Il grande successo del Green-Pass

“Stiamo peggio dell’anno scorso”: quante volte l’avete sentito dire in questi giorni?Di fatto, fra quarantene, isolamenti e autoisolamenti dettati dalla paura, sembra proprio di essere in un lockdown di fatto.L’accesso agli uffici pubblici è sempre più complicato, mentre gli esercizi commerciali sono pressoché vuoti, e in molti iniziano ad aver paura di non farcela, visto che questa volta non ci saranno neanche i ridicoli ristori.Nessuno può più negarlo, greenpass e supergreenpass non hanno valenza sanitaria ma solo politica, sono misure vessatorie nei confronti dei non vaccinati, assolutamente inutili per limitare la circolazione del virus: la realtà ha smentito i bugiardi come il Premier Draghi e il suo delirante annuncio per cui il pass sarebbe stato “la garanzia di ritrovarsi fra persone che non sono contagiose”.Non solo, anche i bambini hanno capito che il pass ha agevolato enormemente la crescita dei contagi, proprio come era stato previsto da tante persone che, pur avendo argomenti e spesso ragione, si vedono quotidianamente negata la dignità del confronto.Questo perché, data la quasi inesistente efficacia dei vaccini nell’evitare l’infezione (anche questo previsto dai soliti denigrati), il pass si è rivelato pura licenza di infettare, messa in mano ai vaccinati.Il che, indipendentemente dalle intenzioni, ha prodotto un risultato eccellente dal punto di vista epidemiologico, avendoci avvicinato all’ormai prossima endemizzazione, mentre è stato devastante dal punto di vista sociale.Il pass è servito come grimaldello (o meglio manganello) con cui una criminale classe dirigente ha definitivamente instillato un folle clima di diffidenza e odio nella popolazione, trasformando i non vaccinati, già vittime di discriminazione e ghettizzazione “degne” dei nostri peggiori ricordi, in facile capro espiatorio per le sempre più evidenti incapacità e inadeguatezze di una intera classe politica e dei suoi consulenti.

Fiorella Susy Fogli estratto da FB (Meta)

RI Editoriale quotidiano del giorno 22/01/2022Lorenzo D’OnofrioRiconquistare l’Italia

La chimera della normalità

Per caso il vostro business consiste in una scuoletta parificata, con insegnanti che hanno rinunciato al loro incarico educativo preferendo una pagnotta ben farcita, con alunni paganti equipaggiati di eleganti outfit e addestrati per diventare i delfini poco curiosi dell’acquario oligarchico? Avete fatto bene, è in corso un’operazione grazie alla quale l’istruzione pubblica sta perdendo competitività e prestigio, ci saranno docenti affamati e concorrenziali che potranno far calare le pretese ai vostri dipendenti, fondi pubblici nazionali e comunitari aspettano solo di premiare il vostro dinamismo e la vostra visione della didattica, intesa alla formazione di ignoranti specializzati.

Se poi insieme a colleghi, probabilmente obiettori dell’unica forma di buona coscienza permessa, avete messo in piedi una clinica oppure una Rsa è il vostro momento.

Anche in questo caso un evento prevedibile ma vissuto come una apocalisse sorprendente e incontrastabile vi ha favorito, convogliando tutte le risorse nell’acquisizione di prodotti farmaceutici largamente inefficaci e distogliendo le risorse necessarie al potenziamento  del sistema sanitario pubblico, impedendo ai medici di base di curare i pazienti e spingendoli a indirizzarli agli ospedali, inadeguati dopo decenni di tagli, che scaricano le colpe dell’impotenza, incapienza e incapacità su un target di capri espiatori creati per esonerare da colpe e responsabilità decisori nazionali e regionali, dirigenza sanitaria, “comunità scientifica” e personale che per anni ha tollerato lo scempio della professione, accontentandosi della promozione a eroi in occasioni eccezionali.

