Consenso informato

Scrive Carbone: “Quanto è democratica la conoscenza, se solo a partire da un certo censo ci si può permettere di essere realmente aggiornati? In questo mare magnum quali sono i criteri in base ai quali selezionare le fonti attendibili? o almeno plausibili?”  Si tratta di temi che riguardano i massimi sistemi e che non possono essere affrontati in poche parole, ma per tornare al tema specifico tutto questo ci dice  che gli stessi specialisti rischiano di non essere abbastanza informati, soprattutto quando ci si trova di fronte a fatti nuovi tutti da affrontare e determinare. E tuttavia vediamo quanti “esperti” parlano dei nuovi vaccini ( ma spesso anche dei vecchi) senza saperne assolutamente nulla, fidandosi ciecamente dei dati forniti dai produttori stessi e  in questo caso per giunta di dati estremamente sommari che dovranno essere integrati da anni di pratica con l’umanità intera quale cavia e ben sapendo che gli esperimenti di controllo dipendono in gran parte dai denari stessi di Big Pharma

54° rapporto Censis

Si pensi solo che per un concetto illusorio, aleatorio e astratto come la “sicurezza” gli italiani sono pronti per il 39% a limitare il diritto di sciopero, tanto faticosamente conquistato dalle generazioni precedente dopo lotte aspre. E non solo lo sciopero: anche le libertà di opinione e di associazione. Oltre il 77% sono favorevoli a più restrizioni (a parole), salvo poi lamentarsi in privato e a calpestarle: segno di schizofrenia e non indice di salute. Per 3 su 10 chi non ha rispettato le regole non deve essere curato. Il 43,5% -una cifra sorprendente- chiede la pena di morte nell’ordinamento giuridico. E ancora: solo il 13% pensa sia buona cosa tentare un lavoro autonomo imprenditoriale; il 54% e il 29% rispettivamente della piccola -media e grande impresa teme per il proprio lavoro, il 77% di autonomi e partite iva ha guadagnato molto meno rispetto al 2019; solo il 20% scarso pensa che “andrà tutto bene”, per l’ 80% andrà tutto male con varie gradazioni di pessimismo e il futuro fa paura. Non parliamo delle cifre sulla didattica a distanza, un flop assoluto che ha aumentato solo il divario tra gli studenti e non ha fatto imparare un bel nulla.

Effetti indesiderati

Ormai chiunque critica le misure prese dal governo viene sbrigativamenre definito negazionista, in realtà succede che questa attenzione esclusiva per il Covid porta a trascurare le altre patologie (tumori, malattie cardiache) che rimangono le cause più frequenti di morte; addirittura leggevo di statistiche in cui medici si lamentavano della aumentata frequenza di morti peri-natali, quelle del primo anno di vita, dovute alla difficoltà dei controlli periodici delle gravidanze durante il lockdown.

Ripensare la società

L’antropologo scozzese John Fergusson McLennan (Primitive marriage, 1865) ipotizzava l’esistenza di società antiche poliandriche. L’impossibilità di determinare il padre del bambino portò al calcolo delle generazioni con una discendenza matrilineare[1].

Una linea materna è una linea di discendenza da una donna a un soggetto (di entrambi i sessi) nel quale gli individui delle generazioni intermedie sono tutti femminili. In un sistema di discendenza matrilineare (= discendenza uterina), una persona è considerata appartenere allo stesso gruppo di progenie della propria madre. Questo in contrasto con il percorso più comune della discendenza patrilineare.[2]

Gli antenati uterini di un singolo sono gli avi di sesso femminile di quella persona, ovvero una matrilinea che va dall’antenato femmina fino all’individuo.

