Capitalismo

Parlai a lungo, molti anni fa, con un nero musulmano centellinando whisky. Aveva una laurea in economia e parlava quattro lingue, una formazione molto utile per fare il guardiano di capre. Domanda: come vivevi in Senegal?

Risposta: Bene, la mia famiglia era composta da padre, madre, io e mia sorella. Avevamo una coltivazione d’arachidi. La mente fugge: subito immagina una capanna dello zio Tom, canti tribali, lunghe file di zappe che sventagliano l’aria.

Ma le sue parole incalzano e distruggono le tue immagini mentali: avevamo due trattori, un Fiat ed un Renault, io e mia sorella aiutavamo nei campi e, nel mentre, studiavamo all’Università. Tutto andava bene, fino a quando ad un presidente USA (dedito anch’egli alle noccioline per fare olio e derivati vari – Jimmy Carter) non venne in mente che coltivare in Africa era “risparmioso” per la sua azienda, così non doveva più pagare operai americani. E l’appetito vien mangiando. Ogni anno che passava, il prezzo delle arachidi diminuiva, fin quando non rese più nulla, ci pagavi a malapena il gasolio.

Venni in Europa a cercare lavoro, forte della mia laurea, della mia cultura e delle lingue parlate correntemente…scusami…adesso devo andare, devo mungere e poi ricoverare le capre, e sono stato fortunato. Ho una stanza per dormire, un gabinetto ed un padrone che non fa storie: basta che tutto vada bene e che il guadagno, per lui, non cambi. A me, le briciole: però con quelle briciole riesco a campare, mica come gli schiavi dei campi di pomodori.

Carlo Bertani

estratto da: http://carlobertani.blogspot.com/2015/06/addestrare-alla-precarieta.html