Questo stato di eccezione ha bisogno che vengano mantenuti gli standard di incertezza sui dati e di minaccia incontrastabile, esige che i “casi” non diminuiscano per via di varianti prevedibili o di ancora più prevedibili sindromi stagionali in modo che rispettino e legittimino la menzogna vigente da due anni, che ha motivato e determinato ogni atto irrispettoso e illegittimo non solo dei diritti, del libero arbitrio, delle norme costituzionali, ma della stessa salute. E anche del buonsenso, se ormai il tradimento è stato commesso perfino ai danni dei vaccinati con due dosi, oggi retrocessi a empi Novax.

estratto da https://ilsimplicissimus2.com/2022/01/10/la-chimera-della-normalita-158501/

Paura

Nel 1920 alla John Hopkins University lo psichiatra Dr. J.B. Watson compie alcuni esperimenti su bambini piccoli di età dai 3 mesi a 1 anno. Gli esperimenti sono straordinari nella loro semplicità. In uno di questi presenta ad un bambino una candela accesa per vedere se ha paura del fuoco. In un altro introduce degli animali nell’ambiente per vedere se il bambino è spaventato.Uno di questi esperimenti viene chiamato il “Little Albert Experiment” dove accanto ad un bambino di 3 mesi di nome Albert viene messo un coniglio. Dopo un po’ il bambino si affeziona all’animale e comincia anche ad accarezzarlo. Poi il Dr. Watson decide di modificare l’ambiente producendo un forte rumore di martellamento ogni volta Albert tocca il coniglio, col risultato di spaventare il bambino. Alla fine, Albert prova repulsione per il coniglio, gridando terrorizzato ogni volta che gli viene messo vicino.Cambiando l’ambiente Watson scopre che la mente non ancora sviluppata del bambino può essere controllata, insegnandole come comportarsi di volta in volta con possibilità e combinazioni infinite. Dai suoi esperimenti Watson raggiunge una conclusione radicale che getterà le basi dell’ingegneria politica e sociale del 20° secolo.Dalle sue ricerche conclude che la forza dominante nella società non è l’amore ma la paura.Quindi miliardi e miliardi di dollari delle multinazionali vengono iniettati nel tempo nei campi dell’istruzione, della ricerca scientifica e politica per un piano prestabilito di ingegneria sociale e umana.“Datemi un bambino e posso trasformarlo in qualsiasi tipo di uomo.”Queste sono le parole dello psichiatra Dr. J.B. Watson, il fondatore del comportamentismo.Secondo questa visione del mondo, il comportamento degli organismi, inclusi gli esseri umani, è facilmente prevedibile e scontato quindi controllabile, e da allora i governi e gli scienziati con massicci finanziamenti corporativi hanno lavorato con fervore nel condizionare l’essere umano ad essere quel perfetto ingranaggio di quella macchina chiamata oggi “il mercato”.L’amore per il potere è la forza trainante dell’economia globale e l’installazione della paura nelle menti delle persone è lo strumento usato per manipolare la società, utilizzando i media mainstream per mantenere il gioco. La gente ha paura per il proprio lavoro, per i propri mezzi di sostentamento, impegni familiari, status finanziario e posizione sociale. Ha paura per la sua comunità, per le risorse pubbliche, il crimine, la sicurezza nazionale e l’assistenza sanitaria.Molti cittadini oggi sono diventati schiavi arrendevoli e compiacenti, tolleranti verso l’obbedienza graduale, pronti a scambiare una schiavitù fisica per una psicologica. La cosa che più mi preoccupa non sono tanto le limitazioni che ci imporranno ma la remissività e arrendevolezza che sta sfornando una nazione di depressi sorridenti.L’unica cosa che sta velocemente scomparendo nella società oggi è l’abilità di essere umani, l’abilità di discernere, ragionare, pensare criticamente e usare l’intuizione. Le persone in questi giorni fanno affidamento sui loro pari, sulle istituzioni governative e strizzano l’occhio verso i loro idoli che gli diano uno scopo, disperatamente alla ricerca di un corrimano per aggrapparsi, di significati e comprensione fuori dalle proprie menti. Hanno delegato il proprio pensare ad altri, spalancando la porta a qualsiasi psicopatico che allegramente assumerà il ruolo di leader, giocando a suonare il pifferaio magico per la mandria.

