Il mondo capovolto

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Non bastavano l’inganno, l’oltraggio, ci tocca anche subire la beffa del fuoco amico se, proprio nel giorno delle sentenze dell’Ilva, acuti pensatori che ancora si interrogano se sia meglio morire di barbarie e vivere nel socialismo, interpretano la cessione di Autostrade per l’Italia  al consorzio formato da Cassa depositi e prestiti con i fondi Blackstone e Macquarie, come un incoraggiante segnale dell’accondiscendenza del sistema neoliberista a far entrare gli Stati nazionali già espropriati di sovranità e competenze, nei suoi traffici, in veste di elemosinieri generosi e in modo da collettivizzare e socializzare perdite e effetti dei crimini perpetrati mentre invece vengono privatizzate rendite e profitti.

E dire che sarebbe una buona occasione per far venire alla luce l’ovvia considerazione che il Sistema come lo si chiamava quando ancora esisteva un pensiero anticapitalista e antagonista, non possiede quelle qualità di lungimiranza che esibisce quando sopprime diritti, demolisce lo stato sociale nel nostro interesse, applica principi intesi a restringere libertà sociali per il nostro benessere. Obnubilato dalla smania di accumulazione e dall’avidità più rapace, arraffa, inghiotte beni e risorse che poi gli restano nel gozzo e poi è costretto, senza ammetterlo, a negarsi, contraddirsi, sempre a nostre spese, ovvio, ma sempre riuscendo a guadagnarci come è uso nelle cupole mafiose, nelle cosche, nelle associazioni per delinquere che si giovano di intimidazione, ricatto, paura e che godono di infinite complicità.

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Scene di ordinaria follia

Oggi entro in un negozio, la merceria del paese, la proprietaria stava parlando senza mascherina con una ultra vaccinata, in quanto operatore sanitario RSA, che saluta e se ne va tossicchiando.

Le dico, bisogna fare attenzione ai vaccinati, spesso sono contagiosi. Mi risponde, allora dovrà fare attenzione anche a me perché mi sono vaccinata ieri. Mi sono girate le palline a trecento all’ora. Eppure era una di quelle che ascoltavano i miei ragionamenti e che sembravano darmi ragione.

Mi sono allontanata scherzando, mi ha risposto: Ma tanto metto la mascherina. Ma non lo sai che le mascherine non servono a niente per un virus minuscolo?

Le ho chiesto: e perché mai? Mi ha risposto, perché sono obbligata. Obbligata? Ma quale obbligo??? Siamo costretti se lavoriamo con il pubblico. Ma quale obbligo? Ha cominciato a sbraitarmi di libero arbitrio, che lei faceva come voleva e che io avrei fatto altrettato. Mi ha detto: perché adesso bisogna fare così. Perché tutti fanno così. Perché per potere lavorare bisogna fare così. Non ci ho più visto. Ma quale libero arbitrio? Uno ti dice che l’ha fatto perché è obbligato, e poi ti parla di libera scelta? Ma poi, quale obbligo? Un obbligo di conformismo? O il comune ha messo in atto qualche incentivo? qualche ricatto?

Le ho detto, questa è una storia che bisognerà vederla alla fine. Mi ha detto, certamente. Ho cercato di farle capire che più si vaccinano più limitano la loro e la nostra libertà. Niente da fare, è rimasta con il troglodita, primitivo “ognuno faccia come gli pare”. Che è falso: più si vaccinano più ci accerchiano con il pass. Più cedono al ricatto dei globalisti che ci vogliono marchiare. Più fanno massa, più li agevolano per il raggiungimento del loro scopo di tracciarci, ricattarci, minacciarci, indebolirci tutti.

Il loro ognuno faccia come gli pare, è falso, fallace, perché più loro fanno come gli pare, che non è neanche vero, perché molti lo fanno per paura, per inganno, per senso dell’obbligo, più gli altri vengono delimitati e un giorno forzati con la violenza? Me ne sono andata via, e andandomene via mi ha urlato: Vaffanculo! Ricambiata.

No, non sono tollerante verso i vaccinati, soprattutto quelli che non vogliono sentire ragione, gli altri si, e ce ne sono.

