Capire la Russia

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Allo stato attuale, la Russia è il Paese più demonizzato al mondo, inserito d’ufficio, a seguito degli sviluppi di situazione in Ucraina, nel particolarissimo elenco di “Stati canaglia” individuati dalle strategie obamiane di esportazione delle libertà americane (capitalismo consumistico e “senza frontiere”, individualismo, mercificazione, commercializzazione dell’esistenza dei singoli) in ogni angolo del Pianeta non ancora sottomesso ai dettami speculativi del Nuovo Ordine Mondiale.
Difendere la Russia, le sue ragioni in ambito geopolitico e culturale, è dunque un dovere da parte di chi, oggi come in passato, non accetta di deporre le armi della cultura, della conoscenza e della lotta per la dignità dei popoli e delle nazioni, contro l’imperialismo globalizzatore del Leviatano euro-atlantico.
Per difendere la Russia, occorre iniziare dal “Capire la Russia”.
(Dalla quarta di copertina)

Capire la Russia.
Correnti politiche e dinamiche sociali nella Russia e nell’Ucraina postsovietiche
,
di Paolo Borgognone,
con prefazione di Giulietto Chiesa,
Zambon editore, 2015, € 25

Paolo Borgognone (1981), astigiano, si è laureato in Storia all’Università degli Studi di Torino nel 2008.
Fa parte del Comitato Scientifico del Centro di Iniziative per la Verità e la Giustizia.
Per la casa editrice Zambon ha pubblicato Il fallimento della sinistra “radicale” e, nel 2013, una trilogia sul tema della disinformazione strategica, dedicata rispettivamente ai casi latino-americano, eurasiatico-mediorientale e italiano.

https://byebyeunclesam.wordpress.com/2015/02/06/capire-la-russia/

Il potere della bellezza

«Ci chiediamo da dove venga la violenza che dilaga tra gli adolescenti, taccheggiamenti, rapine aggressioni», dice Jeanne Murrone una psicologa clinica che lavora con gli adolescenti. «La nostra cultura produce un senso di diritto acquisito. Quando un ragazzo accende la televisione, quello che vi vede pubblicizzato è un paio di scarpe da ginnastica Adídas da 120 dollari. Non può permettersi delle scarpe da 120 dollari, ma per venire accettato, non può mettersi delle scarpe da 20 dollari..’Devo procurarmi le Adidas da 120 dollari’, pensa. Ho diritto ad avere quelle scarpe, a quella roba per i piedi. Prenderò una pistola, la pianterò in faccia a qualcuno e gliele leverò dai piedi’» Gli adolescenti di oggi riderebbero di fronte alla visione che di loro aveva Rousseau come di individui « che lottano pieni di tensioni morali ». Come possono capire la moralità e l’idealismo in un mondo di adulti immaturi, irrazionali e non propriamente rispettabili?

Uno studio pubblicato dal Centers for Dísease Control and Prevention asserisce che il tasso annuale a cui gli uomini tra i quindici e i diciannove anni vengono assassinati è volato dal 1985 al 1991 al 154 %. Siamo molto solerti a far risalire al consumo di droghe tutto quello che di sbagliato succede nella nostra società, rintracciando l’origine di tutti i mali negli anni Settanta. In realtà, il male è in noi stessi, sia che la nostra vacuità sia cominciata con il consumismo successivo alla seconda guerra mondiale, con il maccartismo degli anni Cinquanta, o con il Vietnam degli anni Sessanta e Settanta, o che invece decidiamo di imputarla al crescendo di avidità che ha caratterizzato gli anni Ottanta. Il fatto è che noi abbiamo perso la parte migliore della nostra identità. E invece di affrontare l’orrore del nostro vuoto, ci infiliamo in involucri fantasiosi e scappiamo dal nostro Eden un tempo regno della perfezione.

