Russofobia

Fonte: Alessandro Volpi

Il clima da guerra in Italia oggi.
Beppe Sala licenzia il direttore d’orchestra Gergiev perché non prende pubblicamente le distanze da Putin
Nel mondo dello sport si escludono atleti, squadre russe dalle competizioni
Si fanno liste di proscrizione sulle persone presuntamente filo-russe su Repubblica, mentre nei talk show chiunque faccia un ragionamento viene attaccato come collaborazionista.
Damilano, per dirne una, ha attaccato Foa per aver collaborato in passato con Russia Today, dicendo apertamente che quindi non aveva diritto ad esprimere la propria opinione
Marc Innaro, storico corrispondente Rai, ostracizzato per aver detto una banalità, cioè che la Nato si è allargata ad est
Infine, capolavoro: l’Università Bicocca di Milano toglie a Paolo Nori un corso su Dostoevskij, perché non è il clima giusto.
Dovremo ricordarci tutto, in ogni caso, se saremo vivi. C’è oggi un partito della guerra, trasversale, che ci sta trascinando verso il baratro. Del resto Di Maio lo ha detto: ora non è importante il dialogo e la pace, ora è importante sconfiggere Putin. In guerra non si possono tollerare collaborazionisti.

5 pensieri su “Russofobia

  1. Come funziona la macchina dei media e delle opinioni al tempo della guerra all’Ucraina? Segue lo schema già collaudato con la pandemia, con i grandi temi storici e con le gravi crisi: in primo luogo diventa monomaniacale, ossessivo, pervasivo, passa da tema principale a tema unico dei telegiornali, degli approfondimenti. Non accadde neanche durante la guerra mondiale che i giornali fossero ridotti al solo tema principale di quei giorni.
    Marcello Veneziani

  2. E’ stato proprio sulle ceneri della Jugoslavia che si sono formati i cardini dell’universo declamatorio nel quale siamo vissuti fino a qualche tempo fa: la Nato indispensabile, la bontà dell’Europa, il ruolo filantropico dell’occidente. Cosa permette a qualche squallido idiota che gli Usa in quanto democrazia hanno diritto all’imperialismo, cioè alla violenza. Un assetto di discorso pubblico che per funzionare davvero aveva assoluto bisogno di essere tenuto assieme da un universo di menzogne: e anche qui la Jugoslavia ha fatto da grande laboratorio visto chegli incessanti raid aerei contro la popolazione civile furono attuati dietro il pretesto di usare la violenza come “prevenzione del genocidio” in Kossovo di cui nessuna prova è mai stata presentata nei 23 anni successivi. E’ in quel periodo che è stata messa a punto la conquista totale dei media come momento strategico indispensabile.
    https://ilsimplicissimus2.com/2022/03/06/lusucapione-della-liberta/

  3. Dobbiamo invece oggi riconoscere di essere arrivati ad una fase nuova, inaugurata con le idiozie del politicamente corretto e della cancel culture, ed ora sdoganata ad ogni livello: la fase in cui le credenze ortodosse delle fasce globaliste, benestanti e ossequienti degli interessi economici sovranazionali rifiutano di riconoscere legittimità a qualunque altra visione, che si tratti del common sense popolare dei ceti meno privilegiati, o che si tratti di tradizioni culturali allotrie.
    Quella manciata di trivialità benpensanti, di frasario giornalistico e di automatismi pavloviani che passano in queste fasce sociali per “cultura” sono diventate un’ortodossia intollerante e incapace di maneggiare mentalmente alcunché li trascenda.
    Così ora in Occidente siamo arrivati al capolinea: mentre la libertà di movimento e di manipolazione sociale assegnata agli interessi del capitale è oramai illimitata, la motilità e diffusione dell’eterodossia culturale è compressa, marginalizzata, espulsa. Ci resta la libertà di recarci a fare shopping (e anch’essa comunque accessibile a gruppi sempre più ristretti).

    Andrea Zhok

  4. Nel 19° secolo, subito dopo l’epopea napoleonica gli interessi dell’imperialismo britannico si scontrarono con la potenza zarista in Persia e in Asia centrale, rivalità che sotto varie forme non è mai realmente cessata. Questa visione fu sugellata dalla guerra di Crimea che vide la gran Bretagna a fianco della Turchia contro la Russia ed è da allora che si cominciò ad investire sulle campagne di odio anti russo. Ma il fatto decisivo che allarmò Londra e anche Washington che in quel periodo si stava affacciando sulla ribalta europea, aspettando che un conflitto tra le potenze europee le regalasse la totale guida dell’occidente, fu il “trattato di riassicurazione” che il cancelliere tedesco Otto von Bismark siglò nel 1887 con Mosca. Esso prevedeva la neutralità benevola dei due firmatari nel caso che uno dei due si fosse trovato in guerra con una terza grande potenza, salvo nel caso che la Germania avesse attaccato la Francia o che la Russia avesse attaccato l’Austria-Ungheria. Era assolutamente chiaro a quel punto che si trattava di qualcosa diretto contro l’ibrido impero anglosassone ancora un po’ britannico e sempre più americano, ovvero l’unica entità che avrebbe potuto seriamente impensierire sia la Russia che la Germania.
    https://ilsimplicissimus2.com/2022/03/21/breve-storia-della-russofobia/

    • Come dichiarò Harry Truman, allora senatore, nel 1941: “Se vediamo che la Germania sta vincendo la guerra, dovremmo aiutare la Russia; e se quella Russia sta vincendo, dobbiamo aiutare la Germania, e in questo modo lasciare che si uccidano nel maggior numero possibile”.

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