Fabianesimo

In conclusione, lo “stakeholder capitalism del XXI secolo” del professor Schwab sembra delineare una sorta di “socialismo benevolo”, un’evoluzione su scala planetaria di quel mito evergreen che è lo Stato assistenziale dei Paesi dell’Europa settentrionale. La collaborazione stretta tra grande finanza, big-tech, media e capitalismo clientelare è, ovviamente, necessaria alla realizzazione del progetto: promesse di “salute” e “sicurezza”, garantite dall’alto (nella forma di maggiori sussidi pubblici e di “reddito universale di cittadinanza”); più tasse, meno libertà (e meno responsabilità), meno privacy e meno scelta individuale. Un “socialismo liberale”, insomma, un po’ gnostico e un po’ fabiano, che intende mantenere la sovrastruttura liberal–democratica, ridotta però a un guscio vuoto, mentre le risorse e le decisioni importanti sono destinate ad essere sempre più accentrate presso “tecnici” e “competenti”, presso “cabine di regia” sempre più lontane. Una prospettiva distopica che ricorda più quella evocata nel Nuovo mondo di Aldous Huxley (1894-1963) che non quella paventata in 1984 di George Orwell (1903-1950). Quos Deus perdere vult, dementat prius: qualsiasi progetto contrario alla natura dell’uomo e all’ordine delle cose è destinato inevitabilmente al fallimento finale, ma può tuttavia arrecare dei seri danni, per molti anni a venire.

http://www.opinione.it/societa/2021/12/21/maurizio-milano_stakeholder-capitalism-a-global-economy-that-works-for-progress-people-and-planet-klaus-schwab/

Un pensiero su “Fabianesimo

  1. Gli “scienziati” governativi hanno avuto semplicemente il compito di rassicurare il gregge e spingere per l’implementazione di un progetto predeciso a livello europeo, e che implicava da un lato la vaccinazione di massa come unica arma risolutiva, e dall’altro nessun rafforzamento significativo del servizio sanitario nazionale. Sul piano argomentativo e critico non si è mai davvero scesi, semplicemente perché gli argomenti scientifici a favore di quella scelta unilaterale non ci sono mai stati. L’unica vera certezza era che non si sapeva pressoché nulla né dell’efficacia nel tempo, né della sicurezza di quei preparati. E che perciò non si poteva né doveva discutere sul piano propriamente scientifico con i critici, ma li si doveva semplicemente travolgere con la pressione propagandistica.
    E così è stato.
    https://www.ariannaeditrice.it/articoli/in-sintesi-sul-piano-sanitario-la-certificazione-verde-ha

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