Carol Watkins

(traduzione di Stefano Fiore)

Fabianesimo

In conclusione, lo “stakeholder capitalism del XXI secolo” del professor Schwab sembra delineare una sorta di “socialismo benevolo”, un’evoluzione su scala planetaria di quel mito evergreen che è lo Stato assistenziale dei Paesi dell’Europa settentrionale. La collaborazione stretta tra grande finanza, big-tech, media e capitalismo clientelare è, ovviamente, necessaria alla realizzazione del progetto: promesse di “salute” e “sicurezza”, garantite dall’alto (nella forma di maggiori sussidi pubblici e di “reddito universale di cittadinanza”); più tasse, meno libertà (e meno responsabilità), meno privacy e meno scelta individuale. Un “socialismo liberale”, insomma, un po’ gnostico e un po’ fabiano, che intende mantenere la sovrastruttura liberal–democratica, ridotta però a un guscio vuoto, mentre le risorse e le decisioni importanti sono destinate ad essere sempre più accentrate presso “tecnici” e “competenti”, presso “cabine di regia” sempre più lontane. Una prospettiva distopica che ricorda più quella evocata nel Nuovo mondo di Aldous Huxley (1894-1963) che non quella paventata in 1984 di George Orwell (1903-1950). Quos Deus perdere vult, dementat prius: qualsiasi progetto contrario alla natura dell’uomo e all’ordine delle cose è destinato inevitabilmente al fallimento finale, ma può tuttavia arrecare dei seri danni, per molti anni a venire.

http://www.opinione.it/societa/2021/12/21/maurizio-milano_stakeholder-capitalism-a-global-economy-that-works-for-progress-people-and-planet-klaus-schwab/

Razzismo

Di fronte a una refrattarietà al vaccino che viene presentata come una sorta di follia, una pazza e irrazionale sfiducia nella Scienza, si moltiplicano le descrizioni dei No Vax come un gruppo a parte. Come si sente risuonare in molte parole anche ai massimi livelli, essi non sono più cittadini come gli altri. Troviamo sui giornali “identikit dei No Vax” dove si va da condanne morali (egoisti) e peana sulla loro ignoranza, ad esplicite istanze di psichiatrizzazione.
Quest’ultimo passo è particolarmente significativo: trattando il soggetto dissenziente come un soggetto da indagare sotto il profilo della terapia psicologica o della psichiatria, ora esso non è più considerato una persona autonoma, ma diventa un oggetto di studio, non è più un soggetto mosso dalle proprie ragioni, ma un oggetto che reagisce a cause interne, da disinnescare. Nella concettualità moderna, questa è la mossa finale nella costruzione di un gruppo destinato a divenire un capro espiatorio: i suoi partecipanti vengono separati dall’umanità ordinaria, vengono disumanizzati. O vengono disumanizzati in termini morali (si sprecano le invettive, le espressioni di disgusto, le minacce anche da parte di personaggi prominenti), o vengono disumanizzati in termini mentali (non sono davvero padroni delle proprie azioni, ma vittime di pulsioni oscure, pregiudizi o distorsioni cognitive; sono malati che non sanno di saperlo e che, a maggior ragione, meritano un trattamento sanitario obbligatorio.)
Le analogie di questa dinamica psicologica con eventi drammatici del ventesimo secolo, eventi che ritenevamo superati per sempre, è sorprendente, come è sorprendente che gente che fa a gara a darsi reciprocamente medaglie di antifascismo non lo veda minimamente. È ovvio che contesti e premesse sono diverse, lo sono sempre, visto che la storia non si ripete mai identica. Però questo non deve distogliere lo sguardo dalle analogie. Quando in questi casi sento brandeggiare l’argomento che in quei tempi bui si parlava di pregiudizi irrazionali, come il “razzismo”, mentre oggi è la Scienza a parlare contro l’Irrazionalità, non posso che ricordare sommessamente che il “Manifesto della Razza” del 1938 venne firmato da alcuni tra i più eminenti scienziati dell’epoca, che nelle università c’erano cattedre di “scienze della razza”, e che il “razzismo scientifico” è scomparso solo con gli esiti della seconda guerra mondiale.