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Il regime della sorveglianza

Il regime della sorveglianza

di Marcello Veneziani – 14/05/2021

Il regime della sorveglianza

Fonte: Marcello Veneziani

Dunque, ricapitoliamo. Non è consentito avere un’opinione difforme in tema di covid e di pandemia, di chiusure e di vaccini rispetto a quelle somministrate dai vettori ufficiali; l’accusa di negazionismo o di no vax, di contravvenire alle regole dei social, della vita pubblica, dell’ordinamento è dietro l’angolo. È poi vietato avere giudizi difformi sulle coppie omosessuali, sulle maternità surrogate, le adozioni gay e in generale sui rapporti omo-trans-lesbiche; chi ha idee diverse, o semplicemente continua a difendere le differenze naturali, la famiglia, la nascita secondo natura e la vita secondo tradizione, entra in una sfera d’interdizione che passa dalla riprovazione al veto. Forti proibizioni sono introdotte da leggi, moniti e censure sui social. In tema di femminismo, diritti delle donne o riguardanti caratteristiche fisiche, etniche, lessicali si innescano processi sommari, a colpi di MeToo, catcalling e affini, che generano separazione e diffidenza tra uomini e donne. È vietato poi chiamare clandestini i migranti irregolari; i rom col nome tradizionale di zingari, i neri con l’appellativo antico di negri, senza alcuna connotazione dispregiativa; per ogni disabilità non vanno usati i termini adoperati da sempre, ma solo diversamente abili. E’ vietato nutrire un’opinione diversa da quella istituzionale in tema di fascismo e antifascismo, di razzismo e di nazismo, di storia e di massacri.

Oltre i divieti ci sono poi le cancellazioni del passato, in termini di amnesia collettiva della memoria storica e rimozione di tanti orrori, autori, imprese, personaggi, storie e pensieri non allineati. Tutto ciò che attiene alla nostra civiltà, tradizione e retaggio va deprecato o va accantonato per non urtare la sensibilità di chi non vi appartiene; bisogna sempre assumere il punto di vista a noi più estraneo e più remoto. Prima gli stranieri, per rovesciare un noto slogan politico fondato sulla preferenza nazionale.

In questa poderosa restrizione di pratiche, linguaggi e opinioni, la libertà consentita è un corridoio stretto e corto che si può percorrere all’interno delle opinioni lecite, in un perimetro assai angusto; appena superi il “range” consentito, coi limiti imposti alle divergenze, scatta la censura, la riprovazione, la denuncia, la condanna o l’isolamento, il cordone sanitario, la morte civile.

Passano gli anni ma la situazione non migliora anzi degenera progressivamente, spesso a norma di legge, con il patrocinio delle massime istituzioni. E si allarga ad ambiti sempre più vari della vita pubblica e privata, degli affetti e dei legami. I governi sono neutrali o consenzienti, ovvero appoggiano la censura o si chiamano fuori.

Si sta creando un pericoloso crocevia in cui confluiscono il potere economico, il potere sanitario, il potere mediatico-ideologico e il potere giudiziario. Rispetto a questi poteri poco o nulla può fare l’unico ambito di potere che può avere una legittimazione popolare, difforme rispetto a quello decretato dall’establishment: mi riferisco alla politica. Che è divisa grosso modo in tre fasce: quella di chi è d’accordo con questo regime della sorveglianza, anzi ne diventa promotrice; chi si lascia trascinare dalla corrente, non oppone resistenza, asseconda, tace e dunque acconsente per non farsi accusare di essere retrogrado; chi vi si oppone, quando sta all’opposizione ma poi abbozza per compromesso o quieto vivere quando è al governo; o al più si limita a frenare, a rallentare il decorso, senza mai opporre un organica visione alternativa.

Siamo entrati in un regime della sorveglianza che non è una vera dittatura o un sistema totalitario, impensabili in un sistema globale e mercatista; ma è una forma potente di coazione pratica e costrizione psicologica, talvolta anche giudiziaria. Mai come oggi, anche grazie all’emergenza indotta dalla pandemia, la libertà ha subito restrizioni senza precedenti che hanno colpito diritti elementari e sfere di libertà in uso nella vita quotidiana. E quando accetti limitazioni assai stringenti seppure per motivazioni sanitarie, opponi poi meno resistenze a chi ti impone un reticolo sempre più fitto di limitazioni anche in altri campi. La coazione è virale e progressiva, come la paralisi; l’inibizione della libertà e della non conformità si estende facilmente anche ad altri ambiti.