Sull’eredità per relazione di parentela matrilineare (= parentela uterina), si applica la successione matrilineare.[3]

In alcune culture, l’appartenenza a un gruppo viene trasmessa matrilinearmente. Ad esempio, la legge ebraica sostiene che un singolo sia ebreo se la propria madre (e non il padre) è giudea.
La cosa era probabilmente vera anche nella società araba islamica premoderna e ciò sarebbe attestato dalla tutela del bimbo orfano assunta dallo zio materno ( khāl ) e non già da quello paterno ( ʿamm ).[4]

Altri esempi di cultura matrilineare sono: le mitologiche Amazzoni, i Minangkabau di Sumatra Occidentale, i Nair del Kerala (India), i Balobedu (Sudafrica) con le regine della pioggia. Dieci sovrane si avvicendarono sul trono dell’antico regno di Matamba (Angola) dal XV secolo al 1771, tra cui la regina Nzinga (1631-1663) che regnò anche in Ndongo.[5]

Il fatto che il DNA mitocondriale venga ereditato per via materna, infine, permette di individuare le linee matrilineari degli individui attraverso l’analisi genetica.[6]

https://it.wikipedia.org/wiki/Matrilinearit%C3%A0

Senza sanità

Pubblichiamo il testo del discorso che il Dottor Stefano Manera ha tenuto in piazza Cavour a Rimini lo scorso sabato 24 ottobre durante la manifestazione ‘Riprendiamoci la Costituzione’ organizzata dal Comitato ‘Romagna per la Costituzione’, una manifestazione molto partecipata, nonostante la pioggia e il freddo e nonostante le polemiche che hanno preceduto l’evento.

“Oggi credete forse che, vista l’esperienza maturata, le cose siano diverse?

NO, oggi il numero dei medici è esattamente lo stesso di marzo e il rischio che si possa nuovamente vivere la stessa esperienza è molto serio e verosimile.

Non possiamo più permettere che la nostra credibilità (e mi riferisco ai miei colleghi medici) sia minata dall’insipienza di una politica immobile e sorda ai bisogni dei suoi cittadini.

I cittadini chiedono da sempre la presenza dei medici nel territorio. Ma i medici sul territorio non ci sono, ce ne sono pochissimi.

Noi stessi chiediamo che a fronte di test diagnostici che siano realmente affidabili e specifici (se esistenti) si ponga fine a un clima di inutile e pericoloso terrore che porta orde di persone terrorizzate ad affollare i pronto soccorsi bloccandoli. Spesso e volentieri persone che non hanno neanche sintomi, ma che hanno semplicemente paura.

Chiediamo da molti mesi che i numeri siano dati in maniera razionale e circostanziata e non bollettini di guerra. Chiediamo che i pazienti possano essere curati a casa adeguatamente fornendo linee guida e direttive da parte delle istituzioni, perché la maggior parte dei pazienti POSSONO essere curati a casa e la maggior parte dei pazienti GUARISCONO!

Non possiamo più permettere che il rapporto tra medico e paziente, l’alleanza tra medico e paziente, sia distrutta per volgari interessi economici.

Per la cupidigia e l’inettitudine di alcuni.

Per favorire i grandi gruppi privati o le potenti aziende farmaceutiche.

Rispettare l’articolo 32 della Costituzione significa anche tornare a un rapporto di piena fiducia tra paziente e medico e questo non potrà più essere possibile se ai medici verrà negata la loro libertà di espressione attraverso la minaccia di ritorsioni e procedimenti disciplinari continui.

Noi chiediamo con forza di poter esprimere le nostre opinioni e i nostri dubbi perché solo un pensiero critico può generare conoscenza. E non il dogmatismo scientifico.

In un momento così drammatico per l’Italia, con l’incubo di un nuovo lockdown che incombe ancora una volta su tutti noi, noi medici vorremmo poter dire a tutti i cittadini di non aver paura, che ce la faremo tutti insieme e uniti, che oggi conosciamo meglio la malattia e le cure, vorremmo dire di fidarsi di noi e che faremo di tutto per curarvi nel miglior modo possibile, nonostante, ancora una volta, saremo mandati al fronte a combattere con le scarpe di cartone”.