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/identikit-del-no-vax-o-del-come-costruire-un-capro-espiatorio

Abbiamo un piano (inclinato)

Fonte: La Fionda

L’Italia è quel paese in cui, durante la pandemia, si è assistito ad uno tra i peggior bilanci sanitari (per numero di morti) ed economici (per PIL perso). Il peggiore tra i paesi sviluppati. Nonostante questo ci dipingiamo come modello per gli altri.

L’Italia è quel paese in cui una meritoria inchiesta giornalistica ha dimostrato che il Ministro della Salute ha mentito in parlamento sul fatto di aver contribuito ad insabbiare un rapporto scomodo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e di aver avallato (e partecipato ad) una ristesura concordata dello stesso per smorzare gli aspetti politicamente critici. Lo stesso paese in cui non c’era un piano pandemico aggiornato e quello che c’era non fu applicato, nonostante le raccomandazione dell’autorità sanitarie internazionali. In Italia, il Ministro della Salute resta saldamente al suo posto, mentre da più parti si invoca la censura o la chiusura nei confronti della redazione che ha promosso l’inchiesta, svelando i fatti.

L’Italia è quel paese in cui, pur in assenza di qualsiasi obbligo generalizzato alla vaccinazione, la legittima scelta di non vaccinarsi (con i vaccini europei) comporta (NB: solo per chi non ha i mezzi per pagare 15€ a tampone ogni 48h) la perdita di ogni dignità sociale, del lavoro e di ogni possibilità di svago o aggregazione nelle formazioni sociali che contribuiscono al pieno sviluppo della persona umana. Ciò avviene, peraltro, senza alcun riguardo ai diversi esiti del rapporto rischi/benefici per le diverse fasce d’età e di fragilità o esposizione al virus. L’Italia è quel paese in cui tutto è ritenuto legittimo “per dare un segnale” e “incentivare alla vaccinazione”, mentre abbiamo oltre l’80% di popolazione vaccinata.

L’Italia è quel paese in cui il centro e la sinistra hanno gridato per anni al pericolo fascista nei confronti di Forza Italia prima e della Lega poi ed è lo stesso paese in cui il centro e la sinistra governano oggi con Berlusconi e Salvini.

L’Italia è quel paese in cui durante la fase economicamente più travagliata della pandemia, i giornali, le televisioni e i partiti tutti, acclamavano in coro le progressive e solidaristiche sorti della UE che faceva arrivare umanitarissimi aiuti economici sotto forma di Recovery Plan. Ed è anche lo stesso paese in cui ci si accorge solo pochi mesi dopo che l’erogazione di quei fondi (peraltro, spiccioli ed in gran parte già nostri, come in una partita di giro) è strettamente vincolata all’approvazione di una serie di riforme (pensioni, privatizzazione servizi, giustizia, flessibilità del lavoro etc.) cui adempiere  volenti o nolenti, a prescindere dalla volontà popolare.

L’Italia è quel paese in cui si discute da oltre un secolo di “questione meridionale”, ma all’ora di investire i soldini si cambia Governo per assicurarsi che poco o nulla “sgoccioli” al Sud arretrato, mentre il resto d’Italia arraffa il bottino. Lo stesso paese in cui si pensa al Ponte sullo Stretto come ad una soluzione, mentre nel territorio siciliano i ponti (piccoli) crollano, mancano le autostrade e le rotaie ferroviarie, i cantieri delle incompiute sventrano per decadi le strade esistenti, l’incuria, la mancanza di manutenzione e l’abusivismo lasciano alle spalle disastri e morti ad ogni evento naturale o atmosferico di una certa entità.