I virus ideologici si propagano come gas letali nella nostra società e stanno pericolosamente distruggendo le nostre difese immunitarie naturali, i nostri anticorpi spirituali, il nostro senso critico, la nostra capacità di ricordare, confrontare, commisurare le cose alla realtà. Dalla cancellazione della storia alla cancellazione delle differenze naturali, dalla rimozione dell’ordine naturale delle cose all’espulsione di tutto ciò che evoca l’ordine soprannaturale delle cose; dall’impoverimento del linguaggio all’uso di moduli lessicali prefabbricati.

A colpi di leggi, diritti e tutele speciali di categorie protette, di campagne rieducative e punitive, di censure e chiusure, sta mutando la nostra vita, il nostro rapporto col mondo, col sesso, la nostra relazione con gli altri, col passato e col futuro. Siamo vittime di un pericoloso riduzionismo che uccide differenze e mondi diversi.

Di tutto questo, le vittime principali sono le nuove generazioni perché non hanno termini di paragone, sono i più esposti tra il web, i social e la scuola, sono allevati in un contesto di rimozione, manipolazione e alterazione della realtà. Salvo sparute e lodevoli minoranze, i loro orizzonti sono ristretti al presente e piegati al canone dominante; immiserito il loro lessico e la loro facoltà di giudizio, automatizzati i loro comportamenti; vittime incolpevoli ma difficilmente risanabili.

Non si possono escludere rovesciamenti, variazioni e cambi di passo, ma la previsione più facile è la più terribile: arriveremo per assuefazione a considerare tutto questo come inevitabile, e perfino giusto.

riportato integralmente da https://www.ariannaeditrice.it/articoli/il-regime-della-sorveglianza

l covidismo, neonata religione universale

Livio Cadè – 09/05/2021

Il covidismo, neonata religione universale

Fonte: Ereticamente

“Ci sono due modi per far muovere gli  uomini: l’interesse e la paura.”
Napoleone Bonaparte

Unire l’intera umanità sotto un’unica fede è un’impresa in cui han fallito religioni venerande, nonostante millenari proselitismi. Al covidismo son bastati invece pochi mesi per radunare i popoli della Terra in una Chiesa perfettamente organizzata sul piano del dogma, della morale e della liturgia. Il segreto di tale risultato è duplice: da un lato, una congregazione mondiale de propaganda fide che ha svolto una formidabile e diuturna opera di conversione; dall’altro, un’umanità che della propaganda fa ormai il suo pane quotidiano, l’aria che respira.
Il covidismo, neonata religione universale, non soppianta le precedenti religioni o filosofie, ma le ingloba. Riunisce cristiani, marxisti, buddhisti ecc. all’interno di un unico grande pensiero ecumenico, nonostante sia per sua natura anti-cristiano, anti-marxista ecc. La neo religione attrae le masse per la sua dogmatica medico-scientista, mediatrice tra l’uomo e la salvezza.

Come dottrina metafisica, il covidismo ruota su due cardini: il  Peccato, contagio spesso asintomatico che rende l’uomo mortale, e la Grazia, speranza di immortalità mediata da un vaccino. Entrambi sono misteri della fede e in quanto tali trascendono la ragione. Come prassi morale, il covidismo è una Legge di tipo mosaico, precettistica scrupolosa e ossessiva fatta di purificazioni e interdizioni rituali. Ma è anche profetismo escatologico, sorta di millenarismo, utopia farmaceutica secondo cui i giusti, cioè i vaccinati, regneranno sulla Terra.
Il covidismo non è dottrina d’amore o verità ma di paura. Non presuppone alcuna trascendenza. Professa un’immanenza carnale e malaticcia, cui dedica un culto integralista. È incerta guerra fra una Natura satanica e un Farmaco messianico. Non promette felicità in questo o in altro mondo. Non prevede, come ogni altra religione, una salute futura; solo un’emergenza sanitaria che sempre rinasce dalle proprie ceneri, come una Fenice; un eterno stato influenzale cui opporre un perenne Stato diagnostico-terapeutico. È celebrazione di una perpetua ipocondria.
Alcuni, senza dubbio, sono covidisti per calcolo, come per convenienza furono cristiani alcuni conquistadores o schiavisti, papi e cardinali. Ma il covidista ingenuo si illude, osservando i precetti e partecipando ai Sacramenti vaccinali, di poter salvare l’umanità, o almeno sé stesso, dal peccato e dalla morte.
Politicamente, il covidismo mira a governare l’umanità ricordandole quotidianamente la sua precarietà biologica, sorta di assillante memento mori. Soddisfa così l’oscura voluttà con cui tanti amano la sofferenza e la paura. Il covidista gode delle sue catene, prova una dissimulata libidine nel sottomettersi. Psicologicamente, il covidismo è quindi una nevrosi masochistica. Prospera perché pesca in quella sterminata massa che da sempre ama la servitù volontaria.

