto si dice che il test che viene utilizzato per scoprire i casi di Covid non ha alcun valore diagnostico, ma questo pare non indurre la popolazione occidentale a domandarsi se il numeri dei contagi e delle relative morti interamente costruito su quei test non sia accuratamente strumentalizzato per proiettare nell’immaginario una pestilenza che non esiste. Le stesse burocrazie sanitarie forniscono numeri che pur enormemente gonfiati riducono il Covid a una sindrome influenzale che va tra l’altro diventando sempre più leggera. Eppure tutto questo non riesce a diventare conoscenza, rimanendo  sepolto sotto una montagna di comunicazione emotiva priva di qualsiasi credibilità e onestà e che tuttavia annebbia 24 ore su 24 la ragione. La stessa cosa si potrebbe dire per l’assurdo divieto di cura della malattia che – detto per inciso è perl’85% asintomatica, per puntare tutto sui vaccini: una imposizione folle oltre che palesemente stupida e criminale ( quante persone sono morte per questo divieto?) ma la maggior parte delle persone non sembra comprendere di essere raggirata al solo scopo di diffondere vaccini e di imporre una cieca obbedienza.

Una altro aspetto paradossale è che gli stessi vaccini rappresentati come unica via di salvezza o ancor meglio come una sorta di santo graal, non solo hanno provocano un numero enorme di effetti avversi e  di decessi senza precedenti, ma non garantiscono immunità dal contagio, mentre gli stessi vaccinati possono a loro volta contagiare quanto e anzi più dei non vaccinati: queste cose fanno parte anche dalla narrativa ufficiale, e nessuno nemmeno tra i virologi più corrotti e/o più incompetenti le mette in discussione. Anche la famosa variante Delta si è rivelata meno pericolosa di un lieve raffreddore, come sostiene ufficialmente il ministero della salute britannico, eppure si accetta che su queste basi inesistenti vengano imposti passaporti vaccinali e divieti di entrare nei locali pubblici per i non vaccinati invece di scendere in piazza a milioni non fosse altro che per respingere questa presa in giro che è poi la rappresentazione platica del passaggio dalla democrazia a una sorta di dispotismo diffuso.

Ecco perché la grande crisi dell’occidente è una crisi cognitiva: il pensiero dei cittadini oltre che il loro animus, il loro nerbo, è stato degradato per decenni ed è così  diventato possibile, per la prima volta, creare una pandemia virtuale, pianificata dai super ricchi, promossa dalle fonti di informazione  che essi possiedono, convalidata da esperti degli istituti e delle università che essi finanziano, legittimata da agenzie governative ormai completamente subalterne e supervisionata da istituzioni internazionali come l’Organizzazione Mondiale della Sanità che sono state radicalmente privatizzate. In precedenza, un numero significativo di cittadini era in grado di valutare da solo l’accuratezza delle informazioni, molti Istituti di ricerca avevano ancora un impegno etico nei confronti del metodo scientifico e dell’integrità accademica, ma tutto questo è irrimediabilmente finito: le facciate rimangono le stesse, forse sono anche meglio conservate, ma le viscere intellettuali sono marcite. Illustri professori si radunano  per dare testimonianza di ridicole teorie sul Covid19, mentre è del tutto evidente che sono proprio i vaccini la minaccia principale: il fatto è che i processi decisionali passano ormai lontano dalla scienza e da un dibattito politico trasparente ed è innegabile che il covid rappresenta un successo per le forze invisibili sul piano istituzionale che ora si sentono libere di imporci, senza alcuna responsabilità nei confronti della scienza, l’iniezione di sostanze non sperimentate come condizione per il diritto di frequentare la scuola, di trovare un lavoro o di ricevere cure mediche. Ma niente migliorerà fino a quando i cittadini non saranno in grado di riconoscere che la causa di questo incubo è sostanzialmente la mancanza di un informazione onesta e plurale, insieme a una crisi politica e una crisi etica di una scienza ormai ampiamente comprata, la cui vita reale si svolge interamente all’interno dei meccanismi di mercato  e di profitto. A questo hanno portato cinquant’anni di ossessione privatistica e del profitto come fine ultimo della società.

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Capire la differenza

Quando si tratta di questioni di “diritti umani” e libertà individuali, ogni Paese del mondo prende una posizione diversa. Cultura, religione e nazionalità giocano tutti i loro ruoli, ma ora è chiaro che l’Occidente vuole cambiare questo.

Martedì [30 giugno u.s. – n.d.c.], il Segretario di Stato americano Antony Blinken ha twittato un’immagine della bandiera dell’orgoglio arcobaleno issata fuori dal Dipartimento di Stato a Washington, scrivendo che la commemorazione di due importanti eventi LGBT “ci ricorda quanto lontano siamo arrivati – e quanto ancora abbiamo bisogno da raggiungere, a casa e in tutto il mondo.” La parola chiave qui è “in tutto il mondo”.

Mentre l’Occidente eleva le questioni LGBT a misura più alta della moralità, riorganizzando di conseguenza la sua cultura, si pone la domanda: come si manifesterà questo nella politica estera? I valori sono schierati come uno strumento efficace nella politica del potere occidentale, con la democrazia liberale additata come una norma egemonica che consente a Paesi come gli Stati Uniti di guidare il mondo e di esentarsi dal diritto internazionale.

Anche la CIA ora si sta ribattezzando come un’organizzazione guidata dalla difesa dei diritti LGBT, il che è una chiara indicazione che la celebrazione dei “nostri” valori retti sarà presto espressa come derisione e attacco all'”altro”.

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Uno spiraglio di libertà

Il  professor Karol Sikora sul Telegraph commenta: “Siamo diventati un bersaglio. Nonostante le prove schiaccianti dei danni arrecati nei consueti servizi sanitari, non ci è mai stato permesso di parlarne. È stato riferito che il governo non è stato nemmeno informato sull’impatto che il blocco ha avuto sulle normali cure. Secondo me questo è uno scandalo. Quindi è un grande sollievo che l’uomo responsabile dell’assistenza sanitaria in questo paese parli dell’entità della crisi nel suo primo importante intervento. Inizierà un dibattito che senza dubbio salverà molte vite”

E continua: “Solo a partire dalla nostra esperienza all’interno della nostra rete del Rutherford Cancer Center, si stima che ci siano circa 45.000 “malati di cancro scomparsi” a livello nazionale. Dove sono? Migliaia di persone perderanno la vita inutilmente perché la diagnosi, e quindi il trattamento, è stata notevolmente ritardata. Troppi nel dibattito sul Covid vogliono solo far finta che non sia accaduto.”

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