Fu ai tempi del Watergate che l’integrità e la gentilezza d’animo cominciarono a scomparire, insieme alla vergogna e al senso di colpa?. Nella mia memoria, fu all’inizio degli anni Ottanta, quando, sfogliando il Miami Herald mentre facevo colazione, mi trovavo in continuazione di fronte a storie da prima pagina sull’ennesimo alto funzionario Governativo, l’ennesimo capitano d’industria, che aveva truffato, rubato, mentito; in nessuno di questi articoli si accennava alle loro dimissioni. Per la fine di quel decennio avevamo tutti cessato di rimanere costernati per il fatto che i ladri, i mentitori e i truffatori – tutte figure di rilievo nazionale – non si scusassero né si dimettessero per la vergogna. Né sembrava che il pubblico si aspettasse che lo facessero. Ci siamo abituati al Contenitore Vuoto.

Oggigiorno sulla prima pagina troviamo la storia di un uomo/un bambino sconosciuto, che si è ucciso o ha ucciso qualcun altro senza provare alcun rimpianto. Quando i maggiori leader della nazione infrangono il codice morale e i leader delle singole comunità truffano, mentono e rubano, non ci rimane altro che la cultura della vigliaccheria. Cominciamo ad essere terrorizzati dalla nostra stessa assenza di valori; come potremo giudicare noi stessi e gli altri quando i tratti invisibili che un tempo identificavano l’essenza di una persona non esistono più? Guarda all’esterno del contenitore, all’involucro. Indossalo! Vuoti e spaventati, camminiamo per le strade, catturando gli sguardi, attirando le linee visuali, domandando attenzione. «Guardami, dannazione, o ti ammazzo! »

FRIDAY, Nancy, Il potere della bellezza, Tea Edizioni, 1996, pp.322-3

http://www.nancyfriday.com/

Da leggere

Zygmunt Bauman

Un libro tragicamente attuale, firmato dal più noto e importante filosofo e sociologo vivente, il polacco Zygmunt Bauman (1926) che insegna all’istituto di sociologia dell’università di Leeds, in Gran Bretagna. Il testo si chiama “Danni collaterali“, sottotitolo “diseguaglianze sociali nell’età globale” ed è stato pubblicato nel 2013 dalla editrice Laterza di Bari. Bauman è noto perché la vulgata corrente lo definisce “il coniatore del termine  liquida per definire molti aspetti della nostra epoca”. Questo libro, uscito in tutto il mondo nel 2011, è stato pubblicato in Italia soltanto due anni e mezzo dopo senza nessun clamore, commento, recensione di rilievo. In questo testo, l’autore spiega perché ha scelto un titolo prendendo a prestito un termine militare, per l’appunto “danno collaterale”. Identifica la situazione attuale come uno scenario totalmente bellico (dal punto di vista esistenziale e sociologico) perché la neo-aristocrazia planetaria occidentale (destra e sinistra insieme in forma consociativa consapevole) ha dichiarato guerra alla società con la dichiarata strategia a tavolino di eliminare dal mercato la più alta percentuale possibile di persone per cinesizzare la pratica del lavoro, riducendo l’individuo a un numero statistico. La “persona” cessa di venir considerata un essere umano, perché diventa un semplice “danno collaterale” nella guerra in corso. Di lettura semplice e avvincente, lo considero (ahinoi) di stringente attualità.

http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2014/12/piu-libri-per-essere-piu-liberi-di.html

Lo trovate anche in e-book a circa 7 euro

I doveri dell’uomo

mazzinidoveriIn questo post vorrei condividere qualche passo de “ Dei doveri dell’uomo” di Giuseppe Mazzini perché penso contenga idee e spunti che ritengo particolarmente attuali. Per approfondimenti qui il link a precedenti articoli di altri autori su Appello al popolo.

Quest’opera fu scritta nel 1860 nel pieno dell’unificazione ed era rivolta agli operai italiani. Il tema del saggio verte appunto sui doveri del popolo italiano:

Ogni vostro diritto non può essere frutto che di un dovere compito.

Qui Mazzini pone al primo posto l’etica della solidarietà responsabile come prerequisito per la conquista di diritti sociali rispetto alla mera acquisizione di diritti individuali senza una reale coscienza degli stessi:

Gli uomini che promossero le rivoluzioni anteriori s’erano fondati sull’idea dei diritti appartenenti all’individuo: le rivoluzioni conquistarono le libertà… Ma che mai importavano i diritti riconosciuti a chi non avea mezzo d’esercitarli?