FONTE YOUTUBE (In diretta da Rimini – Riprendiamoci la Costituzione): https://www.youtube.com/watch?v=QEk2vmmbD9I&t=3683

Senza scuola

Qui si vede benissimo che il virus è un pretesto; qualunque flebile scusa sanitaria è buona per interrompere il processo di educazione, la crescita del sapere, il gusto della cultura, della ricerca – in una parola, della civiltà. Questa deprivazione è volontaria, programmatica e deliberata. L’Italia ha già il maggior numero in Europa di giovani che né studiano né lavorano. Adesso si sta deliberatamente costruendo una generazione di rozzi ignoranti, inoccupabili, analfabeti, “bocche inutili” che camperanno a margini della società come parassiti, senza dignità, e in attesa di estinzione.

Il fatto che questa dittatura assassina spogliatrice di sanità e educazione goda del più massiccio consenso; che questi crimini contro l’umanità vengano commessi impunemente perché in nome della “scienza” da tele-dibattito; e che le masse credano a schiacciante maggioranza alla pericolosità del virus e alla sua cura attraverso mascherine e coprifuoco imposti, evoca un termine che ci è già capitato di usare: Oscurantismo. L’oscurantismo di neo-primitivi che si credono invece moderni e soggiacciono al più assurdo e ridicolo principio d’autorità: le tv e i tele giornalisti e i loro “ospiti in studio”

“I cittadini, invece di protestare con forza contro la soppressione della libertà, sono apparsi del tutto allineati, anzi desiderosi di essere governati proprio in quel modo, lasciandosi trasformare da cittadini in sudditi”, scrive Aldo Maria Valli (Virus e il Leviatano, 11 euro, Liberi Libri). Egli vede risorgere il Leviatano di Hobbes: i cittadini si mettono nelle mani dello stato autoritario, cedendo libertà per quella sicurezza che da soli non sono in grado di darsi”. Tutto vero, salvo che il Leviatano di Hobbes davvero garantiva il livello di sicurezza promesso. Questo ridicolo Leviatano è malevolo, e toglie e depriva lo stato assistenziale , smantella ogni sicurezza sociale, abbandona alla durezza del vivere i covidioti che lo acclamano.

Idiocrazia

1) Idiocrazia.
La rinuncia definitiva degli Stati democratici al tentativo di portare il popolo sovrano all’altezza dei problemi del proprio tempo sta al primo posto.
Siccome per affrontare una questione del genere bisognerebbe impiegare vaste risorse, economiche e di ingegno, per implementare un sistema di educazione pubblica permanente, la soluzione economicamente ottimizzante è stata invece dichiarare che il popolo non aveva bisogno di nessuna educazione, e che chi dice il contrario è uno sciagurato paternalista antidemocratico.
Come ovvio e necessario risultato la ‘semplificazione per venire incontro al popolo’ non ha nessun pavimento, nessun livello terminale, e procede fino alla totale abolizione di ogni contenuto.
2) Mediocrazia.
In secondo luogo, – dipendente dal primo – il peso crescente delle attività propagandistiche basate sull’immagine, che hanno il vantaggio dell’immediatezza comunicativa, dell’estensione numerica massiva e di non richiedere come controparte soggetti capaci di leggere, scrivere e far di conto.
Si tratta di un sistema che quando funziona al meglio delle proprie capacità seleziona guitti dalla battuta pronta. (Ma raramente funziona al meglio, perché anche per riconoscere un buon attore ci vuole uno spettatore decente.)
3) Plutocrazia.
In terzo luogo, – dipendente dal secondo – la necessità, per competere nella contesa pubblicitaria e mediatica, di poter contare su poderosi finanziamenti. Ciò garantisce che chiunque si presenti a competere sia necessariamente lì in prioritaria rappresentanza di potenti interessi economici (personali e/o di lobby).
L’insieme di queste tre principali condizioni garantiscono con matematica certezza che la democrazia contemporanea si spenga ignominiosamente, ridotta in definitiva ad una contesa rabbiosa e caotica tra una moltitudine di gruppi di pressione economici. Un passo indietro rispetto alle più ottuse oligarchie.
Andrea Zhok

