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redazione bondeno.com

Neo Lingua

Dovremmo essere stanchi di una neo lingua a cui si deve gran parte del vuoto che ci circonda, piena di parole vuote, prive di una semantica, generiche, vaghe e vacue che hanno prima depistato, durante gli ’80 e ’90 svalutando il linguaggio della politica e dell’ideazione sociale e poi disabituato le menti al pensiero fornendo semplicemente delle formule che lo simulano. E’ proprio su questa base di primitivizzazione del linguaggio, ridotto a segnali poco specifici e quasi agrammaticali i quali esonerano dalla necessità di analizzare e distinguere che si deve gran parte della difficoltà nel comprendere il mondo che ci circonda al di là delle formule che vengono fornite come istruzione per l’uso della vita di ciascuno. Che poi gran parte di questa neolingua si fondi sull’inglese è ovvio per via dell’egemonia culturale, ma anche naturale trattandosi del sistema linguistico più ridotto ed elementare di tutta l’area indoeuropea. Anzi alcuni linguisti non lo classificano nel novero delle lingue flessive. Basta leggere qualcosa in rete o semplicemente guardare la televisione spazzatura, quindi la quasi totalità di essa, per rendersi conto che con una trentina di parolette tipo wow, smart, strong, outfit, look, fusion, anni 80, e via dicendo si può costruire tutta un’epopea del vuoto quotidiano. Non si tratta di un linguaggio povero, si tratta in realtà di un non linguaggio, di un sistema di segni che in sé non consente nessuna comprensione del mondo così come non si può costruire né una filosofia né una letteratura basandosi sui segnali stradali. Ecco perché le persone non riescono a comprendere ciò che accade loro e questo è tanto più vero quanto più cresce il livello nominale di acculturazione perché generalmente questo consente una migliore separazione dal reale e dalla fatica quotidiana. Dico nominale perché spesso abissi di inimmaginabile ignoranza sono nascosti dietro manufatti parolai prefabbricati. Il fatto stesso che sia così’ difficile far comprendere l’importanza del linguaggio nell’ideazione, nella lotta e nell’opposizione, ma più basilarmente nella comprensione del mondo, è proprio dovuto alla mancanza di una “lingua” capace di esprimerla.

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Se non ve ne siete accorti

edito 1788

Così come noi studiamo o per meglio dire studiavamo perché oggi la scuola è nel più completo abbandono, l’agonia dell’impero romano e la caduta di Romolo Augustolo il fatale 4 settembre del 476, così un ipotetico studente di un lontanissimo futuro studierà il 2021 – magari sotto una diversa numerazione- come l’anno del crollo occidentale. Certo noi non ce ne accorgiamo, ma del resto ci vollero quasi tre secoli prima che si cominciasse a comprendere che l’impero non c’era più tanto che solo intorno ai primi decenni del 600 si cominciò ad affiancare la data Ab urbe condita con quella dell’Anno domini che usiamo adesso. La crisi istituzionale, democratica e soprattutto cognitiva è evidente: i parlamenti sono stati di fatto esautorati, le elezioni, residuo vestigiale come direbbero i biologi,  della rappresentanza popolare vengono contraffatte, come se non bastasse la manipolazione di base attraverso i media padronali, tutti in mano al potere, gran parte dell’economia minore è ormai in pericolo e in procinto di essere assorbita dai grandi gruppi, l’aggressione alle libertà fondamentali, le censure e i controlli sulla popolazione hanno raggiunto livelli senza precedenti.

Questo assalto di oligarchie che da decenni stanno preparando un golpe di civiltà per così dire, si è improvvisamente coagulato attorno a una mistificazione pandemica  la cui caratteristica essenziale è quella di essere in qualche modo prodotta alla luce del sole. Dopo il primo impatto dovuto alla paura, la manipolazione è diventata più che evidente e anzi palesemente asserita proprio da quei centri medico sanitari da anni in mano a Big Pharma che poi vogliono imporre i vaccini. Innanzitutto si dice che il test che viene utilizzato per scoprire i casi di Covid non ha alcun valore diagnostico, ma questo pare non indurre la popolazione occidentale a domandarsi se il numeri dei contagi e delle relative morti interamente costruito su quei test non sia accuratamente strumentalizzato per proiettare nell’immaginario una pestilenza che non esiste. Le stesse burocrazie sanitarie forniscono numeri che pur enormemente gonfiati riducono il Covid a una sindrome influenzale che va tra l’altro diventando sempre più leggera. Eppure tutto questo non riesce a diventare conoscenza, rimanendo  sepolto sotto una montagna di comunicazione emotiva priva di qualsiasi credibilità e onestà e che tuttavia annebbia 24 ore su 24 la ragione. La stessa cosa si potrebbe dire per l’assurdo divieto di cura della malattia che – detto per inciso è perl’85% asintomatica, per puntare tutto sui vaccini: una imposizione folle oltre che palesemente stupida e criminale ( quante persone sono morte per questo divieto?) ma la maggior parte delle persone non sembra comprendere di essere raggirata al solo scopo di diffondere vaccini e di imporre una cieca obbedienza.