L’Italia è quel paese così “democratico” che il Presidente del Consiglio dei Ministri ed il suo governo hanno all’opposizione solo l’8% circa del parlamento e lo 0% dell’informazione mainstream e in cui Egli stesso potrebbe diventare Presidente della Repubblica senza soluzione di continuità, nella più total(itaria) acclamazione dei mezzi di informazione e dei partiti, solo un po’ scocciati che le cariche non si possano cumulare.

L’Italia è anche quel paese così “democratico” in cui il Ministro dell’interno ha lasciato che un branco di fascisti esagitati assaltasse la sede del maggior sindacato italiano mentre le proprie forze dell’ordine procedevano zelanti a colpire con manganelli e idranti manifestanti pacifici. Lo stesso Ministro dell’Interno che perculava il parlamento e l’intelligenza degli italiani nel tentativo di giustificare le azioni dei propri agenti infiltrati (che avrebbero semplicemente proceduto a spintonare un blindato “per valutare la forza ondulatoria del mezzo”). Lo stesso Ministro dell’Interno che oggi dispone “l’urgente e immediata attuazione” di restrizioni severe e senza precedenti alla libertà di manifestare e mostrare pubblicamente il proprio dissenso, non solo sulla gestione della pandemia ma “su ogni altra tematica”.

L’Italia finisce così per essere quel paese in cui la maggioranza dei miei concittadini sta avallando tutto questo. Attivamente, scagliandosi nella caccia alle streghe dissenzienti e/o perorando sempre la causa di volta in volta propinata dal Governo e, quindi, dai media. Oppure passivamente, girando lo sguardo dall’altra parte mentre tutto ciò accade.

La finestra di Overton è diventata un portone.

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/abbiamo-un-piano-inclinato

Elogio della filantropia

Fonte: EreticaMente

Dice un antico proverbio arabo che quando il povero parla nessuno lo ascolta, ma se il ricco fa un peto la gente esclama: “che profumo sublime!”. Oggi non è diverso. Le persone più ricche del mondo ammorbano il pianeta con le loro flatulenze, ma la gente annusa con reverente ammirazione. Questo ha prodotto un generale discredito della filosofia. Il nesso tra i due fenomeni può non essere evidente, ma diventa chiaro non appena si consideri la fondamentale incompatibilità tra l’esser filosofi e l’esser enormemente ricchi.

Il filosofo, anche se non è un Diogene, dovrebbe guardare con un certo disincanto al denaro. L’uomo occupato ad accumulare ricchezze materiali vede invece la filosofia come una perdita di tempo, quindi di denaro. Il filosofo è uomo di astrazioni. Il capitalista è uomo pratico, d’azione, il suo cervello è nutrito con principi rigidamente utilitaristici. Non utilitarismo speculativo, fatto di concetti filosofici, ma istintivo, come quello di un predatore. Il suo pensiero non ammette astrazioni, a parte il calcolo di profitti e interessi.

Viviamo ormai in un’epoca in cui il vero e più influente maître à penser è il grande capitalista. E il prestigio di cui gode il suo magistero è pari al capitale di cui dispone. Il sistema capitalistico, con le sue regole, i suoi valori, i suoi obiettivi, è diventato più o meno consciamente modello di vita, profezia di progresso sociale, tutore di un’Umanità dipendente in tutto dal denaro. Poiché è dunque il pensiero delle persone più ricche, per le quali ‘speculazione’ ha un significato esclusivamente finanziario, a determinare i generali processi sociali, si produce nella società un vuoto culturale e umanistico.