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/missione-compiuta

Fuori legge Spinoza

DIstrazione

. Il potere disciplinare svelato da Michel Foucault si concretizza nell’intuizione di Gilles Deleuze sull’uomo condotto dalle varie oligarchie neocapitaliste, alleate nel progetto di dominio a una nuova soggettività di gregge legata al desiderio, alla compulsione, al primato dell’impulso, da cui deve essere espunta la dimensione riflessiva, critica, etica e spirituale. Viviamo in un regime post democratico e post liberale, in cui il prefisso post definisce una condizione mobile, non ancora ricondotta al nuovo paradigma, a metà del guado, scissa tra ieri e domani, dominata dal Grande Adesso. Il risultato voluto è quello di un gregge meno numeroso (denatalità, omosessualità, svalutazione della paternità e della maternità, egoismo, soggettivismo, dipendenze, abortismo, eutanasia) unificato nel consumatore globale a taglia unica, pensiero unico, sesso unico.

Fa sorridere il passo di Shakespeare in cui il bardo fa dire a un personaggio del Giulio Cesare che il re sa tutto, conosce tutto, con mezzi che nemmeno si possono immaginare. Appare superata anche la riflessione di Spinoza. “ se fosse tanto facile comandare sulle menti come sulle lingue, l’impresa di governare gli uomini sarebbe molto più semplice poiché tutti vivrebbero secondo la volontà di coloro che comandano e giudicherebbero il vero e il falso, il bene e il male, il giusto e l’ingiusto, esclusivamente in base ai loro mandati” Ognuno, invece, aggiungeva Spinoza, crede di possedere sufficiente capacità di giudizio per valutare le cose da sé, di modo che “esiste tanta differenza tra le teste come tra le bocche “. Generose anticaglie, temiamo.

Poco consola il testo costituzionale in cui, all’articolo 21, si afferma che “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.”  Le leggi son, ma chi pon mano ad esse? Si chiedeva Dante nel canto XVI del Purgatorio. La pretesa del legislatore di trasformare in delitti certe opinioni e i pensieri che le generano dovrebbe trovare il suo limite nei diritti fondamentali di coscienza. Non è più così, segno tangibile che siamo transitati nell’epoca post liberale e post democratica. Credenza ingenua la convinzione che certi diritti di libertà fossero blindati, fossero, per così dire, per sempre. Nel 1670 Spinoza scriveva che in uno Stato libero “è contrario alla libertà di tutti impadronirsi del libero giudizio di chicchessia, costringendolo in qualsiasi forma.” E’ l’inizio del Trattato Teologico Politico, il cui obiettivo era dimostrare che “in uno Stato libero è permesso che ciascuno pensi ciò che vuole e dica quello che pensa”, come si legge nel capitolo conclusivo.

La democrazia dei pensieri illeciti

 