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La scuola dei folli

Siamo dentro un incubo: a Fano un ragazzo che si rifiutava di indossare la mascherina, appoggiando questo suo rifiuto sul parere di un costituzionalista, è stato trasportato di peso all’ospedale psichiatrico e vi rimarrà per sette giorni con la complicità di autorità scolastiche vili e vergognose oltre che ignoranti, di sanitari da mandare in galera e di un potere ormai apertamente fascista che agisce in nome di una tutela della salute basata su presupposti inventati. Dalle ricerche sappiamo che semmai dovrebbe essere messo in manicomio chi usa le le mascherine e dietro le sbarre gli speculatori che le fabbricano e le impongono per fare profitto alle spalle della gente spaventata. Ma questo non è solo il risultato di una perversa parabola politica del neoliberismo occidentale di cui siano solo una periferia, dietro questi episodi – spia giocano antiche culture di subalternità che rendono difficile se non impossibile tenere la schiena dritta, anche quando si sa molto bene di essere sottoposti a manipolazioni e mistificazioni. La storia italiana moderna e contemporanea è talmente costellata di esempi di questa mentalità che non si sa bene da dove e da chi cominciare.

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Se questo è un uomo

Ho capito che le vecchiette arzille e vivaci, come la Teresa, che avrebbero tanto da raccontare, che sono i nostri ascendenti, la nostra storia, le nostre tradizioni, e che ci ha fatto divertire una notte con le sue uscite allegre, preferiscono azzopparle con la morfina la sera e la mattina, al punto che il giorno dopo era irriconoscibile.

Circondata da vaccinati, ogni tanto qualche resistente si faceva vivo – riconoscendoti – ma è l’anticamere dell’inferno quello che dal limbo, gli ignavi, lastricano ogni giorno la strada per i gironi della pigrizia, dell’avarizia, della lussuria, del tradimento.

Ero nell’anticamera dell’inferno, un campo di concentramento.

Se questo è un uomo.
Non ho firmato niente. Hanno capito. In fondo erano sollevati quando me ne sono andata firmando, pur con un polmone ammaccato. Il tutto perché non ero in ortopedia e non ero seguita da nessun medico degno di questo nome, per il mio caso, un ortopedico e uno pneumologo che non ho neanche mai visto in una foto, come si dice in francese.

E grazie al mio essere un’ex acrobata ballerina, mi ero prefissata una meta sportiva: di andare a piedi al gabinetto, che vedevo di fronte a me. E così ho fatto la mia ginnastica ogni giorno, senza anti doloriferi, senza anti infiammatori, senza cortisone, senza antibiotici, per guarire meglio e prima. Ogni giorno, un’eternità, fino a quando dopo tre giorni mi sono seduta, mi sono alzata ho fatto il giro del letto, tenendomi, e poi il giorno dopo al bagno. In piedi. Da sola.

Avevo vinto, potevo uscire, potevo svincolarmi dalle grinfie di quei subumani che si sentono così fighi nel lavarti le parti intime con indelicatezza, gente malata nella testa che oramai non ama più il suo lavoro.

