Giornata della memoria

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Fossi stata nelle autorità, nelle istituzioni, nel Colle disabitato- ma non si nota la differenza- nel governo, nel Parlamento esautorato – ma anche in questo caso non si nota la differenza – avrei sospeso la celebrazione della giornata della Memoria, accorpandola magari con altre ricorrenze altrettanto commercializzate.

Perché, ammettiamolo, esiste il rischio che di questi tempi, nei quali si fa strada perfino nei più fanatici assertori dell’obbligatorietà della guerra per garantire la pace sanitaria,  il sospetto che ci sia del marcio dietro all’alto civismo dei decisori,  che a forza di trasmettere Il Giardino dei Finzi Contini o Concorrenza sleale, qualche eretico, qualche ignorante, qualche sociopatico, qualche allucinato, qualche affetto da demenza senile faccia breccia nella narrazione corrente e insinui il dubbio che davvero le misure odierne, che non hanno alcuna finalità sanitaria, abbiano molte, troppe affinità, con il processo che già prima del 1938 portò alle leggi razziali, alle persecuzioni esplicite e cruente e infine alle deportazioni.

Per mesi chi ha osato ardire un simile paragone è stato denunciato, censurato, criminalizzato. Il perché è ovvio e non riguarda il calcolo del peso morale di reati e misfatti compiuti nel rispetto di leggi ingiuste. Concerne invece il giudizio che a distanza di più di 80 anni si è riluttanti ad esprimere sulle responsabilità e correità collettive, sull’indifferenza degli italiani brava gente che poi si sviluppò per alcuni in collaborazionismo e si tradusse in delazione e aperta complicità, per i motivi più miserabili, invidie personali, concorrenza sleale, frustrazioni che il regime seppe indirizzare contro un nemico interno, misterioso, asociale, estraneo e minaccioso, portatore di usi e valori incompatibili con quelli patri.

leggi tutto su https://ilsimplicissimus2.com/2022/01/27/la-repubblica-dei-ciechi158978/

3 pensieri su “Giornata della memoria

  1. Nei giorni della Memoria, all’ospedale San Giovanni di Dio a Firenze, qualche giorno fa Simone, un ragazzo di 23 anni, è morto solo, dopo l’ultima telefonata disperata alla mamma. “Sono le norme anti Covid”, si sono giustificati nel reparto. Ma è evidente che un filo si è rotto se celebriamo la Shoah e non riusciamo a provare gli umani sentimenti della pietà, della misericordia e dell’empatia contro le nude regole sanitarie. L’indifferenza, il raggelo, l’involuzione artificiale, la perdita di realtà, come definire l’accaduto? Simone soffriva fin da bambino di sindrome emolitica, una seria malattia del sangue, che teneva sotto controllo. La sera del 13 gennaio si è aggravato ed è stato trasportato al San Giovanni di Dio nel capoluogo fiorentino. Subito sono scattate le misure anti Covid, per cui la famiglia veniva informata via telefono poiché nessuno poteva stare accanto al giovane. Fino all’ultima telefonata, il 15 gennaio: “Non respiro, mi hanno dato l’ossigeno”, sono state le ultime parole. La mamma ha fatto di tutto per correre vicino al figlio, ma nulla da fare. Lo ha potuto rivedere quando era ormai spirato, per un improvviso arresto cardiaco secondo il bollettino medico. Da solo, e chissà se per l’aggravamento o il dolore. Come gli ottantenni in questo tempo di pandemia che se ne vanno senza conforto nelle strutture isolate.

    La famiglia di Simone ha denunciato ad Agorà su Rai 3 il grave episodio ed ora sono in corso gli accertamenti giuridici. “Quando era ormai morto ci hanno fatto entrare in tre”, ha denunciato la madre disperata. È il tassello di una grave spersonalizzazione. Non riguarda solo il Covid e le sue regole, rigidissime ma anche quasi inesistenti per altre anime vagabonde. Riguarda le trasformazioni della percezione e della sensibilità umana in questo tempo di sovvertimenti dei principi fondanti dell’etica, in cui la vita e la morte sono dirottate dal “sacro” al sociale, dall’umanistico all’ideologico, dal trascendente al finito. Dapprima la creazione sovvertita dall’innesco degli anticoncezionali, poi l’aborto addirittura come lo scandire della riproduzione nella volontà della donna, quindi tutta la gamma delle fecondazioni artificiali fino alla “maternità surrogata” e fino allo sfaldamento dei generi con il fine vita come diritto con l’eutanasia. Tutto questo ha determinato l’anti epica dei capisaldi dell’esistenza: il principio e la fine come l’alfa e l’omega. Per non parlare della “resurrezione” dei giusti. Una volta a scuola si studiava nei dettagli quel passo dell’Iliade in cui il Re Priamo supplica Achille di ridargli indietro il corpo del figlio Ettore per i funerali di rito. “Abbi ai numi rispetto, abbi pietade di me”, singhiozza il Re troiano verso il Pelide per smuovere quella pietas che pur nella brutalità delle guerre rappresentava il valore e l’onore. È di questa pietas che manca il mondo! È l’indifferenza costruita sull’ideologia delle “società fluide”, che hanno annullato il senso dell’umano nella loro trasformazione atea e ideologica del senso della vita.

    Dall’aborto all’eutanasia nella caduta verticale del sacro, dell’eterno, del trascendente, del valore ultimo a cui tende non solo il credente ma ogni uomo. Recentemente Papa Francesco si è pronunciato a favore delle mamme dei figli gay: “Non lasciateli soli”, ha invocato. Ovviamente finendo per essere stravolto nel suo autentico pensiero, perché l’assunto del Papa nella dottrina della “pietà e della misericordia” voleva essere un appello all’amore materno, femminile, affinché non si abbia mai a scindere, perché “la madre” dà senso a tutto e stabilisce ruoli e connessioni, declinazioni e identità. L’episodio della morte solitaria di Simone, a 23 anni, in un asettico reparto d’ospedale, scisso dalla madre nell’ultimo conforto, rappresenta la decomposizione della bioetica. Bisogna averlo il cuore e farlo battere.
    Donatella Papi in http://www.opinione.it/societa/2022/01/28/donatella-papi_san-giovanni-di-dio-firenze-simone-23-enne-morto-arresto-cardiaco-agor%C3%A0-rai3-papa-francesco/

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