Una altro aspetto paradossale è che gli stessi vaccini rappresentati come unica via di salvezza o ancor meglio come una sorta di santo graal, non solo hanno provocano un numero enorme di effetti avversi e  di decessi senza precedenti, ma non garantiscono immunità dal contagio, mentre gli stessi vaccinati possono a loro volta contagiare quanto e anzi più dei non vaccinati: queste cose fanno parte anche dalla narrativa ufficiale, e nessuno nemmeno tra i virologi più corrotti e/o più incompetenti le mette in discussione. Anche la famosa variante Delta si è rivelata meno pericolosa di un lieve raffreddore, come sostiene ufficialmente il ministero della salute britannico, eppure si accetta che su queste basi inesistenti vengano imposti passaporti vaccinali e divieti di entrare nei locali pubblici per i non vaccinati invece di scendere in piazza a milioni non fosse altro che per respingere questa presa in giro che è poi la rappresentazione platica del passaggio dalla democrazia a una sorta di dispotismo diffuso.

Ecco perché la grande crisi dell’occidente è una crisi cognitiva: il pensiero dei cittadini oltre che il loro animus, il loro nerbo, è stato degradato per decenni ed è così  diventato possibile, per la prima volta, creare una pandemia virtuale, pianificata dai super ricchi, promossa dalle fonti di informazione  che essi possiedono, convalidata da esperti degli istituti e delle università che essi finanziano, legittimata da agenzie governative ormai completamente subalterne e supervisionata da istituzioni internazionali come l’Organizzazione Mondiale della Sanità che sono state radicalmente privatizzate. In precedenza, un numero significativo di cittadini era in grado di valutare da solo l’accuratezza delle informazioni, molti Istituti di ricerca avevano ancora un impegno etico nei confronti del metodo scientifico e dell’integrità accademica, ma tutto questo è irrimediabilmente finito: le facciate rimangono le stesse, forse sono anche meglio conservate, ma le viscere intellettuali sono marcite. Illustri professori si radunano  per dare testimonianza di ridicole teorie sul Covid19, mentre è del tutto evidente che sono proprio i vaccini la minaccia principale: il fatto è che i processi decisionali passano ormai lontano dalla scienza e da un dibattito politico trasparente ed è innegabile che il covid rappresenta un successo per le forze invisibili sul piano istituzionale che ora si sentono libere di imporci, senza alcuna responsabilità nei confronti della scienza, l’iniezione di sostanze non sperimentate come condizione per il diritto di frequentare la scuola, di trovare un lavoro o di ricevere cure mediche. Ma niente migliorerà fino a quando i cittadini non saranno in grado di riconoscere che la causa di questo incubo è sostanzialmente la mancanza di un informazione onesta e plurale, insieme a una crisi politica e una crisi etica di una scienza ormai ampiamente comprata, la cui vita reale si svolge interamente all’interno dei meccanismi di mercato  e di profitto. A questo hanno portato cinquant’anni di ossessione privatistica e del profitto come fine ultimo della società.