C’erano 160 pazienti covid mentre ero li: significano 320000 euro al giorno quasi 10 milioni al mese, eppure io non avevo un letto per ortopedia con tanto di triangolo, avevano ricavato l’OBI da una vecchia dermatologia, piena di spifferi con i letti scomodissimi, perché il reparto OBI era stato convertito in reparto COVID.

Non hanno soldi, capite? Se questo è un uomo.

Dico che sono da denunciare tutti, dal presidente e il direttivo, ai medici, fino giù giù agli infermieri e agli OSS, perché applicano scrupolosamente gli ordini dei nazisti, e non denunciano.

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Il circo della pandemia

Date: 3 Maggio 2021Author: ilsimplicissimus2 Comments

Mi chiedo come qualcuno possa ancora prendere seriamente la commedia pandemica di fronte a queste assurdità  che ne denunciano in maniera inequivocabile la natura mistificatoria. Solo un pazzo potrebbe ancora credere alla buona fede di un simile circo e infatti la tattica dei potenti è proprio quella di istupidire la gente perché non si accorga della loro follia e di rendere folli le persone perché non si rendano conto della propria stupidità .

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Suggestione di massa

Alcuni passaggi teorizzati da Sigmund Freud in “Psicologia delle masse e analisi dell’Io” ci forniscono un formidabile strumento per analizzare alcuni meccanismi mentali che hanno condotto alla paralisi il Paese, nell’insensato tentativo di eradicare del tutto un virus a bassa letalità. Scrive il padre della psicanalisi, prendendo spunto da alcune riflessioni di Gustave Le Bon: “Osservazioni attente sembrano provare che l’individuo immerso per qualche tempo nel mezzo di una massa cada in uno stato particolare, assai simile allo stato di fascinazione dell’ipnotizzato nelle mani dell’ipnotizzatore. La personalità cosciente è svanita, la volontà e il discernimento aboliti. Sentimenti e pensieri vengono orientati nella direzione voluta dall’ipnotizzatore”.

Secondo Freud, l’effetto che la suggestione di massa determina sul singolo è tale da offuscare ogni capacità critica, inducendolo a “orientare i sentimenti e le idee a senso unico, con la tendenza a trasformare immediatamente in atti le idee suggerite da altri. Egli non è più se stesso, ma un automa, incapace di essere guidato dalla propria volontà”. Ora, mi sembra evidente che nella presunta ipnosi di massa che stiamo subendo da oltre un anno, come sempre accade in analoghe situazioni, alcune parole, ripetute come in modo martellante da politici di governo, virologi ed esponenti dell’informazione, risultano del tutto funzionali. Parole in gran parte desunte dal quotidiano bollettino di guerra che scandisce questa infinita emergenza sanitaria. Covid, morti, terapie intensive, ricoveri, contagi, tamponi, mascherine, assembramenti, distanziamento, vaccino e lockdown sono solo alcuni dei termini che evocano la fine dell’umanità nella testa dei più, facendo loro accettare e seguire con diligenza le norme più insensate.

Si tratta di milioni individui che, proprio a causa del sovrastante clima di continuo allarme, hanno dato corpo ad una enorme massa emotiva la quale, avendo abolito ogni capacità critica, si comporta come un gregge terrorizzato dai lupi. In tal senso, a beneficio di chi possiede ancora un barlume di razionalità, ritengo che l’unico antidoto contro questa colossale suggestione di massa sia possibile trovarlo nella attenta lettura dei dati relativi alla pandemia in atto. Cosa, peraltro, che mi sembra che su questo giornale si cerchi di fare sin dall’inizio di questa tragedia sanitaria.

Ebbene, in tema di morti e di mortalità generale, che in verità nel 2020 ha registrato un aumento importante, il 15,6 per cento, ma non catastrofico. Un aumento, occorre sottolineare, che solo in parte è stato attribuito al Covid-19, dal momento che tante altre gravi patologie sono state trascurate nel caos di una epidemia descritta come la peste bubbonica. Quest’anno però, malgrado le centinaia di decessi che ogni giorno vengono divulgati attraverso il citato bollettino, la stessa mortalità generale risulta, almeno nei mesi di gennaio e febbraio, assolutamente in linea con quella del quinquennio 2015/2019. Addirittura nel 2017 si registrarono nello stesso bimestre 134.917 decessi contro i 126.866 del 2021. Dunque è probabile che per molti dei poveretti che ci lasciano, risultati positivi al Sars-Cors-2, la causa primaria del decesso vada ricercata altrove.