Tuttavia, alcuni miliardari refrattari alle consolazioni della filosofia sembrano nobilitarsi oggi con l’esser filantropi, preoccupandosi attivamente del benessere dell’Umanità. Tale filantropia ovviamente non si nutre di ideali filosofici, e il benessere che si prefigge di ottenere non implica piaceri intellettuali o spirituali.

Secondo il Filantropo-capitalismo l’uomo non ha bisogno di metafisici, santi o filosofi, ma di banchieri, medici, tecnici, ingegneri. Non gli servono relazioni umane appaganti, libertà, armonia interiore, ma tecnologie più efficienti e sistemi di produzione più razionali. Che solo i beni monetizzabili favoriscano un vero progresso umano appare una verità lapalissiana, che non serve argomentare.

leggi tutto su https://www.ariannaeditrice.it/articoli/il-girone-dei-filantropi

Smagnetizzati

Questa è carne da cannone. Prima eliminerà noi, quindi si getterà nel pozzo della dissoluzione. I prossimi decenni saranno un incubo. Mai viste nella storia intere generazioni d’umani controllate con tale facilità. Sono posseduti, evidentemente, dato che ogni atto o pensiero non attinge a una tradizione o una personale rielaborazione d’essa, ma segue l’asfalto prestabilito di una road to nowhere. Per questo essi, benché laureati o dottorati in massa, appaiono così superficiali e passivi di fronte agli inganni; mancano proprio di quel retroterra di astuzie, annusamenti e pre-sentimenti che strutturava l’agire profondo dei loro antenati. I soldati di Bismarck obbedivano agli ideali sulla grande Prussia, i Crociati alla liberazione del Sepolcro di Cristo a quelli di qualche primate della Chiesa che in lui s’incarnavano; e, tuttavia, nonostante questo, nonostante l’ignoranza, l’analfabetismo o il plagio ideologico ch’essi subivano, riuscivano a mantenere una propria personalità indipendente, una sapienza peculiare e inattaccabile, a livello individuale o di comunità o di corporazione, poiché il passato pensava in loro vece. Cosa, oggi, del tutto impossibile agli Smagnetizzati.
Ciò che agghiaccia, peraltro, e non uso questo termine vanamente, è che tali Tecnopueri, tabulae rasae, non sono mossi da pulsioni intime e veritiere nemmeno negli atti una volta definiti passionali. Anche nel pianto o nella tragedia o nella presunta e gaia spensieratezza, danzano sulle note di un minuetto inautentico: esultano, si suicidano e s’accoppiano come agiti da una forza aliena che gl’impedisca la vera felicità. E come potrebbero esser felici se è stata estirpata la violenza dalle loro esistenze? Come può sussistere la gioia senza disperazione e sofferenza? O l’accensione celeste senza un plumbeo avello che ci richiami a sé, costantemente, nel rischio? Pensate, per un attimo, a quale sommovimento di gioia debordante ebbero nel petto i fanti nelle trincee della Prima Guerra, all’annuncio della pace. Quella, sì; quella era gioia. Gioia purissima, liberatoria, smeraldina, che apriva il cuore e la speranza. Nella pace così riconquistata crebbero splendidi memoriali, un’umanità rinnovata nella spinta alla vita, comandanti e capi, eroine e madri; questo il segreto. E poi? E poi la troppa pace ci infrollì e divenimmo avidi di violenza … tale violenza poteva, però, esercitarsi solo su sé stessi poiché il Potere, con premeditazione, ci precluse non solo il carnaio, ma lo scontro, l’insurrezione, la dura affermazione della individualità o della comunità. E ottenne tale miracolo grazie alla lenta cancellazione del passato, considerato un grumo di odio e regressione, e all’incisione di banali paradigmi di comportamento … poveri, sciocchi, di un irenismo stupidissimo … eppure efficaci poiché l’istinto era ormai dileguato. Credo che Stanley Kubrick avesse ben compreso l’arancia meccanica … la negazione della violenza, naturale nell’uomo, reca a poveri reietti alienati… il finale – l’istituzionalizzazione della violenza stessa – è sin troppo ottimistico: persino quella ci è negata oggi … ci si dirige verso la destituzione della società nel suo complesso: scuola, prigioni, polizia, droghe, sesso, eutanasia … la piattezza desertica dello psicopatico castrato ci attende …