Valutazione scolastica: la teoria

Si fa qui riferimento soprattutto a un archivio nazionale, al momento inesistente,disponibile per chiunque avesse interesse a consultarlo, contenente informazionisui risultati scolastici in termini di conoscenze e abilità apprese e sui percorsi, me-todologie e organizzazione che li hanno prodotti. La disponibilità di un tale archivioconsentirebbe inoltre di confrontare i dati di una classe con quelli di gruppi più al-largati appartenenti alla stessa popolazione studentesca. È la dimensione collettivasu ampia scala, infatti, che permette di identificare le incoerenze e la praticabilitàdei progetti curricolari, e di aggiustare, per esempio, gli stessi programmi scolastici al fine di renderli più adeguati all’età e ai saperi degli studenti. Ciò presuppone però la disponibilità di “banche dati” relative a prove, a esiti formativiche non siano direttamente legati a specifici itinerari didattici ma che tuttavia potrebbero costituire un valido parametro di riferimento per i docenti, utile anche pe riflettere sull’andamento degli effetti degli itinerari realizzati. La documentazionecostituisce anche un elemento che accresce la trasparenza verso l’esterno della qua-lità della scuola e del progetto educativo del circolo/istituto, e consente ai cittadinila possibilità di fornire un valido apporto per un miglioramento degli interventi formativi.
La valutazione in dieci fotogrammi
(Giovannini, M. L.,)
Note
1. M. Pellerey,
La valutazione diagnostica dei processi cognitivi e metacognitivi,
inAA.VV.,
La valutazione nella scuola media
 , «Studi e Documenti degliAnnali della Pubblica Istruzione», 1993, pp. 278-294.2. A. Hargreaves, M. Fullan,
Understanding Teacher Development,
Teachers Col-lege Press, 1991.3. L.S. Vygotskij,
Storia dello sviluppo delle funzioni psichiche superiori e altriscritti,
tr. it., Firenze, Giunti-Barbera, 1974, e anche dello stesso autore
Pensieroe linguaggio,
a cura di L. Mecacci, Bari, Laterza, 1990.4. B. Vertecchi,
Decisione didattica e valutazione,
Firenze, La Nuova Italia, 1993, p.88.5. Al fine di evitare la sovrapposizione delle operazioni della misurazionecon quelle della valutazione vera e propria, Gattullo ha proposto di utilizzareil termine
controllo
quale complesso delle operazioni; cfr. in particolare M.Gattullo,
Didattica e Docimologia. Misurazione e valutazione nella scuola,
Roma,Armando, 1967.
in  Un po’ di storia della valutazione scolastica:a cura di Guido Benvenuto e Andrea Giacomantonio, p.39

Competenza senza conoscenza

 La conoscenza ridotta a “merce” subisce gli effetti delle regole del mercato che hanno obiettivi diversi da quelli dell’istruzione, della formazione e dell’inclusione, in quanto mirano a soddisfare consumatori e a rispondere a esigenze sempre nuove. In tal senso troviamo una sorta di corrispondenza tra la mutevolezza dei contesti sociali, culturali, produttivi e il dissolversi della realtà:  qualcuno ha chiamato tutto questo “diffusione capitalistica dell’astratto” che  favorisce una certa relativizzazione dell’idea di utilità e  crea un generale senso di incertezza. Lo spettro dell’inutilità sembra colonizzare e logorare dall’interno le nuove realtà sociali, culturali ed economiche, favorendo per un verso una forma di acquisizione acritica delle conoscenze e, per l’altro, l’affermazione di una pervasiva cultura della frammentarietà che impedisce di mettere assieme i pezzi e di percepire  e concepire i problemi globali. Questo per parlare  dell’ossessiva “proprietarizzazione” delle conoscenze.

Bene a questo punto possiamo tirare le conseguenze del fallimento di un ‘idea: non siamo mai stati così lontani da una società della conoscenza e così palpabilmente alienati. siamo in realtà in una società della manipolazione dove chi possiede gli strumenti dell’egemonia culturale e della comunicazione  può far credere qualsiasi cosa, anche quella più lontana dalla realtà, certe volte in maniera così palese che ci si può davvero chiedere come si possa cascare in racconti che solo trent’anni fa sarebbero stati improponibili e immediatamente smascherate: da pandemie puramente narrative, agli “avvelenamenti” di Putin una commedia talmente assurda e bislacca che suona come un’offesa all’intelligenza , alle bugie dette per scatenare guerre, o per ciò che ci riguarda molto da vicino l’esistenza di una solidarietà europea sbandierata in ogni sede pur in presenza di cifre e di accordi che dicono tutto il contrario.

estratto da https://ilsimplicissimus2.com/2020/09/06/uomini-senza-mondo/