Come annotava già Ernst Junger negli anni 50 del secolo scorso:
“Emblema di un percorso verso un abisso sconosciuto, la tecnica viola, mediante la teorizzazione e la possibile applicazione del processo di fecondazione artificiale, persino il tabù del diritto ad avere un padre, ponendosi così al muro del tempo, dove spira il vento inquietante delle svolte epocali. E’ il principio stesso che anima questo nuovo tipo di riproduzione e non la sua estensione a essere più gravido di conseguenze, per il nostro destino, di quanto non lo siano state due guerre mondiali”.
Sono questioni che non riguardano solo i cattolici o i soli credenti, ma che coinvolgono la cultura, l’antropologia, i legami sociali, l’idea di dignità della persona, elementi prepolitici e prereligiosi, su cui si basa l’idea di comunità e, in ultima analisi, l’idea stessa di democrazia fondata sul consenso e la libertà di uomini e donne liberi, liberi anche di amare, ma non di ridurre a prodotto merceologico un bambino.
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Bene, ammesso che il futuro sia illimitato (cosa incerta perché nessuno è mai riuscito a capire che cosa sia realmente il Tempo) noi lo abbiamo ipotecato fino a regioni temporali così sideralmente lontane da renderlo di fatto inesistente. E un giorno, non poi così lontano vista la velocità cui stiamo andando, questo futuro, reale o immaginario che sia, ci ricadrà addosso come drammatico presente.
Massimo Fini