Ciascun uomo prese cura dei propri diritti e del miglioramento della propria condizione senza cercare di provvedere all’altrui… gli uomini s’educarono all’egoismo, e all’avidità dei beni materiali esclusivamente…

Essi inventarono l’orribile formola: ciascuno per sé: sapevano che con essa, creerebbero l’egoismo: e sapevano che tra l’egoismo e lo schiavo non è che un passo.

Davide Visigalli

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Essere senza tempo

Jean Baudrillard, filosofo francese, scriveva a ragione che “l’informazione, invece di trasformare la massa in energia, produce ancora più massa”.

 

Goethe “come massima disgrazia della nostra epoca, che non permette ad alcunché di pervenire a maturità, devo considerare il fatto che nell’istante prossimo si consuma quello precedente, si sprecano i giorni e si vive sempre alla giornata, senza combinare nulla”.

 

L’uomo di questa società vive nell’indifferenza e nell’immediatezza, rimanendo ciò che è. Non arriva a dare alcuna spiegazione alla propria vita perché la consuma in quell’attimo…Se in passato riuscivamo a fare nostre le parole di un libro e ci arricchivamo di associazioni quasi impreviste che ci rendevano più intensi, più riflessivi, l’universo informatico dell’epoca odierna ha appiattito la creatività insita nel processo tortuoso della lettura; dosi massicce di informazioni compaiono infatti sugli schermi dinanzi ai nostri occhi e paralizzano in un istante i processi creativi della nostra mente. Se un barlume di creatività permane, arriva a costituirsi come esausto, incline alla dissipazione, quasi incomunicabile; l’uomo ha difficoltà a comunicare con il verbo quel che realmente prova. Si trova in perenne debito di tempo, incapace di vivere appieno il presente che gli viene sottratto sempre più velocemente.

estratto da http://www.lintellettualedissidente.it/ilturbamentosenzalibri/

di Claudia Grazia Vismara

N.B. Il titolo del post rimanda al libro di Diego Fusaro

Tesi di laurea

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Ogni tanto mi capita che qualcuno mi chieda una consulenza per la sua tesi di laurea (quella triennale), ma, ovviamente, non ha nessuna intenzione di modificare l’impostazione del suo diligente lavoro di copia e incolla.

Altrettanto ovviamente libri utili come questo diventano inutili visto che, comunque, in sede di laurea il candidato rimedia almeno 100; quindi adesso il libro in questione non si trova.

Giusto per darvene un’idea ne ho copiato la pag.148,  che riporta gli errori più comuni (scaricabile in PDF); ma sarebbe già buona che il candidato sapesse scrivere in un italiano grammaticalmente e sintatticamente corretto.

Senza lavoro

Massimo Cirri Raccontare il tempo senza lavoro

Raccontare il tempo senza lavoro

domenica 13 ottobre, ore 16:00 – Centro Culturale Altinate – San Gaetano – Agorà

Massimo Cirri

“Raccontare il tempo senza lavoro”
Con Martino Gozzi

Cirri racconta l’evento che nel 2009 ha coinvolto la società Eutelia attraverso la testimonianza diretta di dodici lavoratori che hanno vissuto in prima persona le vicende: la cassa integrazione, la reazione dei sindacati, l’occupazione delle strutture aziendali. Un lavoro di storytelling realizzato grazie all’aiuto di Scuola Holden, fondata da Alessandro Baricco, di cui Gozzi è autorevole esponente.
Succede che ci sono manager che si prendono delle aziende in crisi, approfittano di quello che c’è e poi buttano a mare quello che rimane. Succede che i lavoratori dell’Agile ex Eutelia di Milano prima subiscono, poi combattono, ma quando la battaglia finisce (e i vertici aziendali sono condotti in Tribunale) manca la terra sotto i piedi e molti cominciano a stare male. Senza lavoro, senza prospettive più in là del divano di casa. Succede anche che qualcuno prova a dire “discutiamone, mettiamoci insieme e parliamo di come stiamo, di cosa stiamo passando”. Lo fanno Massimo Cirri e Corrado Mandreoli della Camera del lavoro di Milano. E a qualcosa serve. Poi i lavoratori si mettono a scrivere, e anche questo serve. Per loro e per gli altri che dovranno passarci, in questo disastro che è la perdita del lavoro. La Scuola Holden, con Elena Varvello, li guida nella scrittura. I lavoratori ripercorrono le vicende vissute, le lotte, le angosce, e soprattutto mettono a fuoco il tempo “non occupato”. Racconti, manuale di sopravvivenza, libro. Ancora non sanno bene come chiamarlo. Libro è troppo poco, non basta. Massimo Cirri cuce le sequenze di quest’avventura con gli autori dei racconti: Patrizia Aprile, Idelma Beghi, Maria Gloria Brazioli, Tiziana Crostelli, Alessio D’Adda, Paola Fontana, Enrico Longoni, Marina Moresco, Carmen Pizzetti, Angelo Ronchi, Luisa Scarpa, Antonella Spinazzi ed Erica Nicola.