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Uno spiraglio di libertà

Il  professor Karol Sikora sul Telegraph commenta: “Siamo diventati un bersaglio. Nonostante le prove schiaccianti dei danni arrecati nei consueti servizi sanitari, non ci è mai stato permesso di parlarne. È stato riferito che il governo non è stato nemmeno informato sull’impatto che il blocco ha avuto sulle normali cure. Secondo me questo è uno scandalo. Quindi è un grande sollievo che l’uomo responsabile dell’assistenza sanitaria in questo paese parli dell’entità della crisi nel suo primo importante intervento. Inizierà un dibattito che senza dubbio salverà molte vite”

E continua: “Solo a partire dalla nostra esperienza all’interno della nostra rete del Rutherford Cancer Center, si stima che ci siano circa 45.000 “malati di cancro scomparsi” a livello nazionale. Dove sono? Migliaia di persone perderanno la vita inutilmente perché la diagnosi, e quindi il trattamento, è stata notevolmente ritardata. Troppi nel dibattito sul Covid vogliono solo far finta che non sia accaduto.”

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l covidismo, neonata religione universale

Livio Cadè – 09/05/2021

Il covidismo, neonata religione universale

Fonte: Ereticamente

“Ci sono due modi per far muovere gli  uomini: l’interesse e la paura.”
Napoleone Bonaparte

Unire l’intera umanità sotto un’unica fede è un’impresa in cui han fallito religioni venerande, nonostante millenari proselitismi. Al covidismo son bastati invece pochi mesi per radunare i popoli della Terra in una Chiesa perfettamente organizzata sul piano del dogma, della morale e della liturgia. Il segreto di tale risultato è duplice: da un lato, una congregazione mondiale de propaganda fide che ha svolto una formidabile e diuturna opera di conversione; dall’altro, un’umanità che della propaganda fa ormai il suo pane quotidiano, l’aria che respira.
Il covidismo, neonata religione universale, non soppianta le precedenti religioni o filosofie, ma le ingloba. Riunisce cristiani, marxisti, buddhisti ecc. all’interno di un unico grande pensiero ecumenico, nonostante sia per sua natura anti-cristiano, anti-marxista ecc. La neo religione attrae le masse per la sua dogmatica medico-scientista, mediatrice tra l’uomo e la salvezza.

Come dottrina metafisica, il covidismo ruota su due cardini: il  Peccato, contagio spesso asintomatico che rende l’uomo mortale, e la Grazia, speranza di immortalità mediata da un vaccino. Entrambi sono misteri della fede e in quanto tali trascendono la ragione. Come prassi morale, il covidismo è una Legge di tipo mosaico, precettistica scrupolosa e ossessiva fatta di purificazioni e interdizioni rituali. Ma è anche profetismo escatologico, sorta di millenarismo, utopia farmaceutica secondo cui i giusti, cioè i vaccinati, regneranno sulla Terra.
Il covidismo non è dottrina d’amore o verità ma di paura. Non presuppone alcuna trascendenza. Professa un’immanenza carnale e malaticcia, cui dedica un culto integralista. È incerta guerra fra una Natura satanica e un Farmaco messianico. Non promette felicità in questo o in altro mondo. Non prevede, come ogni altra religione, una salute futura; solo un’emergenza sanitaria che sempre rinasce dalle proprie ceneri, come una Fenice; un eterno stato influenzale cui opporre un perenne Stato diagnostico-terapeutico. È celebrazione di una perpetua ipocondria.
Alcuni, senza dubbio, sono covidisti per calcolo, come per convenienza furono cristiani alcuni conquistadores o schiavisti, papi e cardinali. Ma il covidista ingenuo si illude, osservando i precetti e partecipando ai Sacramenti vaccinali, di poter salvare l’umanità, o almeno sé stesso, dal peccato e dalla morte.
Politicamente, il covidismo mira a governare l’umanità ricordandole quotidianamente la sua precarietà biologica, sorta di assillante memento mori. Soddisfa così l’oscura voluttà con cui tanti amano la sofferenza e la paura. Il covidista gode delle sue catene, prova una dissimulata libidine nel sottomettersi. Psicologicamente, il covidismo è quindi una nevrosi masochistica. Prospera perché pesca in quella sterminata massa che da sempre ama la servitù volontaria.

