Progresso elettrico

Girando in città per quello che probabilmente è l’ultimo ferragosto di vacanza generale, si incontra un enormità di monopattini e di bici elettriche alcuni anche forniti a turisti piuttosto pigri cui pesa il dovere di fare almeno un giro tra le rovine del passato e ahimè del presente.. Ora il problema è che mentre gli anziani  pedalano senza assistenza sulle loro bici a forza umana, tutti quelli che si vedono andare pazzamente andare su questi veicoli elettrici sono giovani che potrebbero facilmente correre o pedalare su bici normali invece di andare poi a consumare calorie in palestra, per procurarsi la tartaruga: siamo all’inversione di ogni logica. Basta solo guardare questo spettacolo per rendersi conto dell’ennesima follia che si sta consumando per “salvare il pianeta ” e di come il messaggio lanciato a pieni polmoni dai media e dalla comunicazione in generale sia ingannevole e punti come al solito non alla conoscenza, delle cose, ma a stabilire un cortocircuito  emotivo –  modaiolo per cui ad esempio elettrico è meglio non solo rispetto ai veicoli a motore a combustione interna, ma anche a quelli che funzionavano a propulsione umana. Così si ha una moltiplicazione dell’aggressione all’ambiente. Ogni mezzo elettrico, compreso il più inutile o futile, significa batterie al litio e significa alla fine quello che potete vedere nell’immagine di apertura: sterminati campi di lisciviazione del litio, solo uno dei molti procedimenti di smaltimento (peraltro parziale) di questo elemento essenziale per la produzione di batterie. Senza poi parlare del cobalto, del ferro e di tutte le altre sostanze.

Questo campi sono così neurotossici che un’ uccello che li sorvoli da vicino muore in pochi minuti. Questo senza tenere conto di tutti gli altri stadi necessari allo smaltimento delle batterie che richiede peraltro un’enorme quantità di energia. Oltretutto fino ad ora un processo completo di smaltimento è possibile in un solo stabilimento in Cina. Ma elettrico è bello comunque, è consapevole, è sostenibile perché così dice il potere, perché così dice la televisione e la pubblicità: dunque è anche fico. Ed ecco allora che altri miliardi di pacchi batteria di considerevole potenza, oltre a quelle previste per gli autoveicoli dovranno essere  prodotti per ammorbare il pianeta il cui problema essenziale non è affatto la Co2, come si vuole far credere per poter far passare l’impoverimento come atto etico, ma l’inquinamento delle terre e degli oceani. Tutto questo è così terribilmente stupido che prende alla gola: vedere quegli imbecilli impettiti sui loro monopattini che ti guardano orgogliosi di salvare il mondo, nonché di liberarsi della fatica di camminare è davvero uno spettacolo mozzafiato, prefigura la fine di una civiltà. E’ come un illustrazione nei capolavori sulla decadenza, incisioni a margine di Gibbon o dagherrotipi di Spengler, perché rappresentano la rinuncia a comprendere, l’abbandono ad ogni visione del mondo e del futuro in cambio di una manciata di sogni che hanno la consistenza delle bolle di sapone. Tutto ciò che può essere di impedimento alla fruizione di questo stupefacente collettivo e del suo vacuo edonismo commerciale o che possa mettere in crisi un tenore di vita o di sopravvivenza ormai appeso a un filo, viene trascurato o eliminato.

E mentre passano a frotte le bici elettriche, in tutta Europa gli agricoltori e gli allevatori protestano contro le misure assurde, partite dal governo olandese per diminuire le emissioni di azoto (il gas più diffuso dell’atmosfera terreste) sempre per combattere il  riscaldamento globale, la nuova favola in cui si è installato il maltusianesimo delle elite anglosassoni. In realtà tutto questo assurdo nasce in radice dall’idea che i terreni non coltivati possano immagazzinare più carbonio e che quindi l’agricoltura in sé  sia un male. Questa idiozia fa parte della nutrita collezione dell’Iccp, una sorta di organismo dell’Onu che però agisce come l’Oms con soldi privati ed è scientificamente piuttosto arretrato:  adesso però è stata completamente distrutta da una revisione di 144 studi degli ultimi 50 anni che hanno completamente ribaltato questa tesi visto che la mancata lavorazione del terreno provoca un drastico calo del sequestro del carbonio nei livelli più profondi del suolo perché nessun accesso all’aria significa meno attività biologica e dunque  meno carbonio immagazzinato. Gli studi precedenti prendevano in considerazione solo lo strato superficiale del suolo ed erano perciò totalmente fuorvianti. Magari appositamente, per dare fiato a una tesi traballante.

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