– See more at: http://www.lafieradelleparole.it/programma/2013-10-13-raccontare-il-tempo-senza-lavoro.html#sthash.ROujnlOT.dpuf

Malati di cronaca

Franco Ferrarotti
“Il termine “idioti” del titolo non è un insulto gratuito. È da intendersi nel senso etimologico di “circoscritti”, “localizzati”, “irretiti”, “prigionieri nel web”.

Un’intera generazione appare nello stesso tempo informatissima di tutto, comunica tutto a tutti in tem­po reale, ma non capisce quasi nulla e non ha niente di significativo da comunicare. È una generazione al macero, appesa agli schermi opachi di TV, Internet, Facebook, Youtube, eccetera, destinata all’obesità catatonica e alla lordosi sedentaria. La stessa mol­teplicità e eterogenea abbondanza delle informazioni la deforma, la fagocita, le impedisce di stabilire una propria tavola di priorità.(sottolineatura nostra)
Internet, priva della critica delle fonti, è la grande pattumiera planetaria e paratattica, in cui giovani e giovanissimi, adolescenti, ma anche giovani adulti, vanno quotidianamente affondando”.

A questo proposito forse non tutti sanno che i recenti concorsi a cattedre per l’insegnamento nelle scuole italiane, prevedevano, all’orale, una presentazione digitale su un argomento assegnato 24 ore prima; inutile dire che (anche per facilitare la composizione della presentazione) tutto il materiale utilizzato altro non era che un copia e incolla dal web, che ha tanto materiale, ma, come fa notare Ferrarotti, senza una selezione delle fonti da parte del ricercatore,  diventa un discorso né credibile né organico.

Internet è come la cultura popolare dei proverbi, che dicono tutto e il suo contrario e si presta a supportare qualsiasi tesi, se non c’è una verifica sul campo o una documentazione alternativa.

Se a questo aggiungiamo il gusto per il sensazionalismo proprio della cronaca, che deve amplificare la notizia televisiva per farsi leggere, si viene trasportati ogni giorno dal fiume di notizie (spesso inutili o fuorvianti) senza mai avere il tempo di approfondire una riflessione personale.

Giusto per fare un esempio: uno degli articoli più letti di bondeno.com , lo è perché figura nella sitografia della voce biogas di wikipedia, ma era un articolo che riportava l’opinione di un esponente politico e che come tale si firmava; a questo punto ho inserito i richiami ad altri articoli che rimandavano a studi in merito di docenti universitari (scaricabili e consultabili).

Dalle statistiche del sito (che amministro), ho potuto rilevare che quelli che li cliccavano erano una sparuta minoranza, a loro volta minoranza di quelli che si accontentavano della voce di wikipedia.

La conclusione è quella di Ferrarotti: ci si interessa a quello cui tutti si interessano e nel modo più superficiale possibile, giusto per intavolare una conversazione occasionale, magari sul proprio blog.

La cosa è ovviamente incoraggiata in alto loco se è vero che si è più volte affermato che” con la cultura non si mangia” e si è provveduto ad indicare, tra i requisiti preferenziali per l’occupazione giovanile, la mancanza di un titolo di studio.