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/il-covidismo-neonata-religione-universale

La scuola dei folli

Siamo dentro un incubo: a Fano un ragazzo che si rifiutava di indossare la mascherina, appoggiando questo suo rifiuto sul parere di un costituzionalista, è stato trasportato di peso all’ospedale psichiatrico e vi rimarrà per sette giorni con la complicità di autorità scolastiche vili e vergognose oltre che ignoranti, di sanitari da mandare in galera e di un potere ormai apertamente fascista che agisce in nome di una tutela della salute basata su presupposti inventati. Dalle ricerche sappiamo che semmai dovrebbe essere messo in manicomio chi usa le le mascherine e dietro le sbarre gli speculatori che le fabbricano e le impongono per fare profitto alle spalle della gente spaventata. Ma questo non è solo il risultato di una perversa parabola politica del neoliberismo occidentale di cui siano solo una periferia, dietro questi episodi – spia giocano antiche culture di subalternità che rendono difficile se non impossibile tenere la schiena dritta, anche quando si sa molto bene di essere sottoposti a manipolazioni e mistificazioni. La storia italiana moderna e contemporanea è talmente costellata di esempi di questa mentalità che non si sa bene da dove e da chi cominciare.

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Se questo è un uomo

Ho capito che le vecchiette arzille e vivaci, come la Teresa, che avrebbero tanto da raccontare, che sono i nostri ascendenti, la nostra storia, le nostre tradizioni, e che ci ha fatto divertire una notte con le sue uscite allegre, preferiscono azzopparle con la morfina la sera e la mattina, al punto che il giorno dopo era irriconoscibile.

Circondata da vaccinati, ogni tanto qualche resistente si faceva vivo – riconoscendoti – ma è l’anticamere dell’inferno quello che dal limbo, gli ignavi, lastricano ogni giorno la strada per i gironi della pigrizia, dell’avarizia, della lussuria, del tradimento.

Ero nell’anticamera dell’inferno, un campo di concentramento.

Se questo è un uomo.
Non ho firmato niente. Hanno capito. In fondo erano sollevati quando me ne sono andata firmando, pur con un polmone ammaccato. Il tutto perché non ero in ortopedia e non ero seguita da nessun medico degno di questo nome, per il mio caso, un ortopedico e uno pneumologo che non ho neanche mai visto in una foto, come si dice in francese.

E grazie al mio essere un’ex acrobata ballerina, mi ero prefissata una meta sportiva: di andare a piedi al gabinetto, che vedevo di fronte a me. E così ho fatto la mia ginnastica ogni giorno, senza anti doloriferi, senza anti infiammatori, senza cortisone, senza antibiotici, per guarire meglio e prima. Ogni giorno, un’eternità, fino a quando dopo tre giorni mi sono seduta, mi sono alzata ho fatto il giro del letto, tenendomi, e poi il giorno dopo al bagno. In piedi. Da sola.

Avevo vinto, potevo uscire, potevo svincolarmi dalle grinfie di quei subumani che si sentono così fighi nel lavarti le parti intime con indelicatezza, gente malata nella testa che oramai non ama più il suo lavoro.

C’erano 160 pazienti covid mentre ero li: significano 320000 euro al giorno quasi 10 milioni al mese, eppure io non avevo un letto per ortopedia con tanto di triangolo, avevano ricavato l’OBI da una vecchia dermatologia, piena di spifferi con i letti scomodissimi, perché il reparto OBI era stato convertito in reparto COVID.

Non hanno soldi, capite? Se questo è un uomo.

Dico che sono da denunciare tutti, dal presidente e il direttivo, ai medici, fino giù giù agli infermieri e agli OSS, perché applicano scrupolosamente gli ordini dei nazisti, e non denunciano.

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DA https://nicolettaforcheri.wordpress.com/2021/05/03/se-questo-e-un-uomo/

Suggestione di massa

Alcuni passaggi teorizzati da Sigmund Freud in “Psicologia delle masse e analisi dell’Io” ci forniscono un formidabile strumento per analizzare alcuni meccanismi mentali che hanno condotto alla paralisi il Paese, nell’insensato tentativo di eradicare del tutto un virus a bassa letalità. Scrive il padre della psicanalisi, prendendo spunto da alcune riflessioni di Gustave Le Bon: “Osservazioni attente sembrano provare che l’individuo immerso per qualche tempo nel mezzo di una massa cada in uno stato particolare, assai simile allo stato di fascinazione dell’ipnotizzato nelle mani dell’ipnotizzatore. La personalità cosciente è svanita, la volontà e il discernimento aboliti. Sentimenti e pensieri vengono orientati nella direzione voluta dall’ipnotizzatore”.