estratto da https://alcesteilblog.blogspot.com/

Coerenza

L’apertura di un conflitto sociale inizia sempre con una scelta individuale: scioperare, andare in piazza, rifiutarsi, sono innanzitutto scelte – e responsabilità – personali, che solo dopo si trasformano in collettive. Chi lotta sa che l’impotenza e la frustrazione sono sentimenti diffusi, perché nella complessità politica ed economica di oggi è difficile che l’apertura di un conflitto con il potere porti a un cambiamento sociale nel breve termine. Ma il Green Pass, come prima la app Immuni, offriva questa possibilità. Quella di dire NO, di rifiutarsi di avallare con il proprio comportamento – scaricare e utilizzare il Pass – una pratica discriminatoria. Era una scelta politica che, ricordiamo, aveva nulla a che fare con l’insindacabile decisione di vaccinarsi, e non richiedeva certo un gran sacrificio: non andare al ristorante, a teatro, al cinema…

Molti cittadini, in numero maggiore rispetto a quelli che stanno riempiendo le piazze contro il Pass, ora si dichiarano contrari alla sua applicazione al lavoro; eppure, in una incoerenza che sembra non riguardarli, continuano ad avallare la discriminazione utilizzando il lasciapassare per riempire locali serali e ristoranti; non hanno modificato la loro condotta dopo il 16 settembre, quando il governo ha esteso l’obbligo al lavoro a partire dal 15 ottobre e l’asticella della discriminazione si è alzata. Lasciare vuoti ristoranti, cinema, teatri ecc. può diventare un’arma economica di pressione sul potere politico, oltre a rappresentare un atto di protesta collettiva e di coerenza personale.

Non si può né sperare né attendere una chiamata strutturata e organizzata, da sinistra, per questo conflitto: salvo poche realtà o singoli individui, la sinistra movimentista che si riempie continuamente la bocca della parola ‘discriminazione’, dichiarando di volerla combattere, si è appiattita sulle posizioni governative spedendo il cervello in vacanza. Sta, dunque, a ciascuno di noi. Scegliere.”

Da Contro il Green Pass. La posta in gioco: disciplina e sorveglianza, di Giovanna Cracco.

La sinistra

La battaglia contro la discriminazione di minoranze di qualsiasi tipo è diventato il surrogato della tensione all’uguaglianza sociale che secondo molti pensatori, a cominciare da Norberto Bobbio era il carattere distintivo della sinistra. Ma quella eguaglianza è ormai irraggiungibile perché si fondava sulla sovranità economico – monetaria dello Stato e dunque sulla possibilità di fare politiche in senso egualitario, di creare tutele con il welfare e prevedere una redistribuzione del reddito. Venuto meno questo in nome di una omologazione planetaria sotto istituzioni non elettive e determinate dal denaro che sono ormai la buona novella della finta sinistra, viene anche meno la tradizionale dicotomia politica sinistra – destra che è tenuta in vita grazie all’esistenza residuale di gruppi che si auto situano all’estrema destra permettendo di simulare una qualche differenza. Ma è il potere che gestisce questa commedia come si è visto in maniera inequivocabile a Roma quando è venuto fuori, dal fonti ufficiali, anzi dalla stessa ministra dell’Interno Lamorgese, che si è lasciata via libera all’assalto della sede Cgil da parte dei gruppuscoli di estremisti lasciati agire in tutta libertà per poi denigrare tutti i manifestanti. Non è certo un caso se ormai si diventa fascisti se si nega una dicotomia ormai inesistente al di fuori dello spettacolo politico messo in scena dai suoi impresari.