A conferma di ciò mi sembra illuminante la risposta che l’ex capo del Comitato tecnico/scientifico, Agostino Miozzo, dette tempo fa su Rai Tre a Lucia Annunziata, la quale chiedeva lumi circa il record di morti registrato in Italia: “Noi siamo rigorosi nel denunciare tutti coloro che muoiono con il Covid e li categorizziamo morti da Covid, per Covid. Comunque, tutti Covid positivi”. Ergo, dal momento che il virus si è oramai diffuso in ogni angolo d’Italia, tant’è che l’Oms stima il numero effettivo dei contagiati fino a 20 volte superiore a quello ufficiale, il numero dei decessi attribuiti giornalmente al Covid-19 appare sempre meno attendibile. Un simile ragionamento dovrebbe valere per chi rischia sul serio di finire in terapia intensiva o peggio, ovvero gli anziani e i portatori di gravi e gravissime patologie. Infatti, al 30 marzo 2021 risultano 106.789 pazienti deceduti Sars-Cov-2 positivi. Di questi 1.188 sotto i 50 anni (l’1,1 per cento) e addirittura 282 con meno di 40 anni (lo 0,26 per cento), in maggioranza affetti di gravi e gravissime patologie pregresse.

Adesso, tutto questo ci deve spingere verso la palude del negazionismo preconcetto? Niente affatto. Da tali, semplici valutazioni dei numeri della pandemia, che chiunque in possesso di un collegamento internet è in grado di estrapolare, è possibile uscire dal vortice emozionale di una suggestione collettiva che impedisce ai più di farsi una idea più equilibrata di questa brutta malattia. Una idea la quale, se dovesse prendere piede, potrebbe spingere le autorità preposte a prendere misure assai più ragionevoli, sul modello della Svezia e di altri Stati aperturisti. Perché, e qui concludo, continuando a paralizzare il sistema con le attuali regole, il Paese non riuscirà più ad estrarre le risorse necessarie per occuparsi di chi soffre o soffrirà in futuro di altre serie malattie, anche peggiori del Covid-19.

Claudio Romiti in http://www.opinione.it/editorial

Giovanni Gentile

Gentile non aveva nulla da guadagnare nell’esporsi con l’ultimo fascismo di Salò, da cui era rimasto fino allora appartato: aveva tanti contro, non aveva mai amato l’alleanza con Hitler, detestava il razzismo; ma per coerenza e carattere non si tirò indietro, come scriverà in Genesi e struttura della società (un libro che ripubblicai con Vallecchi, ora uscito da Oaks a cura di Gennaro Sangiuliano). Si espose, accettò di presiedere l’Accademia e fu ucciso. Era stato fascista e mussoliniano, aveva avuto onori e onorari dal regime, e grande potere; ma era stato anche attaccato da molti fascisti e intellettuali, fu emarginato dal regime dopo i Patti Lateranensi.

Per Gentile il fascismo passa ma l’Italia resta, lo Stato viene prima del Partito e la Nazione prima del regime. Aveva difeso e riformato la scuola e l’università italiana, la Normale di Pisa, aveva fondato l’Istituto di studi orientali, l’Ismeo, aveva creato quel monumento alla cultura che è l’Istituto dell’Enciclopedia, la Treccani. E aveva difeso tanti intellettuali antifascisti, dissidenti ed ebrei, ne aveva portati ben 85 – contarono i suoi detrattori in camicia nera – a collaborare all’Enciclopedia; protesse antifascisti militanti come Piero Gobetti che pure lo aveva attaccato e giovani docenti oscillanti tra l’ossequio al fascismo e il larvato antifascismo, come Norberto Bobbio.

L’uccisione di Gentile fu un parricidio culturale e insieme un avvertimento e un esempio, da seguire seppure in forme incruente in tempo di pace: eliminare chi dissente, cancellare i non allineati; morte civile e infamia. I meriti, i valori, le verità non contano se sei dalla parte sbagliata. Cominciò così l’egemonia culturale…

MV, La Verità 15 aprile 2021