Secondo Freud, l’effetto che la suggestione di massa determina sul singolo è tale da offuscare ogni capacità critica, inducendolo a “orientare i sentimenti e le idee a senso unico, con la tendenza a trasformare immediatamente in atti le idee suggerite da altri. Egli non è più se stesso, ma un automa, incapace di essere guidato dalla propria volontà”. Ora, mi sembra evidente che nella presunta ipnosi di massa che stiamo subendo da oltre un anno, come sempre accade in analoghe situazioni, alcune parole, ripetute come in modo martellante da politici di governo, virologi ed esponenti dell’informazione, risultano del tutto funzionali. Parole in gran parte desunte dal quotidiano bollettino di guerra che scandisce questa infinita emergenza sanitaria. Covid, morti, terapie intensive, ricoveri, contagi, tamponi, mascherine, assembramenti, distanziamento, vaccino e lockdown sono solo alcuni dei termini che evocano la fine dell’umanità nella testa dei più, facendo loro accettare e seguire con diligenza le norme più insensate.

Si tratta di milioni individui che, proprio a causa del sovrastante clima di continuo allarme, hanno dato corpo ad una enorme massa emotiva la quale, avendo abolito ogni capacità critica, si comporta come un gregge terrorizzato dai lupi. In tal senso, a beneficio di chi possiede ancora un barlume di razionalità, ritengo che l’unico antidoto contro questa colossale suggestione di massa sia possibile trovarlo nella attenta lettura dei dati relativi alla pandemia in atto. Cosa, peraltro, che mi sembra che su questo giornale si cerchi di fare sin dall’inizio di questa tragedia sanitaria.

Ebbene, in tema di morti e di mortalità generale, che in verità nel 2020 ha registrato un aumento importante, il 15,6 per cento, ma non catastrofico. Un aumento, occorre sottolineare, che solo in parte è stato attribuito al Covid-19, dal momento che tante altre gravi patologie sono state trascurate nel caos di una epidemia descritta come la peste bubbonica. Quest’anno però, malgrado le centinaia di decessi che ogni giorno vengono divulgati attraverso il citato bollettino, la stessa mortalità generale risulta, almeno nei mesi di gennaio e febbraio, assolutamente in linea con quella del quinquennio 2015/2019. Addirittura nel 2017 si registrarono nello stesso bimestre 134.917 decessi contro i 126.866 del 2021. Dunque è probabile che per molti dei poveretti che ci lasciano, risultati positivi al Sars-Cors-2, la causa primaria del decesso vada ricercata altrove.

A conferma di ciò mi sembra illuminante la risposta che l’ex capo del Comitato tecnico/scientifico, Agostino Miozzo, dette tempo fa su Rai Tre a Lucia Annunziata, la quale chiedeva lumi circa il record di morti registrato in Italia: “Noi siamo rigorosi nel denunciare tutti coloro che muoiono con il Covid e li categorizziamo morti da Covid, per Covid. Comunque, tutti Covid positivi”. Ergo, dal momento che il virus si è oramai diffuso in ogni angolo d’Italia, tant’è che l’Oms stima il numero effettivo dei contagiati fino a 20 volte superiore a quello ufficiale, il numero dei decessi attribuiti giornalmente al Covid-19 appare sempre meno attendibile. Un simile ragionamento dovrebbe valere per chi rischia sul serio di finire in terapia intensiva o peggio, ovvero gli anziani e i portatori di gravi e gravissime patologie. Infatti, al 30 marzo 2021 risultano 106.789 pazienti deceduti Sars-Cov-2 positivi. Di questi 1.188 sotto i 50 anni (l’1,1 per cento) e addirittura 282 con meno di 40 anni (lo 0,26 per cento), in maggioranza affetti di gravi e gravissime patologie pregresse.

Adesso, tutto questo ci deve spingere verso la palude del negazionismo preconcetto? Niente affatto. Da tali, semplici valutazioni dei numeri della pandemia, che chiunque in possesso di un collegamento internet è in grado di estrapolare, è possibile uscire dal vortice emozionale di una suggestione collettiva che impedisce ai più di farsi una idea più equilibrata di questa brutta malattia. Una idea la quale, se dovesse prendere piede, potrebbe spingere le autorità preposte a prendere misure assai più ragionevoli, sul modello della Svezia e di altri Stati aperturisti. Perché, e qui concludo, continuando a paralizzare il sistema con le attuali regole, il Paese non riuscirà più ad estrarre le risorse necessarie per occuparsi di chi soffre o soffrirà in futuro di altre serie malattie, anche peggiori del Covid-19.

Claudio Romiti in http://www.opinione.it/editorial

Giovanni Gentile

Gentile non aveva nulla da guadagnare nell’esporsi con l’ultimo fascismo di Salò, da cui era rimasto fino allora appartato: aveva tanti contro, non aveva mai amato l’alleanza con Hitler, detestava il razzismo; ma per coerenza e carattere non si tirò indietro, come scriverà in Genesi e struttura della società (un libro che ripubblicai con Vallecchi, ora uscito da Oaks a cura di Gennaro Sangiuliano). Si espose, accettò di presiedere l’Accademia e fu ucciso. Era stato fascista e mussoliniano, aveva avuto onori e onorari dal regime, e grande potere; ma era stato anche attaccato da molti fascisti e intellettuali, fu emarginato dal regime dopo i Patti Lateranensi.

Per Gentile il fascismo passa ma l’Italia resta, lo Stato viene prima del Partito e la Nazione prima del regime. Aveva difeso e riformato la scuola e l’università italiana, la Normale di Pisa, aveva fondato l’Istituto di studi orientali, l’Ismeo, aveva creato quel monumento alla cultura che è l’Istituto dell’Enciclopedia, la Treccani. E aveva difeso tanti intellettuali antifascisti, dissidenti ed ebrei, ne aveva portati ben 85 – contarono i suoi detrattori in camicia nera – a collaborare all’Enciclopedia; protesse antifascisti militanti come Piero Gobetti che pure lo aveva attaccato e giovani docenti oscillanti tra l’ossequio al fascismo e il larvato antifascismo, come Norberto Bobbio.

L’uccisione di Gentile fu un parricidio culturale e insieme un avvertimento e un esempio, da seguire seppure in forme incruente in tempo di pace: eliminare chi dissente, cancellare i non allineati; morte civile e infamia. I meriti, i valori, le verità non contano se sei dalla parte sbagliata. Cominciò così l’egemonia culturale…

MV, La Verità 15 aprile 2021

Depressione

Per fortuna c’erano, e ci sono ancora in giro per l’Italia, sempre più riconosciuti da pazienti grati, anche migliaia di medici (molti dei quali anche intervenuti più volte su questo giornale), che non si formano solo sui bollettini o viaggi premio dei Big Pharma, ma leggono, studiano, verificano, si confrontano tra loro. Questi medici sapevano dalla loro esperienza clinica che il vero killer non era il virus ma le malattie su cui si appoggiava nel suo diffondersi, e che decisivi erano quindi i rimedi per sostenere gli organi vitali deboli, e ripristinare uno stile di vita sano: il cibo naturale, il movimento, l’aria fresca, le relazioni affettive positive. Servono non confinamenti, ma depuratori dell’aria: ma su quello (guarda caso) non una parola. Il “nemico” vero, di cui scrupolosamente tacevano i bollettini di guerra dei commentatori ufficiali, erano appunto le grandi malattie intossicanti e croniche di cui muore il 70% delle persone. Però riconoscerlo, oltre a comportare precise terapie mediche, ignote ai burocrati politici, implicava la diagnosi di quale sia il male della società che esprime quei ministri, e quei “tecnici”. L’origine del male era (è) infatti la depressione, l’antico “tedium vitae” di cui parlavano già i grandi medici e filosofi latini a incominciare da Seneca. La malattia delle società ricche, come già la Roma tardo imperiale, che smarriscono nelle gratificazioni materiali i valori profondi, le forze e gli affetti duraturi, indebolendo con l’anima anche il corpo, che era stato prima lo strumento del guerriero. Perdono così anche la voglia di vivere, e quel tanto di aggressività indispensabile a combattere davvero e non solo a parole, o per finta. La soppressione di ogni spinta aggressiva è stata infatti decisiva, come sempre accade, anche nella pessima gestione dell’epidemia. Come ci ricorda Konrad Lorenz: “Se si elimina la pulsione aggressiva sparisce dalla vita umana il comando ‘attacca!’ (nel senso più originario e vasto) non spingendoci più ad affrontare un compito o un problema, fino alla creazione artistica o scientifica”.

estratto da https://www.ariannaeditrice.it/articoli/uccisi-da-malattie-non-trasmissibili-e-il-paradosso-di-questa-pandemia